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Caso Moschea a Bergamo, distrutte le auto dei responsabili del Centro Islamico

Mohamed Saleh aveva denunciato l'ex presidente per uno strano giro di denaro sulla realizzazione del nuovo sito religioso in città

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Si aggiunge un nuovo episodio all’intricato caso della realizzazione della moschea a Bergamo. Nel pomeriggio di domenica 17 gennaio, in pieno centro città, sono state danneggiate le automobili di Mohamed Saleh, presidente del Centro islamico di via Cenisio e quella del suo vice.

Saleh, 59 anni, egiziano, è in Italia da più di 30 anno. Stimato e integrato senza problemi nella realtà bergamasca, è da sempre nemico degli estremismi. Guida il centro islamico cittadino dall’estate scorsa, quando è subentrato a Imad El Joulani, medico giordano fino a qualche anno fa presidente del Centro islamico bergamasco, poi espulso dalla comunità e ora indagato per appropriazione indebita.

L’indagine era partita dalla denuncia dello stesso Saleh e del tesoriere dell’Ucoii Italia, secondo i quali El Joulani avrebbe utilizzato parte dei fondi arrivati dalla Qatar Charity Foundation per la realizzazione di un nuovo centro culturale islamico polivalente. Una cifra ingente, circa 5 milioni di euro, indirizzati su di un cantiere in via San Fermo, che non era il progetto originale previsto in via Baioni, approvato dai finanziatori. Ora il cantiere di via San Fermo, posto sotto sequestro dalla Digos, è al centro di verifiche urbanistiche e di una polemica tra le forze politiche cittadine.

Sulla vicenda il pubblico ministero Carmen Pugliese ha aperto un’inchiesta per truffa e appropriazione indebita. Non è escluso che il danneggiamento delle auto dei due attuali responsabili, denunciato alla polizia, possa essere un atto intimidatorio nei confronti di chi ha aperto il caso.

 

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