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Rumoroso Silenzio, lo spettacolo sulle foibe debutta a Seriate il 12 febbraio

Nell’aula Galeotti dell’Università di Bergamo è stato presentato lo spettacolo Rumoroso Silenzio, del giovanissimo regista Luca Andreini, che debutterà al Cineteatro Gavazzeni di Seriate il 12 febbraio: una prima nazionale sostenuta dall'assessorato alla Cultura del Comune di Seriate e da Fondazione della Comunità Bergamasca.

Una storia d’amore e di desiderio di riconquistare l’identità perduta. Un Rumoroso Silenzio stralcia l’orrore delle foibe e dell’esodo istriano.

Ancora oggi è molto difficile, nel nostro paese – nonostante la Legge 30 del marzo 2004, n.92, che istituisce per il 10 febbraio il giorno del ricordo per le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata – parlare di foibe e della diaspora di italiani dalla Dalmazia e dall’Istria, senza provocare il disagio di coloro i quali vedono nella celebrazione ufficiale dell’accaduto una sorta di fascismo di ritorno e di nostalgico amor patrio dell’Italia che fu.

Non esente da questo tipo di attacchi è stato lo spettacolo Rumoroso Silenzio, che Teatro nuovo di Bergamo, il più giovane gruppo teatrale professionistico d’Italia, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Seriate e la Fondazione della Comunità Bergamasca, metterà in scena (prima nazionale) il 12 febbraio presso il Cineteatro Gavazzeni di Seriate.

Lo spettacolo – scritto e diretto dal regista diciottenne Luca Andreiniracconta le vicissitudini di una coppia di amanti, Ferdinando e Norma, le cui vite, intrecciandosi con l’inesorabile scorrere della storia, diventano il simbolo del disperato tentativo di salvare il proprio amore, la propria giovinezza e la propria identità di italiani.

La conferenza stampa di presentazione dello spettacolo – che si è tenuta nell’aula Galeotti dell’Università di Bergamo alla presenza del regista (il quale ha letto un messaggio dell’artista Simone Cristicchi, che nel 2013 aveva presentato uno spettacolo sull’argomento, Magazzino 18), del cast, di un reduce dell’esodo istriano, di alcuni rappresentanti del Comune di Bergamo, dell’Università e dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – è stata l’occasione per conoscere meglio che cosa fu l’esodo giuliano-dalmata e capire quali sofferenze provocò alle famiglie che ne furono colpite.

“Nello spettacolo – ha spiegato il regista Luca Andreini – l’orrore delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata confluisce nella vita dei due protagonisti sotto forma di perdita, di perdita della propria vita, della propria nazionalità, della propria identità, delle proprie cose, delle proprie case”.

“Le nostre sofferenze non sono mai state messe in evidenza – ha aggiunto Vincenzo Barca, esule fiumano, nel raccontare la sua storia e la storia della sua famiglia – Ancora oggi ,in Italia, ci sono fratelli che non conoscono le tragedie dei loro fratelli”.

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