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Operazione “El Cartero”: in manette anche due bergamaschi

Ci sono anche due bergamaschi tra i 15 arrestati dalla Guardia di Finanza di Milano nell'ambito dell'operazione “El Cartero”: si tratta di Vincenzo Cotroneo, già in carcere per associazione mafiosa, e del giovane cugino Ivan Battista Legramandi.

Ci sono anche due bergamaschi tra i 15 arrestati dalla Guardia di Finanza di Milano nell’ambito dell’operazione “El Cartero”: le ordinanze di custodia cautelare hanno infatti raggiunto Vincenzo Cotroneo, 43enne di Calvenzano, e suo cugino Ivan Battista Legramandi, 24 anni di Treviglio.

Quello di Vincenzo Cotroneo non è un nome nuovo: l’uomo si trova già in cella per la condanna a 8 anni rimediata in primo grado il giugno scorso per associazione mafiosa a Milano, quando gli fu riconosciuto il ruolo di finanziatore di alcuni esponenti di spicco della malavita calabrese radicati in Lombardia.

Secondo l’accusa Cotroneo sarebbe coinvolto in questa nuova associazione a delinquere ancora in veste di finanziatore: avrebbe infatti messo a disposizione della società Lombard Merchant Spa “finanziamenti non precisati e assieme ai sodali promuoveva l’abusiva emissione e vendita di fideiussioni sprovviste di copertura, da cui l’associazione traeva profitto, costituito dai premi incassati”.

Legato alla Lombard Merchant è anche il nome di Ivan Battista Legramandi che “quale persona di fiducia di Cotroneo – si legge nell’ordinanza di custodia -, operando in posizione subordinata, commercializzava le fideiussioni”.

Ad entrambi gli inquirenti attribuiscono un legame con la criminalità organizzata di stampo mafioso, in particolare con la ‘ndrina Pensabene, “nell’ombra ma sostanziali finanziatori dell’attività e referenti dei promotori dell’associazione”.

L’inchiesta è nata circa un anno e mezzo fa da un’altra indagine, sul traffico di sostanze stupefacenti: le Fiamme Gialle avevano rilevato alcune condotte ricorrenti riconducibili agli indagati e alle società da essi gestite come il rilascio di fideiussioni “in assenza di una legittima autorizzazione e con capitale sociale insufficiente sia a rispettare le prescrizioni normative sia a garantire la copertura finanziaria delle garanzie emesse, con la conseguente realizzazione di plurime truffe ai danni di coloro che avevano corrisposto il premio”.

Per i 15 arrestati, 12 finiti in carcere e 3 ai domiciliari, l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata all’abusivo esercizio dell’attività finanziaria, aggravata dalla transnazionalità (la rete di agenti si estendeva anche negli Emirati Arabi, Romania, San Marino e Spagna) e dalla truffa: gli indagati avrebbero illegittimamente proposto e/o emesso garanzie fideiussorie per un monte garantito di circa un miliardo di euro, incassando premi per oltre 12 milioni di euro a danno di numerosi contraenti/beneficiari, tra cui privati ed enti pubblici/locali.

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