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Salvate i soldati Bellini e Denis: vederli chiudere la carriera atalantina così fa male

Quattro sconfitte consecutive, lo spettacolo che sembra scomparso e la preoccupazione che inizia a farsi sentire. In casa Atalanta qualcosa non va più.

Il giocattolo di Reja non si sarà rotto, questo è presto per dirlo (la zona retrocessione resta lontanissima, a 9 punti), ma di certo si è guastato. E va riparato al più presto.

Il tecnico goriziano domenica, dopo il ko col Genoa, ha dichiarato espressamente di aspettarsi qualche mossa dal mercato. E qualcosa, sicuramente, verrà fatto.

Ed è proprio in questo aspetto, il mercato appunto, che si può trovare uno dei motivi di questa mini-crisi dei nerazzurri ufficialmente aperta dopo la brutta sconfitta interna rimediata con l’uno-due di Dzemaili-Pavoletti. Le mosse della dirigenza in estate non sono state del tutto perfette, e di questo ne sta risentendo pesantemente la squadra oggi.

Lo straordinario colpo-de Roon, arrivato da perfetto sconosciuto a una cifra bassissima, e l’ottimo acquisto di Paletta, prelevato dal Milan senza grosse spese, hanno reso eccellente la valutazione del lavoro di Giovanni Sartori. Che, diciamolo subito, si è effettivamente mosso molto bene.

Ma l’ex ds del Chievo non è stato capace di mettere la ciliegina sulla torta. Perché? Per due semplicissimi motivi che, per una serie di circostanze, in queste ultime gare sono venuti pesantemente a galla.

Il rinnovo di un Gianpaolo Bellini non più in grado di giocare ai massimi livelli, prima di tutto, che non sta rendendo onore alla sua storia. Che senso ha per il capitano nerazzurro continuare a giocare così? Con lui in campo, infatti, la difesa atalantina balla parecchio e anche domenica – non a caso – i due gol del Genoa sono nati da iniziative create nelle sue zone, dai suoi avversari diretti.

Perché è stato lasciato in panchina un Conti che a Udine non sarà stato impeccabile ma che, al tempo stesso, non aveva di certo sfigurato? Certi errori, è proprio il caso di dirlo, ce li potremmo anche aspettare da un giovane classe 1994 che ha tempo per crescere e migliorarsi piuttosto che da un veterano con anni in serie A alle spalle.

Calciatori

E che dire di German Denis? Il Tanque non è più lui, è irriconoscibile. L’argentino lotta, si batte, cerca di mettercela tutta. Ma non è più lui. Contro il Grifone l’ennesima prova incolore fatta di palloni persi, passaggi sbagliati e movimenti non proprio perfetti che non hanno mai aiutato ripartenze e azioni offensive dei suoi compagni.

Sia chiaro, scrivere certe cose di due autentici colossi della storia nerazzurra fa male, anzi malissimo. Ma oggi, purtroppo, è questa la realtà.

Bellini, diciotto stagioni con la maglia della Dea addosso, non riesce più a rendere come dovrebbe; Denis, 55 gol in quattro stagioni e mezza a Bergamo, fa sempre più fatica.

In estate le strade dei due potevano separarsi da quella dell’Atalanta, ma entrambi sono stati tenuti: il capitano con un altro anno di contratto come riconoscimento per la carriera; il Tanque respingendo le offerte – mai ritenute economicamente all’altezza – di un Independiente che avrebbe fatto carte false per riportare l’ariete argentino in patria. Con il benestare dell’ex Udinese, tra l’altro.

La squadra di Reja non sta attraversando questo momento-no solo ed esclusivamente per colpa di Bellini e Denis, è ovvio. Tutti lo sanno, e le prestazioni opache dell’undici bergamasco contro il Genoa (mai concretamente pericoloso prima del 2-0 di Pavoletti) ne sono la testimonianza.

Ma è comunque certo che insistere su due calciatori fuori condizione che vanno verso i 35 e i 36 anni in un momento così difficile non sta giovando a nessuno, né alla squadra, né ai due.

E il pubblico del Comunale ha iniziato a far sentire il suo disappunto: domenica, dopo il triplice fischio del direttore di gara, qualcuno dagli spalti ha iniziato a non nascondere più il proprio malcontento (cosa giustificabilissima, dopo quattro ko consecutivi, se fatta nei modi dovuti).

I due nerazzurri più bersagliati? Manco a dirlo: Bellini e Denis. Due pagine importantissime della storia atalantina che, ahinoi, stanno chiudendo la loro carriera bergamasca nel peggiore dei modi.

Si poteva evitare. E ce lo saremmo risparmiati molto volentieri.

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