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Due figurine e tanti volti sconosciuti: il mercato dell’Atalanta si chiude con troppi interrogativi

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Ma che Atalanta sarà, quella che riparte dopo il calciomercato di gennaio?

E’ un po’ come essere al cinema, andare alla toilette dopo un primo tempo emozionante, a tratti appassionante e condito da effetti speciali e poi rientrare e… vedere un altro film. Perché il regista è lo stesso (Reja e ci mancherebbe che fosse un altro) ma gli interpreti sono cambiati e probabilmente anche nella trama ci sarà una svolta. Vedremo quale e come, anche se i soliti bene informati assicurano che ci sarà il lieto fine, verso il sesto anno consecutivo in serie A, come quando l’Atalanta viaggiava nelle coppe europee, nella prima metà degli anni Novanta.

Poi, se proprio vogliamo fare gli spiritosi, un mercato che inizia con Diamanti e finisce con Asmah (mi raccomando, l’accento non sulla prima a) può lasciare perplessi. O meglio, ti dà l’impressione di essere un po’ in affanno. Però, sinceramente: Djimsiti, Freuler, Gakpé e lo stesso Asmah sono sconosciuti e nemmeno tanto illustri. E tutti speriamo vivamente che dal cilindro di Sartori spunti un altro de Roon: nessuno avrebbe scommesso sull’ex capitano dell’Heerenveen di Van Basten, eppure l’olandesino cavallo di Frisia si è rivelato ottimo difensore e anche assaltatore. Un maratoneta che fa impazzire il contachilometri: state sicuri che quando escono le statistiche sui metri quadrati coperti e percorsi in campo, lui è sempre in testa. Arriva ovunque, tanto da far venire in mente le cavalcate del grande Glenn Stromberg.

Serge Gakpé

Comunque, tornando al mercato di gennaio. Il famoso “celo” l’avete detto solo quando è comparso Diamanti e poi Borriello. Bene, benissimo. Purchè i nostri nuovi eroi nerazzurri non restino delle belle figurine: non è solo la maglia sudata che vorremmo vedere, ma anche un contributo concreto alla squadra, in quell’orchestra nerazzurra che fino all’inizio di dicembre, cioè all’ultima vittoria sin qui pervenuta (3-0 col Palermo), si era concessa davvero poche stecche. Certo, i nuovi sono appena arrivati, lasciamo che si inseriscano (gli sconosciuti) e che gli altri rimettano benzina nel motore, se le gambe ancora girano e possono funzionare come ai bei tempi (Diamanti e Borriello).

Tempo al tempo, va bene. Aspetteremo con fiducia, anche se non sarà facile azzeccare un’altra scommessa come de Roon.

Ma la classifica dà serenità, l’anno scorso in 22 giornate la squadra aveva conquistato 23 punti, quattro più della terzultima (Cagliari) poi retrocessa. Quest’anno il distacco dalla zona salvezza è raddoppiato e possiamo stare sereni (si dice così, no?), senza però dormirci sopra.

Papu Gomez

Però è un’altra Atalanta. Prima ballava il tango, ora è rimasto solo il Papu Gomez e meno male che almeno fino a giugno Leo Rodriguez (più brillante come procuratore che come giocatore) ce lo lascia.

Per trovare uno straniero capace di segnare nell’Atalanta tanti gol quasi come Denis bisogna andare indietro di sessant’anni, al danese Paul Rasmussen. L’ultimo Tanque era un po’ malinconico, ma è normale a quasi 35 anni perdere l’attimo sotto rete. Ma con German e con lo stesso Maxi se ne va un pezzo di Atalanta, quattro anni e mezzo in cui sembrava di essere tornati ai tempi di Evair e Caniggia. Sarà che Bergamo ha sempre avuto un feeling speciale con i sudamericani, basti ricordare un fuoriclasse come Maschio. Sempre un bel mix con gli scandinavi, svedesi, danesi, per aggiornarci ora con l’olandese de Roon.

Ma il mercato di gennaio fa parlare anche (più che per le altre uscite, Suagher e Boakye) per la partenza del gioiellino Alberto Grassi. Che brucia le tappe prima, conquistando da debuttante ventenne in A subito un posto nell’undici di Reja e poi, quando ci stavamo abituando alla grande bellezza di questo centrocampo così sbarazzino e sfrontato… ciao ciao Grassi e la meglio gioventù nerazzurra. Impossibile dire no al Napoli.

Luca Cigarini

Resta Cigarini, che sembrava nel mirino della Fiorentina e sta ricarburando per riprendere qui le redini del centrocampo, mentre ormai ha le valige in mano Estigarribia. Rimane alla fine anche Stendardo, chissà con quale e quanto spazio.

Al Nuovo Cinema Reja sarà un’altra storia, ma cara Atalanta… facci divertire ancora un po’.

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