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“Cartellini manomessi” rischiano il licenziamento le 2 impiegate di Villongo

Il sindaco di Villongo sul caso delle due dipendenti comunali che truccavano gli orari: "Pronti a licenziarle"

“Sono molto dispiaciuta, anche a livello umano. Nel caso fosse appurata la truffa, prenderemo seri provvedimenti”. Il sindaco di Villongo, Maria Ori Belometti (in carica dal 2012), non si dà pace dopo il caso delle due dipendenti comunali che avrebbero truccato gli orari di lavoro.

Era stata lei stessa, a metà ottobre, a inoltrare l’esposto alla procura di Bergamo dal quale poi è partita l’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi.

“Ho avuto l’impressione che qualcosa non andasse – spiega il sindaco del Comune del Sebino – . Ma i dubbi riguardavano solo una delle dipendenti. Quando ho scoperto che anche l’altra era invischiata in questa faccenda, sono rimasta senza parole. Molto delusa, anche per il rapporto che si era creato in questi anni. Quando sono stata eletta, loro c’erano già, con un contratto a tempo determinato che poi è diventato indeterminato”.

Secondo quanto ricostruito da chi indaga le due, entrambe 42enni, in più di un’occasione avrebbero timbrato il cartellino per uscire dal lavoro in anticipo sull’orario di uscita effettivo. Le ore lavorate risultavano però regolari grazie alla manomissione del sistema multimediale che coordina l’entrata e uscita. Potevano così far comparire quante ore desideravano, pur avendo lavorato meno. Sarebbero circa una decina i casi simili.

Ma il dubbio degli inquirenti è che dietro quella manovra informatica messa in atto per camuffare gli orari, realizzabile solo da gente esperta del settore, ci possa essere la complicità di qualcuno. Magari con un compenso economico. Le due indagate sono, tra l’altro, una responsabile finanziario e l’altra addetta all’ufficio tributi.

Nella mattinata di lunedì 25 gennaio gli agenti della Guardia di Finanza hanno acquisito una copia del server degli orari, in modo da stabilire quanti sono quelli truccati da parte delle due dipendenti.

L’ipotesi di reato è truffa ai danni dello Stato, falso e accesso abusivo ai sistemi informatici. “Nel caso venisse appurato il raggiro – spiega il primo cittadino – non esiteremo a prendere provvedimenti. Se possibile anche il licenziamento”.

 

 

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