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“Il visitatore” con Haber e Boni al Donizetti verso il sold-out

"Il visitatore" con Alessandro Haber e Alessio Boni nella stagione di Prosa al Teatro Donizetti, in cartellone dal 26 al 31 gennaio, si avvia verso il sold-out. Lavoro brillante e commovente ambientato nella Vienna del 1938, puntellato dagli interrogativi senza tempo di Freud.

Si annuncia come un nuovo sold-out il prossimo spettacolo della Stagione di prosa al Teatro Donizetti di Bergamo preparata da Maria Grazia Panigada: “Il visitatore” pièce di Éric-Emmanuel Schmitt nella traduzione e regia di Valerio Binasco (26-31 gennaio 2016, sempre alle 20.30 eccetto la domenica alle 15.30), una produzione di Goldenart Production, con Alessandro Haber e Alessio Boni, nei ruoli rispettivamente di Freud e di un inaspettato “visitatore” che altro non è che Dio stesso.

Éric-Emmanuel Schmitt è drammaturgo-scrittore-sceneggiatore belga di origine franco-irlandese naturalizzato parigino; i suoi romanzi hanno venduto oltre 10 milioni di copie in 50 paesi. Al suo debutto in Francia nel 1993 Il visitatore ha conquistato tre Premi Molière (Rivelazione teatrale, Miglior autore, Miglior spettacolo di teatro privato) e da allora la pièce è stata tradotta in 15 lingue e rappresentata in oltre 25 paesi.
Il visitatore è una commedia brillante, leggera, a tratti commovente, che ha raccolto successi sui maggiori palcoscenici d’Italia e che arriva a Bergamo in coincidenza con il Giorno della Memoria, ricordandoci – attraverso l’ambientazione – i terribili momenti della persecuzione degli ebrei da parte del regime nazista in Austria, orchestrata da Adolf Eichmann e dai suoi assistenti della Gestapo.

LA TRAMA

Aprile 1938. L’ Austria è stata da poco annessa di forza al Terzo Reich, Vienna è occupata dai nazisti, gli ebrei vengono perseguitati ovunque. In Berggstrasse 19, celeberrimo indirizzo dello studio di Freud (Alessandro Haber), il famoso psicanalista attende affranto notizie della figlia Anna, portata via da un ufficiale della Gestapo. Ma l’angosciata solitudine non dura molto: dalla finestra spunta infatti un inaspettato visitatore (Alessio Boni) che fin da subito appare ben intenzionato a intavolare con Sigmund Freud una conversazione sui massimi sistemi. Il grande indagatore dell’inconscio è insieme infastidito e incuriosito.
Chi è quell’importuno? Cosa vuole? È presto chiaro che quel curioso individuo non è un ladro né uno psicopatico in cerca di assistenza. Chi è dunque? Stupefatto, Freud si rende conto fin dai primi scambi di battute di avere di fronte nientemeno che Dio, lo stesso Dio del quale ha sempre negato l’esistenza.
O è un pazzo che si crede Dio? La discussione che si svolge tra il visitatore e Freud, e che costituisce il grosso della pièce, è ciò che di più commovente, dolce ed esilarante si possa immaginare: Freud ci crede e non ci crede; Dio, del resto, non è disposto a dare dimostrazioni di se stesso come se fosse un mago o un prestigiatore. Sullo sfondo, la sanguinaria tragedia del nazismo che porta Freud a formulare la domanda fatale: se Dio esiste, perché permette tutto ciò?

Alessio Boni

Teatro Donizetti
26-31 gennaio 2016
IL VISITATORE
di Éric-Emmanuel Schmitt
traduzione e adattamento Valerio Binasco
regia Valerio Binasco
musiche Arturo Annecchino
scene Carlo De Marino
costumi Sandra Cardini
con Alessandro Haber e Alessio Boni
e con Nicoletta Robello Bracciforti e Alessandro Tedeschi
produzione Goldenart Production

NOTE DI REGIA
Da molto tempo la drammaturgia contemporanea ci ha abituati a pensare che le parole non servono più a niente. Che l’umanità è immersa in un buio silenzioso e che nessun dialogo è più capace di ‘dire’ veramente qualcosa. Per strano che possa sembrare, il Teatro per lungo tempo si è fatto ‘portavoce’ di quel silenzio e lo ha trasformato in poesia, grazie a grandi commedie classificate dell’ ‘incomunicabilità’. Autori come Schmitt, invece, sono andati fieramente in tutt’altra direzione. Hanno continuato coraggiosamente a testimoniare una cieca fiducia nelle parole e una specie di devozione per l’umana dote del dialogo.
In questa commedia, come accadeva nel teatro di tanto tempo fa, le parole sono importanti e l’autore sembra coltivare la speranza che quando gli uomini si incontrano e si parlano possono, forse, cambiare il mondo. C’è una fiducia buona, dentro questa scrittura. C’è un grande ‘Sì’, così come nella drammaturgia contemporanea, di solito, c’è un grande ‘No’. Questo ‘Sì’ è la prima cosa che mi ha colpito del ‘ Visitatore’. È un testo coraggioso, che non ha timore di riportare in Teatro temi di discussione importanti come la Religione, la Storia, il Senso della Vita… Schmitt affronta questi temi in modo diretto, con l’innocenza di una ‘sit com’, quasi. Eliminando qualsiasi enfasi filosofica, i suoi personaggi riescono ad arrivare dritti al cuore di problemi enormi e a portare con molta dolcezza, in questo viaggio, anche gli spettatori.
Il protagonista di questo viaggio è Sigmund Freud; lo vediamo vecchio, stanco, malato. È arrivato al capolinea della vita. Per le strade della sua adorata Vienna marciano i Nazisti e lui si prepara ad andare in esilio perché ebreo. È un uomo che si scopre disperato, dopo aver lottato tutta la vita contro la disperazione degli altri uomini. Questo povero vecchio che, sebbene sia Freud, ci sembra in vero un povero vecchio qualsiasi e ci ispira una tenera pietà, riceve la visita di un inquietante signore: è un pazzo che dice di essere Dio in persona? O è Dio, che gioca a sembrare un pazzo? Oppure il mondo è in mano a un Dio che non è niente di più e niente di meno di un povero pazzo? E ancora: il Male, che qui è interpretato da uno dei suoi migliori rappresentanti (il Nazismo), è opera di questo visitatore che dice di essere Dio o è opera dell’Uomo? Eccetera eccetera. Ecco le domande cruciali, i dubbi sanguinosi che animano questa strana commedia. Si potrebbe pensare, a questo punto, che l’autore ci abbia regalato uno dei tanti inutili e tediosi drammi filosofici; ma non è così. Ci ha regalato invece una commedia brillante, che con eleganza conduce spesso al sorriso o al riso; che offre spunti di pensiero e di commozione con sorprendente leggerezza.
La casa di Freud è una casa qualsiasi, assediata dal buio e dalla follia del mondo. Quasi quasi, sembra casa nostra. Tutto si svolge in una triste notte di tanti anni fa, ma potrebbe essere, quasi quasi, anche stanotte. Niente è quel che sembra, questa notte: i canti nazisti a volte sembrano quasi belli, Dio sembra un matto qualunque e perfino Sigmund Freud sembra disperatamente ingenuo, come ciascuno di noi. ‘Il Visitatore’ è una rara commedia per attori, a patto che siano attori capaci di sprofondare totalmente nell’umanità fragile dei loro personaggi e capaci di evitare le insidie della retorica. Anche Dio, qui, è in fondo un “povero Diavolo”; e le domande vertiginose che questa commedia ci pone, sono da lasciare tutte, umilmente, senza risposta; tranne una, forse… Una risposta importante, a ben vedere, c’è, ed è questa: ‘Sì ’. La domanda, però, dovrete farvela da soli.
Valerio Binasco

Alessio Boni

BIGLIETTERIA E INFORMAZIONI
Informazioni sugli spettacoli: tel. 035.4160678 dal lunedì al venerdì ore 9-12 / 15-17.
Biglietteria del Teatro Donizetti: tel. 035.4160601/602/603; da martedì a sabato, ore 13-20; domenica ore 14-15:30 (solo nelle domeniche di spettacolo).
Acquisti online su vivaticket.it
I biglietti hanno un costo da 10 a 28 euro.
Lo spettacolo è sold out. È aperta comunque una lista d’attesa per l’acquisto dei biglietti eventualmente restituiti.

La stagione di prosa è realizzata dal Comune di Bergamo, della Camera di Commercio di Bergamo e della Fondazione Credito Bergamasco.

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