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Il paradosso: bonus fiscale per stufe e camini inutilizzabili a Bergamo

Il paradosso tutto bergamasco è che lo Stato con la recente legge di stabilità ha confermato gli incentivi fiscali proprio per l'acquisto di impianti alimentati a legna e pellet.

Lo Stato dà, Palafrizzoni toglie. La concentrazione di Pm10 nell’aria, a livelli preoccupanti, ha costretto il Comune di Bergamo a prendere misure drastiche: stop all’utilizzo di riscaldamento alimentato “a legna, qualunque sia la loro tipologia o il loro rendimento”.

Quindi banditi caminetti e stufe, almeno fino a quando rimarrà in vigore l’ordinanza. Il paradosso tutto bergamasco è che lo Stato con la recente legge di stabilità ha confermato gli incentivi fiscali proprio per l’acquisto di impianti alimentati a legna e pellet. Non si tratta di una cifra simbolica, ma il rimborso del 50% (10 rate in 10 anni) nell’ambito di un progetto di ristrutturazione edilizia, il 65% per la riqualificazione energetica, oltre al bonus chiamato “Conto termico”. Chi ha deciso di investire sulle fonti rinnovabili, soprattutto grazie alla spinta delle agevolazioni, si ritrova con un bene inutilizzabile.

Non importa se l’impianto rientra nei livelli di emissioni certificati dai tecnici: l’ordinanza blocca tutti. “Questo provvedimento incide in maniera pesante sulla nostra attività – spiega Lorenzo Cornali, co titolare della Caminetti Cik di Almé, aperta dal 1965, una della aziende bergamasche più importanti del settore -. Ci hanno già chiamato persone hanno avuto un ripensamento sull’acquisto. Noi abbiamo spiegato che è un’ordinanza temporanea, li abbiamo tranquillizzati. E’ davvero assurdo. Lo Stato dà gli incentivi e il Comune blocca l’utilizzo delle stufe. La centralina che registra dati altissimi di Pm10 è in via Garibaldi e non mi risulta che in quella zona ci siano appartamenti con stufe o camini”.

Commenti

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  1. Scritto da il polemico

    sulla legna,facilmente reperibile pure a costo zero, lo stato non ci ricava chissa che,mentre più legna equivale a meno gas e meno guadagni per le aziende che lo distribuiscono…gli maministratori di bergamo si qualificano come persone che non sanno quello che stanno facendo ,ma si fanno trascinare dalla massa e scaricano tutto su camini e stufe non sapendo nemmeno quanto tempo restano accese durante il giorno.quindi ora chi vuole scaldarsi,deve ingrassare lo stato e le ditte di distribuzione e spenderà molto di più