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Atalanta, brodino e lavori in corso: per ora accontentiamoci di limitare i danni

Dov’è la vittoria? Manca da quasi due mesi (6 dicembre) e sette partite fa, da quel 3-0 in casa contro il Palermo, il risultato più rotondo, l’affermazione più netta tra le sette ottenute dall’Atalanta finora in questo campionato, dal 23 agosto ad oggi. Intanto, dopo la tegola delle quattro sconfitte consecutive, siamo al brodino dei tre pareggi di fila: non per esaltarsi, ma almeno per muovere la classifica.

Lavori in corso… Così si potrebbe inquadrare la situazione in casa nerazzurra, aspettando che finisca il mercato e si possa inquadrare meglio la squadra che nascerà da questa sessione invernale dei trasferimenti. Una volta si chiamava calciomercato di riparazione, ma in effetti l’Atalanta da riparare non aveva granchè, in una rosa che comunque aveva già garantito una fetta di salvezza ben prima di Natale.

C’era il dubbio centravanti, era nell’aria che qualcosa doveva cambiare, difficile trascinare la situazione fino all’estate.

Così l’ultima partita di gennaio diventa un tributo al German che se ne va e riesce a timbrare, a fare centro (il 56°) anche contro il Sassuolo. Quattro anni e quattro mesi dopo il suo primo gol atalantino, il 18 settembre 2011 contro il Palermo.

Grazie Tanque, sei nella storia dei bomber atalantini (quarto assoluto), il primo straniero davanti a Rasmussen (54). Il sigillo finale su rigore all’amico Consigli, che per la verità riesce a parare la prima conclusione di German, ma non può fare nulla sulla ribattuta.

La sfida col Sassuolo non si infiamma quasi mai: i nerazzurri cercano il Tanque per proporgli il bis, ma lo fanno in maniera un po’ approssimativa.

Lavori in corso, appunto. Reja ne è consapevole e si arma di tanta buona pazienza.

In panchina ci sono cinque facce nuove (Freuler, Gakpé, Borriello, Diamanti, Djimsiti) e già dopo una ventina di minuti si alza il primo, Diamanti, che aveva giocato qualche spizzico contro Inter e Frosinone. Esce Toloi e Reja cambia assetto, ma resta un’Atalanta timida, più preoccupata di controbattere un avversario disinvolto e spregiudicato, piuttosto che di offendere e colpire e andare a segno.

Nel finale entra anche Borriello per regalare la passerella al Tanque, ma non cambia nulla. Il Sassuolo ha effettivamente qualcosa in più e arriva anche con più facilità in zona tiro, anche se non è una serata particolarmente impegnativa per i portieri.

Non è ancora l’Atalanta che ci aveva entusiasmato più di due mesi fa. E non è più nemmeno la stessa perché deve reinventarsi in attacco: via Moralez e Denis, almeno è rimasto Gomez (torneranno alla carica le grandi per portarlo via, a giugno). Che sta rifiatando da qualche partita, non va più a mille come prima.

Comprensibile, visto che il Papu si è preso spesso la squadra sulle spalle, quando anche aveva dall’altra parte Maxi che gli consentiva di prendersi qualche pausa.

Ora l’attacco dipende moltissimo da lui, gli avversari lo sanno e lo braccano. Vedremo se Diamanti saprà presto prendersi carico e responsabilità, soprattutto se la condizione lo sorreggerà dopo aver giocato solo mezza stagione nell’ultimo anno.

E già le tre partite in una settimana porteranno altri interrogativi, perché non sarà semplice impiegare i nuovi se non sono ancora pronti, per cui l’allenatore dovrà contare soprattutto sulla vecchia guardia.

Verona è subito qui dietro l’angolo, poi arriverà l’Empoli, altra rivelazione: l’impressione è che per rivedere belle partite bisognerà aspettare, per ora vale più la concretezza del risultato. Se poi dovesse arrivare l’acuto di Borriello, benissimo.

Intanto, grazie Tanque.

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