BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Grande Guerra, Pillola 71: le battaglie in Carnia, il fronte di pietra fotogallery

Il 1915 si chiude con un nulla di fatto sul fronte italo-austriaco: le battaglie in Carnia si arrestarono con l'arrivo di un inverno nevosissimo che rese impossibile ogni tipo di azione offensiva e costrinse i due schieramenti a pensare soprattutto a sopravvivere.

Più informazioni su

Il fronte di pietra, il sempre troppo trascurato fronte della Carnia, ebbe caratteristiche sue proprie ed una storia che meriterebbe ben altri approfondimenti: fu il più domestico dei settori del fronte italo-austriaco, quello in cui la gente del fondovalle combatteva sui valichi e sulle creste e in cui le donne portavano cibo e rifornimenti ai loro mariti, fratelli e figli, che combattevano.

Inoltre, la natura era aspra, scabra, con un clima freddissimo. Pure, si trattava di un settore in cui lo sfondamento iniziale avrebbe potuto essere, più che altrove, decisivo: dal passo di Monte Croce Carnico, infatti e avanti lungo la val Fella, un’offensiva tempestiva e ben condotta avrebbe aperto agli italiani le porte della Carinzia austriaca e, forse, la chiave della guerra. Invece, come nel resto dello schieramento, si tentennò, si perse la buona occasione, quando le montagne erano quasi del tutto sguarnite, e la guerra divenne il solito stillicidio spaventoso.

Il fronte carnico misurava circa 50 chilometri di sviluppo, dal Peralba, dove si collegava a quello dolomitico, al Canin, dove, invece, si riuniva con il settore della 2a armata, schierata sull’alto Isonzo: era diviso in due sottosettori (But-Degano e Fella) e lo comandava il generale Lequio, dal suo quartier generale di Tolmezzo. Gli italiani vi schieravano 2 brigate di fanteria e 16 battaglioni alpini, con soldati in larga parte friulani. Da parte loro, gli austroungarici disponevano della 92a divisione del generale Rohr e, soprattutto, avevano occupato le cime più importanti del settore, da cui potevano agevolmente dominare il fondamentale passo di Monte Croce Carnico, come il Pal Piccolo e il Pal Grande, sulla destra del valico, e la Creta di Collinetta, alla sua sinistra, ampiamente trincerate e blindate.

Pillola 71

Allo scoppio della guerra, data l’impenetrabilità dello sbarramento al passo, si tentò da subito di aggirare il valico sui lati, con una brillante azione degli alpini del Tolmezzo, che, il 28 maggio riuscirono ad impadronirsi quasi completamente della linea di cresta Pal Piccolo-Pal Grande, con la pericolosa eccezione della sella del Cuelat, tra le due cime, a quota 1.629, che divideva l’occupazione italiana in due enclaves e permetteva di colpire le strade che salivano verso il passo: dall’altro lato del valico, inoltre, gli austroungarici continuavano a controllare gli accessi da Timau, con gravi problemi per le truppe italiane in quota. Per questo, gli sforzi successivi, nella prima settimana di giugno, si rivolsero verso il Cuelat, che venne conquistato da 2 compagnie del Val Tagliamento: il contrattacco nemico, però non si fece attendere e, il 14 dello stesso mese, gli austroungarici, con un’operazione in grande stile, riconquistarono l’importante sella e le quote 1.859 e 1.866 del Pal Piccolo, minacciando severamente le posizioni italiane, ma l’intervento rapidissimo delle riserve italiane, salite da Timau e da Paluzza, ristabilì subito la situazione di partenza, ad esclusione della quota 1.866.

Naturalmente, questo iniziale susseguirsi di azioni di sorpresa e di rapide conquiste fece sì che entrambi i contendenti aumentassero notevolmente i presidi e dessero inizio a massicci lavori di fortificazione, trasformando le cime e le creste in autentici fortini, le cui vestigia sono ancora oggi ben visibili.

L’ultima battaglia che insanguinò il settore Carnia nel 1915 avvenne alla fine di agosto, e si risolse in un mezzo disastro per gli italiani, che attaccarono la quota 1.866 per riconquistarla, sotto il tiro incrociato di fucili e mitragliatrici dei difensori, ben riparati, che ne fecero strage. L’azione, dopo qualche ora, dovette essere sospesa.

Da allora, l’inverno, nevosissimo, rese impossibile ogni tipo di azione offensiva: le vittime tra i soldati dipesero soprattutto dal gran numero di valanghe che si staccavano dai crinali. Anche in Carnia, dunque, ci si accinse ad affrontare il primo, terribile, inverno di guerra, in cui i reparti contrapposti dovettero pensare, in primo luogo, a sopravvivere in condizioni davvero estreme, in un ambiente alpino molto severo e con temperature bassissime.

Il 1915, quasi ovunque sul fronte italo-austriaco, si chiudeva con un nulla di fatto: il Natale passò, e con esso le speranze dei soldati in una guerra dalla rapida conclusione. In realtà, soltanto la ritirata di Caporetto avrebbe staccato i contendenti dalle nude rocce del Pal Piccolo, del Freikofel, del Pal Grande, che per tanti mesi erano state teatro delle loro imprese.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.