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Uccise un viado in taverna: “Mi ha aggredito perché voleva più soldi”

Ha provato a giustificarsi così in aula Daniel Savini, il trentunenne di Villa d'Adda accusato dell’omicidio di Lucas Martins Dos Santos, transessuale massacrato a coltellate nella casa del ragazzo

“Mi ha aggredito con un coltello perché voleva più denaro e io ho reagito per difendermi”. Ha provato a giustificarsi così in aula Daniel Savini, il trentunenne di Villa d’Adda accusato dell’omicidio di Lucas Martins Dos Santos, 21 anni, transessuale massacrato a coltellate nella casa del ragazzo.

Venerdì 22 gennaio ha preso il via il processo, con rito abbreviato, nei confronti di Savini, di fronte al giudice Raffaella Mascarino.

L’imputato, assistito dall’avvocato Gianfranco Brancato, ha ammesso le proprie responsibilità, che inizialmente aveva negato sostenendo che la vittima si fosse introdotta in casa sua per aggredirlo.

Stando al suo racconto, tra i due non ci furono rapporti sessuali. Avevano però consumato droga, in particolare fumato crack.

Savini, di origini guatemalteche, un lavoro come promoter di Sky, era stato ripreso da alcune telecamere della zona verso mezzanotte, quando si allontanava dalla propria abitazione a bordo della propria vettura, e poi alle quattro mentre rientrava. Secondo gli inquirenti insieme a Lucas Martins Dos Santos, il viado brasiliano domiciliato a Milano, in via Monza, che si prostituiva a Zingonia.

Per risalire all’indentità della vittima era stato determinante un tatuaggio, riconosciuto da un amico. La mattina seguente era stato lo stesso Savini a chiamare il 112 spiegando che qualcuno era entrato in casa sua.

“Sono stato aggredito e mi sono difeso”, aveva dichiarato inizialmente ai carabinieri che si erano ritrovati di fronte una scena agghiacciante: il viado era in taverna, in un lago di sangue e con il volto sfigurato. La vittima avrebbe cercato di difendersi e di fuggire ma il suo aggressore non gli ha lasciato via di scampo colpendolo con un bastone e tre diversi coltelli.

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