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Panigada: il successo del teatro? È nel rapporto vivo con la città

Maria Grazia Panigada, direttore artistico della stagione di prosa del teatro Donizetti e del teatro Sociale di Bergamo, intervistata da Bergamonews, spiega i successi di pubblico che sta registrando la nuova stagione di prosa e di Altri Percorsi.

Pensi al teatro e immagini che chiuso il sipario e spente le luci, lo spettacolo finisca lì. Magari resta ad evaporare negli animi degli spettatori.

Ed invece, Maria Grazia Panigada, direttore artistico della stagione di prosa del teatro Donizetti e del teatro Sociale di Bergamo, cerca di dare una lettura sui successi di pubblico che le prime rappresentazioni della stagione stanno riscontrando nei due massimi teatri cittadini.

Basta scorrere i dati degli abbonati, a quota 4.300, oltre un centinaio in più rispetto alla stagione precedente, i carnet di spettacoli già venduti, il sold-out per Iliade e La Volontà.

“Per quest’ultimo spettacolo abbiamo già cinquanta persone in attesa” precisa Panigata. E il dettaglio sta lì, nel definire “persone” coloro che troppo spesso vengono definiti “spettatori” in un senso passivo. “La verità” di Daniele Finzi Pasca che ha aperto il ricco e originale cartellone della prosa ha registrato 5689 ingressi, contro i 4564 della prima della stagione precedente.

Come spiega questa riscoperta e viva passione per il teatro da parte dei bergamaschi?
“E’ un pubblico esigente e con dei tempi suoi. Non sempre pare partecipare e poi alla fine dello spettacolo scopri l’entusiasmo e quindi c’è la soddisfazione di aver scelto il titolo giusto”.

A proposito di titoli, quest’anno il cartellone spazia fuori dai classici offrendo spettacoli coraggiosi e particolari. Come nasce una stagione di prosa e di Altri Percorsi?
“A dire il vero giro come una trottola tutto l’anno per l’Italia per vedere spettacoli, poi sono sommersa di richieste da parte di registi o di autori che mi sottopongono e propongono i loro lavori perché, ed è bene sottolinearlo, portare uno spettacolo al Donizetti è una grande conquista. Infine, ci sono collaborazioni e amicizie con attori e registi e a volte gli spettacoli nascono così. Cuciti apposta per il teatro Donizetti”.

Un esempio?
“Due donne che ballano” di Veronica Cruciani è nato così. Veronica mi ha fatto leggere il testo, aveva scelto le due attrici Maria Paiato e Arianna Scommegna, e quando mi ha chiesto un parere perché doveva presentarlo per il Carcano mi sono proposta di fare debuttare lo spettacolo a Bergamo”.

E ha accettato?
“Sì, Bergamo con il Donizetti e il Sociale è un bel banco di prova. Ora lo spettacolo sta riscuotendo successo in tournée, ma il suo battesimo con il pubblico è avvenuto a Bergamo. Una bella soddisfazione. Anche “Milite ignoto” di Mario Perrotta è nato sulla falsa riga di Due Donne che ballano, Perrotta mi aveva chiesto un parere sullo spettacolo in lettura, cioè quando era ancora in fase di creazione, e così dopo alcune modifiche ho proposto di portarlo a Bergamo”.

Superare il palcoscenico di Bergamo quindi è una bella prova?
“Sì, sicuramente. C’è da sottolineare che noi offriamo sei date, quindi un periodo stabile di una decina di giorni in città, comprese le prove. E in questo tempo gli attori entrano in relazione con Bergamo, una città e un teatro che sa coccolarli, metterli a loro agio. Anzi, a volte nascono anche altre collaborazioni, proposte, iniziative”.

Martedì 12 gennaio riprende la stagione di prosa, con “Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi”. Come è già avvenuto per La Verità, oltre allo spettacolo ci sono una serie di iniziative collaterali.
“Già con La Verità abbiamo introdotto delle novità, come l’incontro con gli autori, i registi e gli attori. Il primo appuntamento ha avuto un successo di partecipazione straordinaria. Il secondo, in calendario per giovedì 14 gennaio con il regista Martinelli punta proprio ad avvicinare il pubblico e gli amanti del teatro con i protagonisti del palcoscenico. In questa occasione, visto che il tema sono i diritti umani, ci saranno degli incontri con le scuole con alcuni profughi e al Polaresco l’appuntamento con i ragazzi del gruppo La Caverna, oltre all’importante incontro con la Cattedra dell’Unesco sui diritti umani. L’idea è quella di non proporre solamente degli spettacoli di spessore, ma anche degli appuntamenti collaterali con le diverse istituzioni e il mondo della scuola. E’ stato così anche per La Verità di Finzi Pasca che ha portato a Bergamo per la prima volta un Salvador Dalì, ammirato e apprezzato fuori dagli orari degli spettacoli”.

Il teatro quindi non è solamente ciò che va in scena sul palcoscenico?
“Credo che la partecipazione così numerosa e calda con gli appuntamenti della prosa e di Altri percorsi che registriamo quest’anno. vada proprio ricercata in questa collaborazione che si crea attorno agli spettacoli”.

Per proporre spettacoli di questo tipo, il teatro Donizetti ha i fondi necessari?
“C’è un budget iniziale, ma ciò che conta per creare una stagione di prosa è trovare il giusto equilibrio. Ci sono spettacoli che sono delle vere e proprie perle che non possono mancare, e altri titoli magari più classici, pensati anche in particolare per le scuole, che hanno costi minori ma restano dei punti fermi”.

Ha affermato che gira come una trottola per l’Italia per vedere spettacoli. Quando capisce che quello è lo spettacolo adatto a Bergamo?
“Oltre alla valutazione dello spettacolo c’è l’osservazione di come il pubblico lo ha accolto. A questo aggiungo un elemento essenziale: penso a quali ricadute può avere su Bergamo. Per esempio “La Volontà” frammenti per Simone Weil, ho pensato al Centro Culturale la Porta, per altri titoli ho pensato all’Università di Bergamo, agli studenti dell’Accademia Carrara. Ecco, il vero successo di uno spettacolo non è da ricercare solamente nell’applauso finale a teatro, ma nelle ripercussioni che lascia sulla città. In quel rapporto che è e deve restare vivo con la città”.

Spesso si immagina il teatro come una macchina complessa. In quanti lavorate sul cartellone di prosa del Donizetti?
“In realtà oltre a me, ci sono altre tre persone che mi affiancano. Poi c’è l’assessore Ghisalberti con la quale c’è una collaborazione continua. Infine c’è il personale del teatro che è come una piccola famiglia e gli attori, gli autori, i registi che vengono a Bergamo lo percepiscono. Diciamo che bastano pochi giorni e si sentono a casa. Sono particolari che sembrano trascurabili, ma che nella complessa organizzazione di un teatro sono fondamentali”. 

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