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Anche un calciatore 18enne tra gli ultrà arrestati dopo Atalanta-Inter video

Ai loro avvocati hanno raccontato di essere stati arresti senza motivo e che alcuni di loro stavano scendendo da Città Alta dove si erano recati a bere qualcosa dopo la partita

C’è anche un 18enne tra i dieci ultrà atalantini arrestati per gli scontri con la polizia di sabato 16 gennaio, in cui sono rimasti feriti sette agenti.

Si tratta di G.P., maggiorenne solo dallo scorso ottobre. Nato a Seriate, domiciliato a Pietra Ligure (Savona), da qualche mese abita in provincia di Bergamo, dove gioca a calcio in una squadra di Serie D, la Grumellese.

Proprio per questo motivo si reca solo raramente allo stadio, visto che la domenica pomeriggio è impegnato con la sua formazione. Con la quale sabato mattina aveva svolto anche un allenamento, prima di andare a seguire Atalanta-Inter.

Gli altri arrestati sono: G.B., 22 anni, nato e residente a Crema; G.D., 24 anni, nato a Calcinate e residente a Villongo; D.B., 26 anni, nato a Bergamo e residente ad Almenno San Salvatore; M.C., 26 anni, nato a Bergamo e residente a Ranica; E.M., 35 anni nato ad Alzano Lombardo e residente a Nembro; F.P., 25 anni, nato a Palermo e residente a Lodi. Oltre a F.G., 23 anni, nato e residente a Francoforte, in Germania, un supporter dell’Eintracht, squadra tedesca la cui tifoseria è gemellata con quella della Curva Nord. Sono tutti accusati di violenza, resistenza, lesioni e danneggiamenti.

Devono invece rispondere anche di violazione di Daspo L.T., 26 anni nato a Bergamo e residente a Petosino  e A.C. nato a Bergamo e residente a Ranica, colpiti dal provvedimento di divieto di accesso agli stadi per una torcia acceso in Curva Nord durante una delle ultime partite dello scorso campionato.

In ogni caso la misura scatterà per tutti e dieci gli arrestati, con divieti che vanno dai 5 agli 8 anni per i due già daspati.

Sono stati tutti rinchiusi nel penitenziario di via Gleno a Bergamo, dove nella mattinata di martedì saranno interrogati dal giudice per le indagini preliminari Marina Cavalleri.

Ai loro avvocati che li hanno ricevuti in carcere, Federico Riva ed Enrico Pollini, hanno raccontato di essere stati arresti senza alcun motivo e che alcuni di loro stavano scendendo da Città Alta dove si erano recati a bere qualcosa dopo la partita.

I disordini sono esplosi un’ora dopo il termine della gara del Comunale, intorno alle 17.45, quando il corteo di bus con tifosi interisti e camionette della polizia raggiunge l’incrocio tra via Maj e via Taramelli. E’ lì che da una strada laterale spuntano una quarantina di ultrà atalantini, incappucciati e con indosso i passamontagna, oltre che armati di bastoni, sassi e bombe carta.

Parte un lancio di oggetti contro i pullman e provano anche a raggiungere i rivali interisti. Ma l’offensiva viene arginata dalla polizia, con un principio di incendio di una volante a causa dei botti lanciati all’interno.

Inizia quindi l’inseguimento per cercare di catturarli. I tifosi bergamaschi fuggono lungo via Taramelli e raggiungono via Camozzi, dove provano un assalto con sassi e bastoni contro gli agenti. Che però non demordono e proseguono la caccia, coadiuvati anche dall’elicottero della polizia che segue i fuggitivi.

I numerosi passanti del sabato pomeriggio, a piedi e in auto, non capiscono cosa stia succedendo in pieno centro. Il traffico è in tilt.

Gli ultrà corrono lungo via Tasso, dove provano una nuova offensiva contro le forze dell’ordine. Raggiungono quindi via Pignolo e da lì arrivano fino in Città Alta. E in Colle Aperto che scattano i primi arresti.

Altri ultrà riescono a fuggire, passano da porta San Lorenzo e raggiungono la zona dello stadio. Alcuni provano persino a nascondersi nei cortili delle abitazioni, con gli stessi residenti che avvertono gli agenti della loro presenza. Altri riescono a dileguarsi.

Alla fine il bilancio è di dieci ultrà arrestati e di sette agenti feriti nelle varie fasi degli scontro, oltre che di alcuni mezzi della polizia danneggiati. E di una intera città che per un pomeriggio è stata sotto assedio.

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