BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Addio Starman: Viscardi, Santini, Giober… la Bergamo musicale ricorda David Bowie foto

A due giorni dal suo 69° compleanno e dall'uscita del suo ultimo album, Blackstar, si è spento David Bowie. La morte dell'artista ha lasciato profondo sgomento e grande tristezza tra gli appassionati di musica. Abbiamo chiesto un commento ad alcuni tra i più esperti di musica e critici di Bergamo.

A due giorni dal suo 69° compleanno e dall’uscita del suo ultimo album, Blackstar, si è spento David Bowie. La morte dell’artista ha lasciato profondo sgomento e grande tristezza tra gli appassionati di musica. Abbiamo chiesto un commento ad alcuni tra i più esperti di musica e critici di Bergamo.

Ecco i loro ricordi.

“Ovviamente arriviamo in una fase in cui purtroppo molte leggende ci lasceranno, è una fase anagrafica in cui un pezzo di storia si spegne e per noi si sente il tempo che passa – dice Luca Viscardi, direttore di Radio Number One. Chiaramente sono molto dispiaciuto: si tratta di un artista che ha segnato una generazione musicale. Qualche anno fa ebbi l’occasione di intervistarlo. Mi era stato presentato come una persona ostica, difficile, invece lo conobbi come un grande professionista: molti artisti inglesi, dipinti come personaggi maledetti, superata la fase giovanile dell’esplosione creativa incontrollata, sono professionisti dotati di grande bravura e precisione”.

Il brano preferito di Viscardi è China girl: “Probabilmente non fra i più famosi, ma legato alla nascita dei videoclip, in cui vi era un’interpretazione della potenza del visual molto forte. Invece l’ultimo, Blackstar, non mi fa impazzire, ma sicuramente non cancella i passaggi straordinari di Bowie. I ricordi più belli che mi ha lasciato sono legati ai brani scritti fra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80: cose straordinarie, la musica usata con un immaginario incredibile. Di lui resta un ricordo immortale”.

Un’impressione diversa l’ultimo lavoro appena uscito l’ha fatta su Ugo Bacci, critico musicale de L’Eco di Bergamo, ma non solo: “Blackstar è davvero bellissimo, inizia con una sorta di canto gregoriano laico e avanza con una strategia obliqua, raffinata ed intensa. Perdiamo uno dei talenti più lucidi ed avanzati della musica rock: l’aspetto più saliente è il fatto che Bowie non si è mai immedesimato in una maschera o in uno stile, ma è sempre andato avanti. La dimostrazione del suo talento e di quanto si perda con la sua scomparsa si ha proprio nell’ultimo disco, uscito due giorni prima della sua morte: un personaggio segnato dalla malattia si mette a girare per New York per scegliere dei jazzisti che suonano una musica che non è jazz, non è pop, non è rock, ma è il frutto di un’ispirazione incredibilmente avanzata”.

Il brano preferito di Bacci è Heroes, singolo del 1977: “E’ un pezzo epocale che tutti abbiamo nel cuore. Per intensità tra i miei preferiti c’è anche il lunghissimo singolo Blackstar, un pezzo di dieci minuti che può fare la storia. Con la morte di Bowie la musica rock perde la sua luce di avanzamento”.

Commosso è anche il ricordo di Fabio Santini, giornalista, conduttore radiofonico e volto televisivo.“L’ho visto sia a New York sia a Milano con Peter Frampton: mi ha colpito molto la sua capacità di muoversi con grande eleganza anche in ambienti diversi. La sua cifra stilistica è proprio la capacità di coniugare stili diversi in un’eleganza di fondo, che non è prerogativa di tutti gli autori di rock, anzi non credo proprio che altri abbiano raggiunto il suo livello in questo. La retorica sulla definizione di grande innovatore credo sia esagerata: Bowie ha saputo trovare un melting pot fra le varie correnti. I Rolling Stones o i Beatles hanno inventato, lui non ha inventato nulla ma ha saputo trovare una coniugazione sublime di più stili. Straordinaria era la tonalità della sua voce: avrebbe dovuto fare più jazz, rifare a suo modo altri standard del jazz”. Anche Santini ritiene però che l’ultimo album, Blackstar, non sia all’altezza delle cose migliori dell’artista. “Non mi ha colpito particolarmente, ma do per scontato la meravigliosa cifra di stile, glamour ed intelligenza”.

Davide Sapienza, scrittore, traduttore e giornalista, che ha collaborato con svariate riviste musicali e con la casa editrice Arcana, ricorda il Duca Bianco su Facebook e per DoppioZero.com: “È stato un privilegio sintonizzarmi con te. Ho saputo che sei partito mentre oltre le nebbie sta nevicando: meglio di così, non poteva essere. Io di te ricorderò il sorriso: i tuoi occhi sorridevano e in essi si vedeva tutto, sino all’Ultratempo, dove il suono è la Stella. 69: il numero del Sole. Di te, David Robert Jones, ricorderò lo sguardo”.

“Ha esercitato senz’altro una profonda influenza nell’ambito del rock cosiddetto evolutivo, l’art rock ­- commenta invece Corrado Spotti, anche lui appassionato e grande esperto di musica, già critico per Alta Fedeltà – .Un musicista che ha lasciato una grande impronta, apprezzato in Italia per la sua capacità di cogliere bene le aspettative del pubblico italiano: non faceva del rock tradizionale, ma una musica vicina alla natura originaria del rock”.

Spotti indica come proprio brano preferito Space Oddity, datato 1969: “So di non essere originale nella scelta, si tratta del suo primo grande successo. Un singolo straordinario, composto da Bowie dopo aver visto il film ‘2001, Odissea nello spazio’, interessante anche per la storia che sta dietro la canzone”.

Infine Brother Giober, critico musicale di Bergamonews (alias Giorgio Berta): “Ho avuto la notizia stamattina, sentendo il telegiornale delle 8, non sapevo nemmeno che fosse malato. Bowie è stato un grande precursore dei tempi, ha sempre prodotto una musica anni avanti. Ha iniziato la sua attività col pop e col folk, poi, nella seconda metà degli anni ’70, ha cambiato marcia con la musica nera. Quindi si è dedicato alla musica europea, con la trilogia berlinese, che segna il suo periodo migliore. La sua musica ha terminato così di essere pop art per essere solo art. Negli anni ’90 è tornato su linguaggi più convenzionali: in questi trent’anni ha mischiato le carte sapendo coinvolgere diverse forme di espressione artistica. L’ultimo album, Blackstar, è probabilmente il suo più bello da trent’anni a questa parte e adesso sappiamo con certezza che non ce ne sarà uno migliore”.

Con grande coraggio, conclude Brother Giober, “David Bowie ha inoltre sempre evidenziato i difetti dello star system, mettendo in luce le storture del sistema e polemizzando con gli artisti che seguivano un modello diverso”.

 

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.