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Papa Francesco scrive a Davos: “non abbiate paura di aprire le menti e i cuori ai poveri”

Papa Francesco scrive una lettera a Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del Forum economico di Davos, in Svizzera. Il messaggio è stato consegnato dal cardinale africano Peter Turkson Kodwo Appiah, presidente del Pontificio Consiglio giustizia e pace.

Papa Francesco: potenti della Terra «non dimenticate i poveri». E il mondo imprenditoriale non si faccia «anestetizzare» dalla cultura del benessere, non dimentichi i poveri e crei un’occupazione dignitosa per la persona affinché nel lavoro «non sia rimpiazzata da una macchina senz’anima».

Gli auspici del Papa sono contenuti nel messaggio al Forum economico mondiale di Davos in Svizzera che riunisce imprenditori ed economisti, dirigenti e politici sul tema: «Padroneggiare la quarta rivoluzione industriale».

La lettera di Francesco al prof. Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del Forum, è consegnata dal cardinale africano Peter Turkson Kodwo Appiah, presidente del Pontificio Consiglio giustizia e pace.

Il consumismo «non procura la felicità di una vita piena» ed è «una sfida primaria» per gli imprenditori: «Non dobbiamo mai permettere che la cultura del benessere ci anestetizzi, ci faccia pensare soltanto ai privilegi, rendendoci incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri e di piangere davanti ai drammi». Perché piangere significa «partecipare alle sofferenze degli altri e rendersi conto che le nostre stesse azioni sono causa di ingiustizia e disuguaglianza».

Ringraziando il presidente del Forum per l’incontro «che cerca di incoraggiare una continua responsabilità sociale e ambientale attraverso un dialogo costruttivo con tanti leader internazionali», il Pontefice mette in risalto la necessità «di dare vita a nuovi modelli imprenditoriali che, nel promuovere lo sviluppo di tecnologie avanzate, siano anche in grado di utilizzarle per creare un lavoro dignitoso per tutti, sostenere e consolidare i diritti sociali e proteggere l’ambiente. L’uomo deve guidare lo sviluppo tecnologico, senza lasciarsi dominare da esso».

Tutti i Papi, da Leone XIII con la sua enciclica «Rerum novarum» (15 maggio 1891), fino a Francesco con l’enciclica «Laudato si’» (18 giugno 2015), battono su un punto: il lavoro è per l’uomo, e non l’uomo per il lavoro.
L’avvio di quella che economisti, sociologi e politici chiamano «quarta rivoluzione industriale» che- come quelle che l’hanno preceduta – è accompagnato da una crescente percezione dell’«inevitabilità di una drastica riduzione nel numero dei posti di lavoro»: l’Organizzazione internazionale per il lavoro (Oil) di Ginevra dice che «la disoccupazione riguarda centinaia di milioni di persone».

La «finanziarizzazione» e la «tecnologizzazione» delle economie nazionali e mondiale-globale produce profondi peggioramenti nel campo del lavoro: mai che ci sia un miglioramento, sempre dei peggioramenti. Questo comporta che le diminuite opportunità per un’occupazione «vantaggiosa e dignitosa», insieme a una «riduzione della copertura previdenziale», provocano una «preoccupante crescita della disuguaglianza e della povertà».

Papa Francesco chiede che l’obiettivo sia quello di assicurare che «la quarta rivoluzione industriale» e gli effetti della robotica e delle innovazioni scientifiche e tecnologiche non conducano alla «distruzione della persona umana», perché è destinata a essere «rimpiazzata da una macchina senz’anima», o non portino alla trasformazione del pianeta Terra in un «giardino vuoto per il diletto di pochi scelti». I processi vanno quindi diretti e governati «per edificare società inclusive, basate sul rispetto della dignità umana, sulla tolleranza, sulla compassione e sulla misericordia».
Riprendendo un concetto espresso nel suo viaggio nella Repubblica Centrafricana nel novembre 2025, Bergoglio esorta «chi ha i mezzi per condurre una vita dignitosa» ad aiutare i più poveri affinché anch’essi possano godere di condizioni di vita «rispettose della dignità umana, in particolare attraverso lo sviluppo del loro potenziale umano, culturale, economico e sociale».

L’invito papale è contenuto nella Bolla di indizione del Giubileo straordinario della misericordia: «Misericordiae vultus» (11 aprile 2015), la quale sostiene che potremo diventare «più pienamente umani» grazie alla responsabilità «nei confronti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, responsabilità che è parte essenziale della nostra comune umanità».

Quindi, partecipanti al Forum di Davos, «non abbiate paura di aprire le menti e i cuori ai poveri», in modo da dare «completa libertà di azione» ai talenti economici e tecnici.
Francesco sollecita la ripresa del dibattito su «come costruire il futuro del Pianeta» che «Laudato si’» chiama «nostra casa comune».

L’enciclica invoca «uno sforzo congiunto» per uno sviluppo sostenibile e integrale. D’altra parte l’attività imprenditoriale – che il Pontefice definisce «la nobile vocazione a produrre ricchezza e a migliorare il mondo» – ha la responsabilità «di aiutare a superare la complessa crisi sociale e ambientale e di combattere la povertà», così da migliorare le precarie condizioni di vita di milioni di persone e colmare il divario sociale, che «dà origine a numerose ingiustizie ed erode i valori fondamentali della società, tra cui l’uguaglianza, la giustizia e la solidarietà». Si tratta, in sostanza di mettere insieme e «massimizzare» gli sforzi al fine di sradicare la povertà, come stabilito nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile e nell’accordo raggiunto a Parigi sui cambiamenti climatici. Pier Giuseppe Accornero

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