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Modello Bergamo in dubbio? I sindacati fanno da paciere

Le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil intervengono sulla diatriba relativa alla scelta della cabina di regia del Modello Bergamo e lanciano l'ultimatum: 29 febbraio.

Non può essere la scelta del luogo ad escludere qualcuno e a fermare il rilancio che passa dalle indicazioni lasciate dall’indagine Ocse. Se la scorsa settimana è stata caratterizzata da una serie di botta e risposta tra Imprese e Territoro e Confindustria, con anche un  intervento piuttosto deciso del sindaco di Bergamo Giorgio Gori, oggi Cgil, Cisl e Uil si investono della carica di mediatore e di paciere nella diatriba sulla cabina di regia del Modello Bergamo, chiedendo un passo indietro alle “fazioni” e una veloce definizione di un “tavolo” snello capace di dare attuazione e concretezza ai progetti di sviluppo del territorio.
Una cabina di regia nella quale i sindacati non reclamano una poltrona: “Crediamo che la composizione ideale sia quella di sei persone: Comune, Provincia, Camera di Commercio, Confindustria, Imprese & Territorio e Università – commentano i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil Luigi Bresciani, Ferdinando Piccinini e Amerigo Cortinovis – Si trovi però un luogo neutro, dove nessuno si senta escluso per non ritardare ancora di più: entro fine febbraio si deve trovare una soluzione”.
Le linee guida dettate dal rapporto Ocse sono chiare: il manifatturiero è la forza trainante dell’economia bergamasca e gli interventi per il rilancio dovranno riguardare le competenze dei lavoratori, l’innovazione, l’attrattività di investimenti dall’estero e la promozione della competitività della piccola e media impresa.
Meno protagonismi e più sistema – sintetizza il segretario Cgil Luigi Bresciani – Il manifatturiero è importante ma anche il terziario lo è: non ci deve essere una graduatoria. Dal canto nostro vorremmo ricreare con Imprese & Territorio le stesse condizioni e un tavolo di relazioni simile a quello già in atto con Confindustria, ovviamente con le sue specificità. La diatriba non ci interessa: ci interessa invece ragionare sui contenuti, il Modello Bergamo sia sintesi di tutto questo”.
Dai sindacati arriva anche una sorta di ultimatum: “Dobbiamo uscire da questo impasse entro il 29 febbraio – aggiunge il segretario Cisl Ferdinando Piccinini – Rischiamo solo che le parti in causa si dividano e restino ognuna a curare i propri interessi. È uno snodo troppo importante sul futuro del nostro territorio per perderci in sterili contrapposizioni. Ci stupisce tutta questa polemica: per nostra esperienza il modello Bergamo deve rimanere luogo di sintesi anche delle relazioni tra sindacato e industria, anch’esse elemento trainante per lo sviluppo del territorio. Abbiamo fatto fronte alla crisi con relazioni sindacali anche uniche in Italia, con sperimentazioni e accordi lungimiranti”.
Il segretario Uil Amerigo Cortinovis ribadisce l’importanza di arrivare al concreto “per il rilancio del territorio. Con Imprese & Territorio vogliamo iniziare un discorso di relazioni sindacali dove si discuta di territorio e investimenti. Per quanto riguarda la cabina di regia non abbiamo pregiudiziali: un luogo vale l’altro. Non può essere quello il freno allo sviluppo”.

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