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Calcio, 24enne sparò a un carabiniere: il padre patteggia 9 mesi fotogallery

Ha patteggiato una condanna a 9 mesi con sospensione della pena Daniele Filisetti, il padre del 24enne di Calcio che la sera di venerdì 11 dicembre ha sparato dal balcone di casa contro un carabiniere.

Ha patteggiato una condanna a 9 mesi con sospensione della pena Daniele Filisetti, il padre del 24enne di Calcio che la sera di venerdì 11 dicembre ha sparato dal balcone di casa contro un carabiniere.

Prenderà invece il via a febbraio il procedimento nei confronti di suo figlio Massimo, in carcere con l’accusa di tentato omicidio dopo la serata di follia.

Intorno alle 18 il maresciallo Massimiliano Dima, vicecomandante della stazione dei carabinieri di Calcio, aveva notato suo padre Daniele, operaio di 56 anni, in scooter e lo aveva inseguito. Lo stava cercando da alcuni giorni, per notificargli la revoca del porto d’armi a seguito di alcuni episodi piuttosto strani che avevano coinvolto i suoi famigliari.

Un mese prima sua moglie Ester Terzi, casalinga di 50 anni, era stata ripresa da una telecamera di sorveglianza mentre infilava una lettera anonima nella cassetta della posta dell’abitazione del sindaco calcense, Elena Comendulli.

Qualche giorno dopo il figlio Massimo era stato invece notato mentre lanciava una bottiglia di pomodoro contro un negozio del paese.

Per queste e per altre segnalazioni la questura aveva sancito la revoca del porto d’armi. Quando i carabinieri lo hanno pedinato fino a casa, dopo che per giorni si era reso irreperibile, dopo un “Che c. volete?” Daniele Filisetti si era mostrato poi collaborativo.

Ma mentre i militari stavano compilando gli atti, dal balcone della cascina Basse Oglio, in una zona isolata e buia al confine con Pumenengo, è spuntato suo figlio Massimo che ha urlato “Vi ammazzo”, prima di sparare con il fucile-pistola artigianale del padre una cinquantina pallini.

Alcuni dei quali hanno ferito alla testa il maresciallo Dima, ricoverato poi in ospedale.

I due carabinieri sono riusciti a ripararsi sotto una tettoia, da dove hanno chiamato i rinforzi. Sul posto sono giunte diverse pattuglie da Romano, Treviglio e Bergamo. Tra loro anche gli incursori del Gis, i corpi speciali pronti a entrare in azione in casi estremi.

Perché nel frattempo Daniele Filisetti si era barricato in casa, mentre la moglie e il figlio erano fuggiti a bordo di una Fiat Punto con targa camuffata da alcuni bigliettini di carta e avevano raggiunto il cortile della vicina cascina Castel Cicala. E nella loro grottesca fuga hanno quasi investito un altro carabiniere, ferendolo a una gamba.

Si sono vissute quasi tre ore di alta tensione nella campagna bassaiola, fino a quando i carabinieri dopo una colluttazione in cui sono rimasti feriti in tre, sono riusciti a bloccare donna e figlio. Poco prima si era arreso anche l’uomo.

Nella loro abitazione, chiuse in un armadio, sono state ritrovate una doppietta, un fucile automatico, due carabine e diverse cartucce.

Filisetti e la moglie erano stati messi agli arresti domiciliari dal giudice Ilaria Sanesi, come richiesto dal pm Maria Cristina Rota.

Nella mattinata di martedì 11 gennaio Daniele Filisetti ha patteggiato la condanna a 9 mesi con sospensione della pena per resistenza, lesioni e oltraggio.

La moglie, per gli stessi reati, sarà processata in abbreviato il 7 marzo.

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