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Buriana sulle banche in Borsa: i fattori che penalizzano le quotazioni

Anche nella giornata di mercoledì 20 gennaio le Borse europee registrano consistenti perdite. E quelle italiane scontano i dubbi sulle banche. L'esperto di mercati e finanza di Bergamonews, traccia un quadro chiaro di che cosa sta succedendo. E, visti i ribassi, se state pensando di fare affari ora in Borsa vi consiglia di aspettare che il mercato si assesti.

Anche nella giornata di mercoledì 20 gennaio le Borse europee registrano consistenti perdite. E quelle italiane scontano i dubbi sulle banche. L’esperto di mercati e finanza di Bergamonews, traccia un quadro chiaro di che cosa sta succedendo. E, visti i ribassi, se state pensando di fare affari ora in Borsa vi consiglia di aspettare che il mercato si assesti.  

Sulle quotazioni delle banche incidono più fattori dei quali appaiono rilevanti o comunque degni di nota i seguenti.

Andiamo con ordine e analizziamoli uno alla volta.

Le quotazioni si sono apprezzate eccessivamente nel corso del 2015, tanto che molti titoli hanno prezzi ancora superiori a quelli dell’inizio del 2015. Le aspettative economiche mondiali sono nel frattempo intensamente peggiorate con il petrolio che è andato sotto la soglia di 30 euro e con prospettive di ulteriori ribassi.

I default delle 4 banche minori (Etruria ecc.) e il disastro della Popolare di Vicenza e della Veneto Banca hanno minato la fiducia dei clienti nella credibilità del sistema. A questo si deve aggiungere l’entrata in vigore delle norme sul cosiddetto ‘bail in’ a dire le disposizioni normative che addossano ai grandi depositanti delle banche ed anche agli obbligazionisti subordinati l’onere delle perdite in caso di crisi bancaria.

Le banche hanno in circolazione ancora 600 miliardi di obbligazioni (di cui quelle subordinate sono una quota marginale), che vanno a scadere nei prossimi anni. Come si comporteranno i clienti in fase di rinnovo ?

Dai dati Banca d’Italia si apprende che le sofferenze bancarie continuano a crescere con un ritmo di 2 mld al mese ed hanno superato a fine di novembre i 201 miliardi di euro. A queste sofferenze devono aggiungersi non meno di 160 miliardi di crediti deteriorati che sono relativi a clienti in ritardo nei regolari versamenti da più di 90 giorni.

Il totale dei crediti ‘malati’ somma pertanto a circa 360 mld, dato abnorme che assorbe il 80 % del capitale bancario.

Nel conteggio del patrimonio bancario vengono ricomprese le plusvalenze sui titoli di Stato (Btp ecc.) il cui prezzo è ai massimi storici come conseguenza dei tassi di mercato negativi; è sensato riflettere sulla sostenibilità a medio termine di un livello così elevato di patrimonio, giacché lo spread sui titoli italiani è molto influenzato (visto l’elevato debito pubblico) dalla stabilità politica e soprattutto dalle scelte di politica economica.

In questo senso i cosiddetti ratios bancari di Basilea, che nominalmente sono oggi rispettati in pieno dalle banche italiane, sembrerebbero insufficienti se ricalcolati in funzione dell’effettiva possibilità di incasso della massa dei crediti dubbi.

Da qui la ragionevole possibilità che presto o tardi, in caso di stagnazione o crescita debole della nostra economia, le Banche necessitino di ulteriori aumenti di capitale.

Il valore delle azioni (anche di quelle bancarie) non è che un multiplo dei profitti attesi per gli anni futuri. Se i profitti futuri dovranno assorbire anche solo il 20% dei crediti deteriorati, le quotazioni corrette delle azioni bancarie sono oggi impossibili da determinare con certezza.

L’incertezza porta volatilità, la volatilità innesca i crolli ancorché, per molti commentatori, ingiustificati.

Per concludere bisogna ricordare che i prezzi di Borsa scontano tutto e quindi per chi volesse approfittare dei ribassi per ‘entrare’ nel mercato, il consiglio di oggi è attendere che la buriana finisca ed i prezzi si stabilizzino su valori coerenti con le aspettative degli investitori professionisti, la cosiddetta ‘mano forte’.

Magari a prezzi più elevati, ma senza il rischio di restare col cerino in mano.

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