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Le misure antismog fermano stufe e camini: “Un capro espiatorio andava trovato”

Fanno discutere le misure antismog che entrano in vigore da lunedì 1 febbraio a Bergamo, in particolare in riferimento allo stop imposto a stufe e camini aperti tradizionali: “Perché invece di arrivare sempre a soluzioni drastiche non si è cercato di 'educare' all’utilizzo della legna?”.

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“Divieto di utilizzo di apparecchi per il riscaldamento domestico alimentati a biomassa legnosa, indipendentemente dalla tipologia e dal rendimento dell’impianto, nonché dalla quota altimetrica di collocazione dello stesso”: il Comune di Bergamo ha già emanato l’ordinanza che recepisce e attua le disposizioni in materia di impianti termici che da lunedì 1 febbraio saranno in vigore per limitare le emissioni inquinanti nell’atmosfera.

Ma c’è chi non ci sta: secondo Luigi Zanetti, spazzacamino aderente a Confartigianato Bergamo, si tratta solamente del famoso “capro espiatorio, perchè sembra che l’emergenza smog sia tutta colpa della legna senza considerare il fatto che siamo di fronte a un inverno mite e gli apparecchi a biomassa si utilizzano di meno”.

“Ho letto l’articolo inerente al protocollo d’intesa per combattere l’emergenza smog – continua la sua lettera -. Per quanto riguarda il mio settore, mi vien da dire: tanto rumore per nulla e mi riferisco alle misure disposte per la biomassa (legna e pellet).

Leggo: ‘Sarà vietato nel periodo d’emergenza accendere fuochi all’aperto’. Vuol dire che nei periodi di non emergenza sarà possibile accendere i fuochi all’aperto? Ma la Regione vieta questa pratica da diversi anni, dal 15 di ottobre al 15 di aprile, quindi in questo caso non c’è restrizione, anzi.

‘Sarà vietato usare stufe e camini a legna o pellet a prescindere dal rendimento anche al di sopra dei 300 metri’. A suffragare queste misure c’è il rapporto Arpa dove si evidenzia che i maggiori produttori di Pm 10 sono le stufe tradizionali e i camini aperti tradizionali.

Ora, non credo che l’Arpa abbia fatto il giro delle case dei lombardi per capire quali e quanti apparecchi a biomassa avessero in casa. Per questo bastava chiedere agli addetti ai lavori. Personalmente siamo nell’ordine del 20% per quanto riguarda le due tipologie sopra citate. E’ possibile che Arpa si sia avvalsa di calcoli empirici.

Guardando una mappa del 2010, sempre stilata da Arpa in merito al Pm 10 da legna, si evidenzia come la maggior concentrazione di polveri sottili si trovi nelle zone urbanizzate, pochissimo rilievo invece nelle zone montane, e sì che in queste zone la biomassa ce l’hanno quasi tutti. Cito l’esempio di Via Garibaldi (centro Bergamo) dove il 28 gennaio il Pm 10 è salito a livelli tripli (149) del margine di sicurezza (50).

Perché non fare un censimento degli apparecchi a biomassa presenti in Via Garibaldi? Sicuramente avremmo delle sorprese tra il numero degli apparecchi trovati e il dato enorme di Pm 10.

Nell’articolo si evidenzia anche la mitica cifra dei 300 metri, già quando era in vigore era scientificamente incomprensibile (perché i camini non si potevano utilizzare ad Alzano, 290 metri, e invece a Nembro si perché a 320 metri, tra l’altro tutte e due nell’area critica).

Ma la regione con il DGR X/3965 non parla di metri ed esclude dal controllo, e che quindi si possono usare, ‘le cucine economiche, le termocucine ed i camini aperti’.

Ora visto che il decreto è stato emesso il 31 luglio del 2015 ed il rapporto Arpa è del 2012, non potevano magari scambiarsi informazioni al fine di non cadere in contraddizioni che creano solo confusione nella popolazione?

Perché invece di arrivare sempre a soluzioni drastiche non si è cercato di ‘educare’ all’utilizzo della legna? Per esempio iniziando a divulgare la pratica dell’accensione dall’alto che, secondo uno studio svizzero dimezza le emissioni in atmosfera.

Grato per l’attenzione

Luigi Zanetti, Spazzacamino Confartigianato Bergamo

P.S.

Sempre nel rapporto Arpa, le polveri sottili prodotte in provincia di Bergamo dal trasporto aereo, sono inferiori a quelle prodotte dalle galline ovaiole e sono pari a quelle prodotte dalle scrofe. Sono soddisfazioni”.

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Commenti

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  1. Scritto da Patrizio

    E’ noto che pochi Italiani vogliono fare la propria piccola o grande parte che gli spetta! E’ sempre colpa di altri!
    Pochi dicono: dobbiamo usare meno l’auto! Dobbiamo accordarci per andare al lavoro in più persone una sola macchina!
    Il riscaldamento teniamolo a 19°! Chi può installi il fotovoltaico, il solare termico, faccia il cappotto all’abitazione…!
    Abito in provincia, credo che ci siano molti camini e stufe a legna, in molte ore della giornata si sente la puzza di polveri della combustione! Nonostante ci sia la stazione ecologica, (a portare foglie e potature si paga) si permette di bruciare se non c’è pericolo d’incendio.
    Agli amministratori piace respirare sia PM10 che Pm2,5.
    Una caldai a metano in 10 ore inquina quanto un camino inquina nella sola accensione.