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Crespi, l’urbanista del Comune: “Progetto come 1000 appartamenti, i servizi servono” fotogallery

Una delle voci che finora non è stata ascoltata è quella dell'ingegner Marcello Fiorina, urbanista del Comune di Capriate San Gervasio. Riportiamo un suo intervento in versione integrale.

In settimana è previsto un incontro tra Regione Lombardia e Comune di Capriate San Gervasio per cercare di fare chiarezza sul progetto di recupero del villaggio operaio. Antonio Percassi, imprenditore che aveva sottoscritto il protocollo d’intesa che prevedeva un investimento da 100 milioni di euro, ha annunciato di voler fare un passo indietro di fronte agli oneri dovuti all’amministrazione comunale.

Il sindaco Valeria Radaelli ha ribadito in più occasioni che gli accordi erano chiari e che i tecnici hanno solo applicato la legge. Ora è scesa in campo la Regione con l’obiettivo di recuperare i rapporti tra Comune e impresa Percassi.

Una delle voci che finora non è stata ascoltata è quella dell’ingegner Marcello Fiorina, urbanista del Comune di Capriate San Gervasio. Riportiamo un suo intervento in versione integrale.

“Occorre fare chiarezza rispetto alle tante cose che negli ultimi giorni sono state dette sull’operazione di rilancio di Crespi d’Adda.
In primo luogo è necessario comprendere la reale portata dell’operazione.
Sicuramente siamo di fronte ad un complesso storico architettonico di assoluto rilievo internazionale, che merita il massimo rispetto ed ogni sforzo per la sua conservazione e giusta valorizzazione.
Tuttavia incentrare il tema soltanto sull’aspetto architettonico è a mio avviso del tutto fuorviante, mentre occorre incominciare l’analisi partendo innanzitutto dal valutare l’operazione sotto il profilo urbanistico.
Il complesso industriale di Crespi, il villaggio, i boschi circostanti e gli gli straordinari ambienti fluviali che caratterizzano i luoghi di cui si parla, possono essere considerati un ecosistema di tipo antropico, dove natura ed azione umana hanno creato un gioiello unico e di inestimabile valore.
Per questo motivo, oggi, non è pensabile dare attenzione alle sole architetture della fabbrica senza pensare al resto del villaggio, al paesaggio, alle infrastrutture, in sostanza alla complessa e delicata situazione urbanistica.
La genesi del villaggio con la sua storia di abitanti/lavoratori, tutti alle dipendenze dei “padroni” Crespi, oggi non trova più riscontro nella realtà.
Con il progressivo abbandono delle attività produttive nella fabbrica, ad oggi chiusa da oltre dieci anni, si è pure trasformato il tessuto sociale del villaggio, ora occupato non solo dai discendenti di quei lavoratori, e comunque tutto da persone che non lavorano più in quel luogo.
Regione Lombardia (e non il Comune di Capriate San Gervasio) con il Piano Territoriale Regionale, ha imposto importanti vincoli conservativi sulle aree verdi libere e boscate circostanti i fabbricati, e lo studio della Rete Ecologica Regionale ha inserito tutta l’area di intervento all’interno dei corridoi ecologici oggetto della massima tutela. Il progetto ambientale del Parco Adda Nord ha individuato le aree adiacenti alla fabbrica fra gli ambiti boscati oggetto di tutela e conservazione.
Questi studi di rilievo sovracomunale avrebbero dovuto indurre maggior attenzione nella valutazione di progetti da parte di chi è deputato alla loro ideazione, attenzione che avrebbe dovuto essere messa in campo al fine di valutare anche l’effettiva sostenibilità economica delle proposte.
Il Piano di Governo del Territorio, approvato prima che l’attuale operatore acquistasse l’area, ha previsto per il comparto produttivo l’obbligo di attuazione degli interventi unicamente mediante un Piano Particolareggiato, di iniziativa SOVRACOMUNALE, pubblica o privata e proprio finalizzato alla valutazione della compatibilità urbanistica ed infrastrutturale delle trasformazioni funzionali auspicate ed attese.
Era pertanto noto a tutti che il problema Crespi era innanzitutto un problema urbanistico e non architettonico, e così deve rimanere, a mio avviso, in questa fase di progettazione preliminare.
Una struttura urbana è un corpo complesso, fatto di organi (edifici funzionali) ed arterie che trasportano il sangue (infrastrutture e servizi). Gli uni non possono vivere senza gli altri, ed i momenti di crescita sono sempre i più pericolosi. Il rischio infatti è quello di vedere (come spesso è accaduto nei nostri paesi) lo sviluppo di attività non supportate da adeguati servizi, con conseguente collasso della viabilità, aumento dell’inquinamento, riduzione della qualità dei servizi. Si produce in sostanza un peggioramento della qualità della vita.
Recuperare alla funzione terziario direzionale i 70.000 mq. della fabbrica di Crespi, significa indurre sul territorio un carico urbanistico pari a 1.000 nuovi appartamenti, cioè moltiplicare di 10 volte il carico attuale. Cosa evidentemente non sostenibile senza l’adeguamento dei servizi. E ritengo non corretto pensare che tali servizi siano da considerarsi già assolti 100 anni fa con la realizzazione di quelli con cui Beniamino Crespi ha dotato il villaggio perché le esigenze di un secolo fa non sono quelle odierne.
Per questo motivo il legislatore ha istituito l’obbligatorietà della corresponsione degli oneri di urbanizzazione, affinchè chi produce le trasformazioni contribuisca alla corretta e contestuale crescita dei servizi e delle infrastrutture.
La Legge Regionale 12/2005 inoltre ha previsto che ogni intervento di rilevanza urbanistica debba esser valutato proprio sotto questi profili e che, per attuarlo, vengano messe in atto tutte le misure di mitigazione possibili.
Con questo spirito l’Amministrazione Comunale ha sottoscritto nel gennaio 2015 un protocollo d’intesa, finalizzato a concordare preliminarmente le linee guida della trasformazione URBANISTICA dell’area.
All’interno di quel protocollo uno degli aspetti di maggior rilievo era proprio la condivisione relativa alla difficoltà di accesso all’area, ed in particolare alla difficoltà di realizzare in sito i parcheggi necessari al funzionamento delle nuove strutture.
L’operatore si era in tal senso impegnato a trovare ogni possibile soluzione alternativa alla realizzazione dei parcheggi in sito, attivandosi nello studio di un sistema integrato della sosta con l’individuazione di aree a parcheggio remote.
Ricordo che le stesse norme di PGT vigente prescrivono, da anni, che ogni intervento da attuarsi nella fabbrica di Crespi debba prevedere la realizzazione di parcheggi remoti e sistemi navetta.
Nell’ultima proposta progettuale avanzata all’amministrazione non si riscontra una concreta iniziativa in tal senso, e l’operatore non ha, ad oggi, alcuna disponibilità di aree per parcheggi remoti.
Appare inoltre assolutamente ingeneroso il richiamo, visto sul giornale, al progetto di rilancio del Parco Leolandia Minitalia, operazione che, a detta di qualcuno, sarebbe stata trattata dal comune alla stessa stregua del progetto di rilancio della fabbrica di Crespi.
A prescindere da ogni valutazione circa la presunta nobiltà di un’operazione economica rispetto ad un’altra, (è comunque bene ricordare che il Parco di divertimenti garantisce ad oggi il lavoro ad oltre 100 famiglie del territorio), il comune si è unicamente attivato mettendo a disposizione il proprio Know How relativamente alla principale problematica: la viabilità.
Lo sviluppo del parco di divertimenti è infatti stato oggetto di un importante progetto urbanistico, attuato attraverso un Accordo di Programma con Regione Lombardia, Provincia di Bergamo e comuni contermini, che ha messo in evidenza tutte le criticità infrastrutturali del territorio. Ed è stata proprio Regione Lombardia a rilevare l’inadeguatezza della rete stradale a sostenere i futuri incrementi di traffico atteso sulla viabilità ordinaria dall’uscita dell’autostrada fino ad interessare le vie cittadine.
Non si comprende quindi come possa essere ignorato tutto quel percorso, di studio e confronto, da coloro che hanno in progetto una trasformazione altrettanto impattante, non certo sotto il profilo architettonico, come detto, ma sicuramente dal punto di vista urbanistico e viabilistico.

Il territorio non è una risorsa infinita e va tutelata. In zona insistono centinaia di posti auto al servizio del Parco Minitalia, usati prevalentemente il sabato e la domenica. Che senso ha costruire altri parcheggi quando è possibile utilizzare quelli che ci sono in condivisione, visto che le attività economiche terziario direzionali si riducono nei giorni festivi?
Al contrario la scelta di sacrificare quasi 30.000 mq. di area boscata e fortemente vincolata al confine con l’Adda, oltre ad evidenti problemi di impatto paesistico, seppur sicuramente mitigabili attraverso progetti di qualità, non risolve il problema dell’accessibilità all’area per un numero di veicoli stimato in quasi 2000 al giorno. Da qui la necessità di importanti opere infrastrutturali ed i costi che, ora, si vogliono imputare come causa dell’abbandono dell’operazione.
Per chi ha voglia di approfondire l’argomento suggerisco di leggere bene i contenuti del Protocollo d’intesa condiviso e sottoscritto dalle parti solo un anno fa, perché in quel documento troverà tutte queste argomentazioni chiaramente evidenziate.

Credo fermamente che l’operazione di rilancio della fabbrica di Crespi d’Adda sia un’occasione per tutta la comunità, Capriatese e non, ma che debba essere portata a compimento solo attraverso la sua coerenza urbanistica con il delicato contesto circostante, altrimenti il rischio è quello che la cura sia peggiore della malattia”.

Ing. Marcello Fiorina – Urbanista del Comune di Capriate San Gervasio

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