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Ubi, il Patto dei Mille che lancia l’appello a Brescia e punta al vertice

Il Patto dei Mille raggruppa i nomi importanti dell'imprenditoria bergamasca. Ma non si deve pensare ad una sfida a Brescia, l'altra anima di Ubi Banca, ma ad un appello per poi creare insieme un'alleanza che sostenga la lista istituzionale per il rinnovo dei vertici della banca.

La trasformazione di Ubi da Società Cooperativa a Società per Azioni chiede di pensare alla banca con un’altra visione. Conta chi pesa. E il peso sono le azioni.

Il presidente del Consiglio di Sorveglianza Andrea Moltrasio alcuni mesi fa aveva lanciato l’appello ai bergamaschi di acquistare azioni per poter contare dentro la banca che ha il cuore e la sede a Bergamo.

Alcuni hanno risposto. Alberto Bombassei, il patron di Brembo, ne è la prova.

La nascita di un patto tutto bergamasco con a capo lo storico presidente di Ubi, Emilio Zanetti (anni 84) potrebbe lasciare intendere che le due anime, quella bergamasca e quella bresciana, che hanno dato vita a Ubi Banca siano ancora divise dal fiume Oglio. Quasi a dire che gli abbracci e i sorrisi tra Zanetti e Faissola prima, e Moltrasio e Polotti ora, siano solamente di circostanza.

Ma sarebbe una lettura superficiale che non risponde al vero.

Il Patto dei Mille sembra abbia un obiettivo preciso: è un appello ai cugini bresciani perché anch’essi si contino e facciano gruppo.

Tutti insieme i 65 del Patto dei Mille costituiscono il 2,27% (con 20.500.412 azioni ordinarie) del capitale sociale di Ubi Banca collocandosi al quarto posto nella compagine sociale dietro i fondo Silchester International (che detiene il 5,123%), il fondo BlackRock (5,022%) e alla Fondazione della Cassa di risparmio di Cuneo (2,278%) (Fonte Consob al 6 novembre 2015).

Per guidare uno dei primi gruppi bancari italiani il 2,27% è poco, Bergamo non può farlo da sola e per questo chiede a Brescia di costituire un patto simile a quello dei Mille per poi unirsi, aggregarsi.

Sfilando la lista dei 65 soggetti che hanno costituito il Patto dei Mille si leggono i più bei nomi dell’imprenditoria bergamasca: Andreoletti, Barcella, Bosatelli, Martinelli, Percassi, Perolari, Pesenti, Radici, Sestini, Zanetti (rigorosamente in ordine alfabetico). A questi si aggiungono Confindustria Bergamo, Varese e Pavia.

Segno che Bergamo punta ad mantenere un ruolo di primo piano in Ubi con una futura alleanza con i bresciani.

Emerge anche un altro aspetto che non va sottovalutato e che bisogna leggere tra le righe, il Patto dei Mille sosterebbe di fatto la lista istituzionale che sarà chiamata al rinnovo dei vertici. La garanzia è in quel cognome che guida il gruppo: Emilio Zanetti.

Commenti

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  1. Scritto da roberto_trussardi

    Molti dei 1000 l’hanno affossata, ora si propongono come salvatori della patria. A 84 anni non sarebbe il caso di pensare ad altro?

  2. Scritto da techetatachet

    fa sorridere che proprio chi ha s-venduto la Popolare Bergamo ai bresciani oggi vada ad elemosinar il loro appoggio….