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La previsione di Stendardo: “L’Atalanta si salva e io festeggio lo scudetto a Napoli”

Innamorato della filosofia, di Napoli e dei colori nerazzurri. Anche se la sua avventura all’Atalanta rischia di essere arrivata ai titoli di coda. Guglielmo Stendardo negli ultimi giorni ha fatto parlare di sé più per lo scontro avuto con mister Reja che per le prestazioni sul campo.

Sulla Gazzetta dello Sport il difensore campano si è raccontato in lungo e in largo a Massimo Cecchini, parlando del filosofo De Crescenzo, della vita che lo aspetta una volta chiusa la carriera da calciatore, di interviste, di calcioscommesse. E del possibile Tricolore del Napoli: “Se dovesse arrivare il terzo scudetto penso che andrò anch’io a festeggiare”.

 

di Massimo Cecchini

Qualche anno fa un giocatore dell’Atalanta, di cui misericordiosamente omettiamo il nome, si rivolse a un dirigente chiedendo: “Ma perché Willy sta sempre a leggere? A che servono i libri? Se dovessi attaccare un quadro, ad esempio, che cosa ci faccio con un libro?”. Detto che in fin dei conti, se fosse pesante e avesse una buona copertina rigida, potrebbe essere usato anche come martello, la risposta proviamo a chiederla allo stesso Willy, al secolo Guglielmo Stendardo. Occhio però perché la replica arriva indiretta, punteggiata da esempi filosofici e arringhe tribunalizie che d’altronde non sorprendono. Il 34enne difensore napoletano è avvocato, con laurea in Giurisprudenza ed esame di stato già goduti e metabolizzati. Insomma, per certi versi un giurista al momento prestato al calcio, che si svela attraverso un libro, «Il dubbio», niente affatto banale, nonostante l’autore, Luciano De Crescenzo, ci riporti alla mente per prima cosa la tv, il cinema e l’arte dell’ironia.

Stendardo, davvero parliamo di filosofia?
“La prego, non sia superficiale come tanti. De Crescenzo ha venduto quasi venti milioni di libri in tutto il mondo. Sono convinto che un giorno sarà ricordato come uno dei più grandi filosofi del nostro tempo e un giorno, incontrandolo, gliel’ho anche detto. E sa lui che cosa mi ha risposto? Solo dopo morto, perché succede sempre così”.

È un libro che, partendo dai dubbi, affronta grandi temi come Destino, Caso, Tempo, Spazio. Perché ha scelto questo libro?
“Perché il dubbio accompagna la mia vita. Il dubbio è delle persone perbene e io ho imparato a diffidare di chi ha certezze assolute. Pensi alla religione: c’è chi ha fede e chi è ateo, e poi – come dice De Crescenzo – ci sono “gli speranti”. Ecco, io pur essendo un cattolico praticante, mi faccio tante domande”.

In questi giorni però si fanno domande anche i tifosi dell’Atalanta dopo la presunta frattura con Reja.
“Credo che capisca la mia posizione: su questa storia per ora non voglio esprimermi. Preferisco parlare di questo bel libro che ho davanti”.

Guglielmo Stendardo

La sua vita da calciatore è stata governata dal Destino o dal Caso, nei significati greci che ne dà De Crescenzo?
“Dal Destino. Quindi da fatti non casuali, ma causali. Sono un privilegiato, ho raggiunto un sogno, ma ci sono basi da cui mi sono mosso: innanzitutto mia madre Anna medico, mio padre Giovanni sociologo. Una piattaforma familiare solidissima, da cui io ho saputo lavorare. Pensi che dalle giovanili alla A arriva un ragazzo su oltre 4mila”.

Quali dei giovani talenti dell’Atalanta sfonderanno per Destino e non per Caso?
“Tanti, ma di sicuro Grassi e Monachello, se avranno voglia di sacrificarsi. E poi Sportiello, che è già formidabile”.

Nel libro la Contessa rivede la sua vita al videoregistratore come in un film: lei quali episodi rivedrebbe?
“Tre giorni su tutti. Il 16 maggio 1998, quando esordii in A contro il Bari con la maglia del Napoli. Finì 2-2: avevo 16 anni e sono stato il più giovane napoletano a farlo. Ecco, in quel momento pensavo che non sarei mai andato via dalla mia città. Poi mi piacerebbe rivedere un altro 2-2, quello di Lazio-Real in Champions del 3 ottobre 2007. E infine il 23 settembre 2014, quando sono diventato avvocato”.

E quali momenti non rivedrebbe?
“Quando nella Lazio subii mobbing e fui messo fuori rosa. Feci causa, la vinsi e detti tutto in beneficenza, ma speravo che questo aiutasse a cambiare il sistema: non è stato così. In compenso in quel periodo mi avvicinai ancora di più allo studio, perché soprattutto quando si è giovani mettere insieme libri e pallone non è semplice. Ad esempio, a me piace tantissimo la Divina Commedia, ma pensi quanto sarebbe più apprezzata dai ragazzi se fosse spiegata come lo fa Roberto Benigni e non come s’insegna a scuola”.

Nel libro si parla di momenti in cui può cambiare la vita: ha pensato mai che il no della Lazio alla Juve, nel 2008, le ha indirizzato la carriera?
“Certamente, perché la Juve voleva tenermi, ma pensi che in quel periodo il Milan acquistò Ronaldinho per 15 milioni e la Lazio ne chiese per me 12: era troppo. Però è andata bene così, grazie anche a quelle scelte ho scoperto Bergamo”.

Guglielmo Stendardo

«Il Dubbio» definisce i Settentrionali come «uomini di Libertà» e i Meridionali come «uomini d’Amore»: lei, da napoletano trapiantato al Nord, come si sente?
“Premettendo che, com’è noto, ognuno è sempre il meridionale di qualcun altro, al Nord ho scoperto una cultura del lavoro fantastica, che però non mi piace mettere in contrapposizione col resto d’Italia. Nella vita occorre sempre buon senso. Leggevo che, usando i classici indicatori della qualità della vita, Napoli è agli ultimi posti in Italia, ma poi ho ascoltato un napoletano che diceva. ‘Sarà pure vero, ma quanto vale godere del nostro clima, dei nostri paesaggi, della nostra cultura, del nostro cibo?’. Difficile dargli torto, no?”.

Eppure nell’immaginario collettivo Napoli è anche Gomorra.
“Non ho letto il libro e non ho visto la serie tv. Rispetto tutte le idee, ma non mi piace che le si dia una rappresentazione a senso unico. Secondo me Napoli è una vittima del sistema, della cattiva politica. Quando hanno voluto eliminare il contrabbando lo hanno fatto in 24 ore. Evidentemente a qualcuno conviene che le cose continuino così”.

Una volta aveva detto che a Torino aveva scoperto una cultura del lavoro diversa rispetto a Roma.
“Vero, ma è anche una questione di ambiente, di clima. Roma è una città che vive pure la notte, piena di tentazioni, mentre a Torino dopo le sei non c’è più nessuno e pensi a fare solo il calciatore”.

Lei ha conosciuto ultrà turbolenti come quelli di Lazio e Bergamo: ci sono differenze?
“Sarebbe sbagliato identificare una tifoseria con 40-50 violenti. Chi sbaglia deve pagare, ma la responsabilità è personale non collettiva”.

Da avvocato, come debellerebbe la piaga del calcio marcio, a partire dalle scommesse?
“Innanzitutto con la conoscenza. Molti calciatori non conoscono neppure il regolamento, non sanno che quello che fanno è sbagliato ed eticamente scorretto. Viviamo in un mondo da favola, non facciamo le file, abbiamo sempre posto ai ristoranti e pensiamo che tutto ci sia dovuto. Poi però il calcio finisce e la maggior parte non sa cosa fare. Sa che solo il 10% dei giocatori riesce a restare nel mondo del calcio con qualche ruolo? È normale che poi tanti scoprano la depressione”.

Lei si sente ai titoli di coda?
“Ho un contratto fino al 2017, però vorrei continuare ancora. Poi farò l’avvocato, magari per occuparmi a 360° della vita dei calciatori. Comunque le confesso una cosa: a me piace fare interviste. Ne ho fatta una al presidente del Coni, Giovanni Malagò, che è on line, ma vorrei continuare”.

Guglielmo Stendardo

Chi vorrebbe intervistare?
“Sono intrigato da Franco Battiato, ma il sogno sarebbe Matteo Renzi, anche per chiedergli le sue idee sul futuro del calcio”.

Per il momento invece come vede il futuro dell’Atalanta dopo un pari e quattro sconfitte?
“Roseo, ma la squadra deve tornare a essere quella di un mese fa. Sono sicuro che può chiudere il campionato nella parte sinistra della classifica”.

Quella dove è in testa il suo Napoli. Sarri sarà pure nella bufera, però il gruppo vola.
“Anche su temi come l’omosessualità c’è da affrontare un discorso culturale, ma non solo nel calcio. Credo in tutta la società. Parlando di Napoli, dico solo che è fortissimo e lotterà per il titolo con Juve e Inter. E poi ha Higuain, il giocatore più forte del campionato. Per me è meglio anche di Suarez”.

Se arriverà il terzo scudetto tornerà a Napoli per festeggiare?
“Credo proprio di sì. Pensi che bello farlo insieme a De Crescenzo…”.

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