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“Malevic? Un successo, ma è ora di stringere i tempi sul futuro della Gamec”

Alberto Barcella, presidente della Gamec, dopo il successo per la mostra di Malevic illustra il vasto programma per il 2016 e si augura che presto Bergamo decida sui futuri spazi per la Galleria d'Arte moderna e contemporanea.

Ci sono persone che per il proprio aplomb trasmettono sicurezza, certezza, affidabilità. Alberto Barcella, classe 1955, industriale e più volte ai vertici di Confindustria è una di queste. Da pochi anni ricopre la carica di presidente della Gamec, la Galleria d’arte moderna e contemporanea di Bergamo, in via San Tomaso in quella piazza-cortile sulla quale si affaccia anche la prestigiosa e storica Accademia Carrara.

“Quando mi hanno proposto questo incarico ho accettato molto volentieri – confida mentre si mette comodo sulla poltroncina della redazione di Bergamonews –. Ho sempre avuto un certo interesse per l’arte moderna e contemporanea, anche se quest’ultima è più difficile e complessa. Gamec poi ha un’attività interessante, gode di una reputazione internazionale molto alta per tutta una serie di iniziative, è molto conosciuta, apprezzata e considerata”.
Il capitano d’industria con la passione per l’arte non è il ruolo in cui si può incasellare Barcella. Troppo scontato. Mentre parla della “sua” Gamec comprendi che ha sott’occhio come uno schema preciso, quasi una tabella periodica degli elementi chimici, e un calibro preciso per ogni evento che si appresta ad ospitare e a promuovere la Galleria d’arte moderna e contemporanea di Bergamo.
“In fondo la Gamec ha sempre cercato, anche nelle sue origini all’inizio del 2000, un giusto equilibrio tra arte moderna, contemporanea e gli artisti bergamaschi. È nella sua mission” prosegue “quando il Comune di Bergamo e Tenaris Dalmine diedero vita a questo ente che unisce la massima carica amministrativa della città e i privati, tra questi c’è la Banca Popolare di Bergamo, Bonaldi Motori e altri ancora. Sia chiaro: la Gamec non vuole essere solamente un museo con delle collezioni che caratterizzano sempre di più la sua storia, ma punta ad iniziative didattiche e divulgative per avvicinare sempre di più i cittadini all’arte in tutte le sue forme”.
Un compito difficile, non crede?
“Forse, ma altrettanto affascinante come tutte le sfide. Penso alla quarta edizione degli incontri sull’architettura che, dopo il successo dello scorso anno sull’architettura religiosa, quest’anno si concentrerà sui luoghi riservati alla comunità come le scuole, gli ospedali, i penitenziari. Penso alla serie di lezioni di fotografia, in collaborazione con la Scuola di belle arti della Carrara, con alcuni dei più grandi fotografi italiani”.
Insomma ha in testa una Gamec spalancata sull’arte.
“La Gamec deve essere eclettica, non deve solamente contemplare l’arte visiva, ma deve aprirsi a tutte le forme d’arte. Anche alla musica. Infatti, in occasione di Bergamo Jazz ospiteremo un concerto all’interno della galleria”.
Partiamo però da un successo di pubblico e di critica: la mostra che si è appena conclusa di Malevic.
“Sì, è stata una mostra che ci ha dato molte soddisfazioni, non solo un successo di pubblico con oltre 45mila visitatori, ma anche di critica. Le più importanti testate nazionali e qualificate ci hanno riservato pagine di elogi. È stata una bella mostra antologica che ha ripercorso tutta la parabola artistica di un grande del Novecento come Malevic. Un’operazione che è stata possibile per una serie felice di coincidenze, prima fra tutte quella di avere un unico prestatore, ossia il museo di San Pietroburgo, che ci ha permesso di ridurre i costi per i trasporti e le assicurazioni”.
Dopo un successo come questo che cosa ci aspetta per il 2016.
“Sarà un anno scandito da iniziative che si concentrano su tre aspetti: la valorizzazione del patrimonio della Gamec con le esposizioni delle opere delle nostre collezioni con “Atlante delle immagini e delle forme”; la mostra del fotografo americano Ryan McGinley e poi nello Spazio Zero avremo le installazioni “Reasons” di Rashid Johnson. Poi in primavera avremo la mostra dedicata ad un grande dell’architettura italiana del Novecento come Aldo Rossi e contemporaneamente in Città Alta, all’ateneo, esporremo i disegni di Trento Longaretti che quest’anno compie cento anni ed è una figura molto cara ai bergamaschi e che ha dato moltissimo alla città e alla scuola della Carrara. Sempre per Longaretti proporremo un percorso alla scoperta delle sue opere nelle chiese, nelle banche e negli edifici di Bergamo Bassa. Per la seconda parte dell’anno ci sarà sempre il premio Bonaldi, quest’anno con un’esposizione, e poi la mostra in collaborazione con il Museo Madre di Napoli dedicata a Fabio Mauri”.
Bergamo e Napoli, due musei così lontani che entrano in rete.
“Entrare in rete con altri musei e gallerie è necessario e utile. Abbiamo già sperimentato le formule di biglietti cumulativi con l’Accademia Carrara, il Museo diocesano Adriano Bernareggi e persino con Brescia che ha la mostra di Chagall”.
Da dove nasce questa esigenza?
“Si offre una grande opportunità ai visitatori e nascono delle felici combinazioni e relazioni tra musei. Parliamo della stessa mission e della stessa passione, come non condividerla?”.

Alberto Barcella

Con Malevic avete proposto anche dei pacchetti famiglia con sconti vantaggiosi.
“Sì, hanno dato dei risultati molto positivi e li riproporremo. I costi sono una voce importante, ma che va affrontata nel modo corretto. Lo scorso anno abbiamo presentato a Palazzo della Ragione la mostra di Cori Angel, grazie all’ingresso gratuito ventimila persone hanno potuto ammirare le sue opere”.
Dai successi a un tema sempre di grande attualità: la nuova sede della Gamec.
“Bisogna partire dal presupposto che abbiamo pochissime sale e che sono destinate all’arte moderna, con le grandi collezioni d’arte del Novecento: Spajani, Stucchi e Manzù, giusto per citarne alcune. Poi abbiamo una sala dove sono esposte a rotazione delle opere. La Gamec avrebbe bisogni di spazi per esporre le sue opere d’arte contemporanea”.
Partendo da questo presupposto…
“La scelta di collocare un museo è una scelta che deve fare l’Amministrazione pubblica. Non è una bandierina che si mette sulla planimetria della città dove fa comodo. Una scelta che deve far parte di un discorso complessivo della città. Sul tavolo ci sono fin troppe opzioni, restano sul tavolo la proposta dei Magazzini Generali che non è ancora stata accotonata, l’ipotesi del Palazzo della Libertà e del Palazzetto dello sport. Tutte e tre interessanti con peculiarità molto originali. Il Palazzetto dello Sport è vicino all’Accademia Carrara e recupererebbe quel disegno del percorso dell’arte. La soluzione della palazzo della Libertà è affascinante perché è un edificio capolavoro dell’architettura, oltre ad essere centralissimo. Infine, ci sono i Magazzini generali, ipotesi interessante con uno sponsor disposto a fare un investimento, anche se qui si deve fare una scelta: portare in periferia un museo deve avere alle spalle un progetto per investire sul quartiere. Altrimenti si rischia di costruire una cattedrale nel deserto”.
Una scelta non facile.
“Per la Gamec è urgente e necessario avere spazi anche per non condividere con la Carrara le sale che attualmente sono le uniche per le mostre temporanee della pinacoteca. Ora siamo ad una situazione tipo condominio che rischia di limitare entrambe le istituzioni”.

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