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Nuova moschea a Bergamo, gli ultimi sviluppi del caso spinoso foto

Dal sequestro dell'area a inizio anno fino al chiarimento dell'assessore Giacomo Angeloni sulla posizione del Comune di Bergamo, ripercorriamo tutte le tappe dello spinoso caso moschea.

Dal sequestro dell’area a inizio anno fino al chiarimento dell’assessore Giacomo Angeloni sulla posizione del Comune di Bergamo, ripercorriamo tutte le tappe dello spinoso caso moschea.

IL SEQUESTRO – La Digos di Bergamo sequestra l’ex concessionaria Fiat in via San Fermo nei primi giorni del 2016. L’area è al centro di un’inchiesta coordinata dal pm Carmen Pugliese che ha raccolto la denuncia di Mohamed Saleh, attuale presidente del centro islamico di via Cenisio. Saleh accusa il suo predecessore, Imad El Joulani, di aver sottratto 5 milioni di euro donati dalla Qatar Charity Foundation con l’obiettivo di realizzare una nuova moschea. Come riporta il Corriere Bergamo, 2,2 milioni sono già stati spesi per l’acquisto dell’area da parte della Tecno Cib srl, il cui socio unico è l’associazione Comunità islamica di El Joulani ,ora accusato dalla procura di appropriazione indebita. Gli altri 2,8 invece sono ancora sotto sequestro, mentre l’area è stata dissequestrata dal collegio dei giudici.

LO STOP DEL COMUNE – A giungo 2015 El Joulani ha presentato agli uffici comunali una denuncia di inizio attività per i lavori nell’ex concessionaria di via San Fermo. Palafrizzoni a luglio ha bloccato tutto perché, secondo gli uffici, gli interventi richiesti possono essere autorizzati solo dopo l’approvazione di un piano attuativo. Nonostante la risposta sono state posizionate impalcature. La polizia locale ha già svolto due sopralluoghi per cercare di capire la natura dei lavori ed eventuali provvedimenti.

“IL CENTRO PIU’ GRANDE D’ITALIA” – Il tesoriere dell’Ucoii (unione delle comunità islamiche d’Italia) Ibrahim Mohamed, intervistato da L’Eco di Bergamo, spiega che “Bergamo deve essere una città simbolica, con un progetto forte di richiamo nazionale. Non a caso la Qatar charity foundation ha deciso di investire un quinto dei 25 milioni di euro trasferiti in Italia per realizzare 33 centri islamici. Non accettiamo che i fondi della Qcf siano finiti in parte per comprare un capannone modificato, vicino a un cimitero”.

Preghiera del ramadan alla moschea

L’ATTACCO DELLA LEGA – Il caso politico è stato sollevato dalla Lega Nord che negli ultimi giorni, a più riprese, ha chiesto risposte all’amministrazione comunale. Daniele Belotti, segretario provinciale, e Alberto Ribolla, capogruppo a Palafrizzoni, assicurano che faranno tutto il necessario per impedire la costruzione del nuovo centro. “E’ nostra intenzione fare tutto il possibile affinché si impedisca la realizzazione di una moschea più o meno mascherata nella nostra città. In questa battaglia saranno sicuramente coinvolti anche i cittadini. Dopo aver ospitato Imam indagati e poi arrestati per terrorismo internazionale, i rappresentanti della comunità islamica ora pensano di realizzare qui la più grande moschea d’Italia? I bergamaschi hanno capito la totale inaffidabilità di questa comunità, confermata oggi anche dalle spaccature interne che emergono in modo palese dalle dichiarazioni contrastanti del tesoriere dell’Ucoii e dell’ex presidente del centro islamico El Joulani. Per quel che ci riguarda possono mettere il cuore in pace: in via S. Fermo a Bergamo non si farà nessuna moschea. Le leggi regionali lo impediscono e noi – conclude – faremo tutto ciò che è necessario affinché questa ipotesi non diventi realtà”.

LA POSIZIONE DEL COMUNE – E’ affidato all’assessore Giacomo Angeloni, che ha tenuto i rapporti con tutte le comunità religiose, il chiarimento sulla posizione del Comune di Bergamo. Come avvenuto in passato, l’amministrazione ha applicato la legge. “In merito alla situazione di via San Fermo, a cui l’interrogazione fa riferimento, preciso quanto segue:

– La segnalazione alla Digos della compravendita immobiliare di quell’area, afferibile a una sedicente comunità islamica, è stata inoltrata nel mese di febbraio 2015 da questa Amministrazione nell’ambito dei continui e reciproci scambi di informazioni sul tema.
– A seguito della segnalazione è stata avviata un’indagine dalle autorità preposte e la comunità islamica di via Cenisio ha sfiduciato e denunciato l’operato del proprio presidente e ne ha eletto un altro.
– Il Comune di Bergamo è sempre stato in contatto con i nuovi vertici di tale comunità e ha sempre raccomandato e vigilato sul rispetto delle norme e delle leggi vigenti.
– In una precedente interpellanza (…) relativa alla realizzazione di una moschea nella ex Tastex ho già avuto modo di rassicurare circa l’inappropriatezza del luogo e ribadito più volte quanto scritto sul programma, ovvero che una moschea a Bergamo serve (quella già esistente in via Cenisio crea disagi), ma dovrà sorgere in un luogo controllabile, raggiungibile, dovrà avere parcheggi adeguati e dovrà essere posta al di fuori degli insediamenti dei quartieri.

Mi si permetta una rilettura politica visto e considerato che il partito a cui appartengono gli scriventi è lo stesso che lo scorso anno ha approvato in Regione Lombardia la cosiddetta “legge anti-moschee”, da me ritenuta inappropriata dal punto di vista urbanistico, incostituzionale e, soprattutto, fuori della realtà, non garantendo la libertà di culto a un numero altissimo di fedeli di altre religioni. Le “fughe in avanti” di parti di comunità islamiche sono ascrivibili anche agli effetti di tali normative. Il Comune di Bergamo ritiene indispensabile e sempre più urgente affrontare la situazione realizzando un luogo di culto islamico a Bergamo, in un’ottica di controllo del territorio e di percezione di sicurezza: in questo modo si evita il proliferare di mini-siti di culto fuori dell’attenzione delle autorità preposte. Un’eventuale moschea a Bergamo avrà dimensioni proporzionate alla richiesta dei nostri cittadini di fede musulmana e non sarà pertanto sovradimensionata per candidarsi a luogo di riferimento né provinciale né regionale né tanto meno nazionale.
Riguardo poi ai finanziamenti finalizzati alla realizzazione di futuri luoghi di culto, l’Amministrazione ripone piena fiducia nelle indagini disposte dall’Autorità Giudiziaria e pertanto non ci permettiamo di trarre delle conclusioni affrettate e allarmiste sugli individui e le associazioni coinvolte nella vicenda: sarà la Giustizia a stabilire eventuali responsabilità nel frangente.
Allo stato attuale l’attività dell’Amministrazione riguardo l’individuazione di un eventuale luogo di culto è subordinata alla decisione della Corte Costituzionale, che deve pronunciarsi sull’avvenuta impugnazione da parte del Governo della legge regionale a cui si faceva riferimento sopra. Nel frattempo, l’Amministrazione e io personalmente auspichiamo una distensione del clima all’interno della comunità islamica di via Cenisio, condizione necessaria per poter affrontare con la giusta serenità la trattazione di argomenti di grande importanza come quelli riportati in questa mia risposta. Continuo ad essere disponibile – e lo ritengo passaggio di fondamentale utilità – a un confronto sul tema con le altre forze politiche, che in più occasioni e anche in Consiglio Comunale hanno espresso idee e posizioni non ideologiche e nettamente diverse rispetto a quelle degli interpellanti”.

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  1. […] islamica a causa dell’utilizzo dei 5 milioni provenienti dalla Qatar Charity Foundation (leggi tutto qui) e la vicenda giudiziaria che ha bloccato il cantiere della moschea, non autorizzata da […]