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Il Visitatore, quando Dio bussò alla porta di Sigmund Freud

In scena al Donizetti una commedia brillante, dallo spirito fortemente filosofico. Una commedia che è una sfida ad armi pari tra ateismo e religione, dubbio e ragione, realtà e illusione. Una commedia - e non poteva essere altrimenti - all'insegna del libero arbitrio. Dove le domande, semplicemente, contano più delle risposte.

Titolo: Il Visitatore

Autore: Éric-Emmanuel Schmitt

Regia: Valerio Binasco

Genere: drammatico

Compagnia/Produzione: Goldenart production s.r.l.

Cast: Alessandro Haber, Alessio Boni, Nicoletta Robello Bracciforti, Alessandro Tedeschi

 

Alessio Boni

Chi è o cosa è Dio? Chiedetelo a Freud e questi vi dirà che altro non è che l’espressione di un “complesso”: quello dell’uomo verso il Padre. Cosciente del destino mortale ed in lotta con le forze della natura che lo attende, l’uomo si rivolge a Dio esattamente come un bambino invoca l’aiuto paterno.

Il “complesso di Edipo”, dunque, né più né meno: quel rapporto di odio e amore che contrappone il figlio al padre nel desiderio della madre, a tal punto da bramarne la morte. Un desiderio al quale subentrano il senso di colpa e il bisogno di espiazione per cui il figlio, nel pentimento, interiorizza, idealizza e sublima la figura del padre come un qualcosa di assoluto e invalicabile, al quale rivolgersi soprattutto nei momenti di paura e difficoltà.

Un bisogno da colmare, dunque? Un’illusione? Una proiezione “restaurata” dei propri limiti? E’ forse questo Dio? Ognuno la pensa come vuole, anche se «un’illusione non è necessariamente un errore», specificherebbe Freud.

E se il padre della psicanalisi lo incontrasse davvero questo Dio? Cosa accadrebbe?

Vienna, aprile 1938: l’Austria è da poco stata annessa al Terzo Reich, la capitale è sotto lo scacco dei militari nazisti e gli ebrei sono le cavie umane di un terribile esperimento genocida.

In Berggstrasse 19, Sigmund Freud (interpretato da Alessandro Haber) attende invano notizie della figlia Anna, sequestrata da un ufficiale della Gestapo.

La sua solitudine s’interrompe quando dalla finestra giunge un inaspettato visitatore (Alessandro Boni), che fin da subito pare intenzionato ad intraprendere con lui una conversazione sui massimi sistemi.

Chi è costui? Sembra chiedersi Freud. Un pazzo che dice di essere Dio? O Dio che gioca a sembrare pazzo? O, forse, è Dio realmente impazzito, orfano di un’umanità che ha tagliato il cordone ombelicale che lo legava a lui? E se davvero esiste, perché permette che tutto ciò accada?

Sono queste le domande che animano una commedia brillante, dallo spirito fortemente filosofico. Una commedia che è una sfida ad armi pari tra ateismo e religione, dubbio e ragione, realtà e illusione; e dalla quale scaturiscono interrogativi antichi come il mondo e, proprio per questo, sempre attuali.

Una commedia – e non poteva essere altrimenti – all’insegna del libero arbitrio. Dove le domande, semplicemente, contano più delle risposte.

In fin dei conti, «c’è chi dice che Dio esiste e chi è convinto che non esista. La verità, come sempre, sarà nel mezzo», William Butler Yeats.

Risalente al 1993, la pièce di Éric-Emmanuel Schmitt, diretta da Valerio Binasco, sarà in scena al Teatro Donizetti di Bergamo da martedì 26 fino a domenica 31 gennaio.

Alessio Boni

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