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“Garanzie e dignità”: la protesta dalle impalcature in via Camozzi

Protesta dei lavoratori del magazzino Kamila di Brignano nel primo pomeriggio di venerdì 5 febbraio a Bergamo: alcuni di loro si sono arrampicati sulle impalcature di palazzo Rinaldi, chiedendo di essere ricevuti dal prefetto.

Continua la protesta dei lavoratori del magazzino Kamila, gruppo Italtrans, di Brignano che si occupano della movimentazione delle merci del supermercato Tigross del gruppo Agorà: il 7 gennaio avevano incontrato il vice prefetto, chiedendo garanzie per il proprio posto di lavoro, e venerdì 5 febbraio avrebbero voluto avere un dialogo con il prefetto Francesca Ferrandino.

Data l’impossibilità di veder soddisfatta questa richiesta, alcuni lavoratori si sono arrampicati per protesta sulle impalcature di palazzo Rinaldi in via Camozzi a Bergamo, esponendo anche lo striscione “Prefetto vergogna”.

A Brignano la situazione si è fatta tesa negli ultimi mesi dello scorso anno, prima con la cessione del ramo d’azienda a Kamila e poi con alcuni infortuni all’interno del capannone che avevano fatto suonare l’allarme anche dal punto di vista della sicurezza: lo Slai Cobas, che sostiene la battaglia dei lavoratori, il 14 gennaio ha denunciato anche un atto intimidatorio nei confronti di un responsabile, con della benzina che sarebbe stata gettata sul cancello della sua abitazione.

“Grazie al sistema del subappalto a consorzi e a cooperative di facchinaggio, le grandi catene di supermercati realizzano guadagni milionari sulla loro pelle – si legge in una nota dello Slai Cobas – È contro questo sistema schiavistico che da mesi lottano i lavoratori del magazzino Kamila (Italtrans) di Brignano, dove si movimentano le merci che trovate ogni giorno sugli scaffali del supermercato Tigross del gruppo Agorà. Un lavoro che non ha orari e dove ci si rompe la schiena spostando migliaia di colli ogni giorno a cottimo. Col sindacato Slai Cobas chiedono la garanzia del posto di lavoro ma anche che venga rispettata la loro dignità. Con un lavoro senza condizioni e ritmi bestiali, in cui i diritti non vengano calpestati ogni giorno con discriminazioni, intimidazioni e licenziamenti che colpiscono, guarda caso, proprio gli iscritti del sindacato”.

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