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All’ex Ateneo la deportazione secondo Italo Chiodi

L'opera di Italo Chiodi e il libro, tradotto in italiano e curato da Elisabetta Ruffini, direttrice dell'Isrec di Bergamo, vengono presentati il 26 gennaio alle ore 18.30 nel salone dell'Ex Ateneo nell'ambito delle iniziative cittadine per il "Giorno della memoria".

Un tulipano rosso si staglia, unica nota di colore, fra due tele livide in scala di grigio, di verde-oliva, di bruno-perla e azzurro-vetro. E’ la sintesi artistica della deportazione secondo Italo Chiodi, chiamato a interpretare in chiave pittorica e ambientale le pagine del libro “Nessuno di noi ritornerà” di Charlotte Delbo, sopravvissuta alla deportazione ad Auschwitz e autrice di drammatici libri-documento sull’esperienza dei campi di concentramento.
L’opera di Italo Chiodi e il libro, tradotto in italiano e curato da Elisabetta Ruffini, direttrice dell’Isrec di Bergamo, vengono presentati il 26 gennaio alle ore 18.30 nel salone dell’Ex Ateneo nell’ambito delle iniziative cittadine per il “Giorno della memoria”.
Il volume della Delbo fa parte di una trilogia che da alcuni è stata definita “la testimonianza più profonda e complessa della deportazione che sia stata scritta in lingua francese” e notevole è il contributo che Elisabetta Ruffini dà, con questa sua pubblicazione, alla conoscenza di una personalità di spicco della Francia dell’epoca.

Iscritta alla Jeunesse communiste, attivista clandestina nel corso dell’occupazione nazista del suo Paese, Charlotte Delbo fu deportata nel gennaio del ’43 come “detenuta politica” con 229 donne ad Auschwitz-Birkenau e fu liberata nell’aprile del ’45, con 49 sopravvissute. Rientrata a Parigi, si ricostruì faticosamente una vita dopo la devastante esperienza del lager.

L’artista bergamasco Italo Chiodi, non nuovo a collaborazioni “impegnate” su temi storici e di attualità civile, si era già mostrato sensibile alla scrittura della Delbo in occasione della pubblicazione in italiano del suo libro “Kalavrita delle mille Antigoni“, nel 2014: i primi 50 esemplari stampati portano una sua illustrazione a disegno, intenso e delicato omaggio alla tragedia delle protagoniste.

Per “Nessuno di noi ritornerà” Chiodi ha pensato invece all’installazione di due tele di 3 metri per 2 disegnate e dipinte con, nel mezzo, un tavolino, un vaso e un vero tulipano. Il titolo del lavoro, “Come se il ghiaccio”, prende origine da una frase del libro della Delbo.

“L’idea è quella di tenere viva l’opera d’arte – spiega l’autore – Chi se ne volesse appropriare, dovrà anche prendersi quotidiana cura del fiore, sostituendolo sempre con uno fresco. Ho tratto ispirazione dal racconto “Il tulipano”, che costituisce una delle brevi narrazioni interne al libro. Di quel brano mi ha colpito particolarmente il senso di riscatto e di attaccamento alla vita che la bellezza e la natura possono comunque rappresentare anche nei momenti più tragici dell’esistenza. Da artista sono convinto che sarà la poesia a salvare il mondo: la poesia, come l’arte, vanno dunque protette con impegno, richiedono dedizione e cura costante”.

Stefania Burnelli

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