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L’Ateneo provoca Bergamo: bando per rianimare la città

L’Ateneo di Scienze Lettere Arti di Bergamo propone per il 2016, in collaborazione con il Credito Bergamasco, un nuovo progetto per rileggere e ridare vita agli spazi urbani di Bergamo che - abbandonati per diverse ragioni - hanno perso la loro funzione iniziale.

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Sono trascorsi dieci anni da quando l’Ateneo di Scienze Lettere Arti di Bergamo propose e realizzò – in collaborazione con il Credito Bergamasco – il progetto “D’erbe e piante adorno” per una storia dei giardini a Bergamo, percorsi tra paesaggio e territorio.

Abbiamo incontrato Maria Mencaroni Zoppetti, presidente dell’Ateneo e la domanda d’obbligo è “dove eravamo rimasti?”.

“Oggi riprendiamo il discorso da dove l’avevamo lasciato. Se allora eravamo stati spinti ad affrontare il tema del rispetto e della conoscenza di ciò che costituisce paesaggio, dalla volontà di chiarire la profonda complessità del termine, che coniuga opera della natura e opera dell’uomo, e dal desiderio di approdare alla consapevolezza che troppo inconsciamente e superficialmente godiamo di beni che non ci appartengono, ma che siamo obbligati a non deturpare e tantomeno a distruggere; oggi, a distanza di dieci anni, potremmo dire che nessuna lezione è stata imparata, ed anzi lo spreco della bellezza del territorio e delle risorse dei paesaggi mette profondamente in crisi il concetto d’uso o di ridefinizione degli spazi del vivere comune”.

Da questa crisi del concetto d’uso che cosa emerge? C’è la consapevolezza di questa situazione?

“È necessaria riflessione. Da più parti, a diversi livelli, si continua a parlare dello sviluppo di un turismo che deve essere attratto dalle bellezze del nostro paesaggio – sempre considerando polisemantico questo termine -, raramente ci si interroga su cosa di questo paesaggio sappiamo e vogliamo venga conosciuto, allo scopo di salvaguardarlo. L’Ateneo vuole proporre una riflessione sul tema, individuando una porzione di territorio (urbano o extraurbano) da usare come paradigma per studiare un modello di restauro di luoghi che hanno una storia antica e un significato per la vita e la crescita della collettività”.

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Qual è l’obiettivo finale di questa iniziativa?

“L’obiettivo che ci prefiggiamo, come Ateneo e Fondazione Credito Bergamasco, con l’iniziativa per il 2016, che sarà presentata con il titolo “Lontano dal Centro”, è quello di suscitare una nuova consapevolezza civica del patrimonio comune. Questo progetto potrebbe divenire un modello da riproporre nei prossimi anni, per altri siti, trasformandosi in un appuntamento che coinvolga la città e il territorio”.

Avete una proposta da sottoporre alla città?

“Sì, abbiamo un progetto. Una premessa tra le tante che si potrebbero scegliere, individuiamo nell’area che era conosciuta come Belfante di Rivola (oggi è comunemente detta del Pozzo Bianco, ovvero la zona circostante la chiesa dedicata a San Michele, posta sul colle tra la via Porta Dipinta e via Osmano) il luogo per approfondire la conoscenza di una porzione del tessuto urbano, in relazione a tutte le componenti che costituiscono una città”.

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Perché avete scelto questa parte di Bergamo?

“Per due fattori. Il primo: in questa parte di Bergamo, un tempo via d’accesso principale alla Città Alta, erano concentrati spazi urbani assai significativi: chiese, palazzi, fontane, strade, unitamente alla rete costituita dalle strutture religiose, economiche, culturali, artistiche… Il secondo fattore: le trasformazioni intervenute in tempi recenti, lo spopolamento della città da parte dei suoi abitanti, l’arrivo di nuovi cittadini, la necessità di spostarsi velocemente con mezzi individuali, la mancanza di lavoro ecc. hanno modificato a tal punto il sistema sociale da trasformare la strada in un corridoio percorso soprattutto da veicoli, con nessuna attrattiva per l’uso collettivo degli spazi.

Anche se apparentemente i cambiamenti non sono stati radicali è certo che si è determinato un vuoto di vita e di vitalità esemplificabile con i due grandi edifici che si trovano sulla piazza della chiesa, i quali, persa da tempo la loro funzione, sono totalmente privi di abitanti e quindi più esposti ad un rapido degrado. A questo va aggiunto il fatto che ai due edifici competono gli spazi tenuti a verde che si trovano nella parte retrostante la chiesa, anch’essi abbandonati e destinati a divenire una fragilissima e inutile presenza nel cuore della città stessa”.

Con quali modalità proporrete questa analisi?

“Assieme alla Fondazione Credito Bergamasco proponiamo di costruire un percorso-ricognizione del luogo, in relazione all’ambiente circostante, partendo da alcune aree tematiche:  la posizione all’interno della struttura urbana; il sottosuolo (cava di pietra; presenze archeologiche; rifugio antiaereo); l’ambiente naturale, gli aspetti paesaggistici, le coltivazioni agricole; gli spazi edificati; la società; i rapporti con l’economia, la cultura, la religione; le emergenze artistiche e i possibili sviluppi futuri”.

Dall’Ateneo un appello-progetto alla città. Chi invitate al dibattito?

“Tutti i bergamaschi sono invitati a partecipare, nessuno escluso. L’iniziativa, gestita dall’Ateneo e dai Soci Accademici – specialisti nei diversi settori d’indagine – avrà inizio con il mese di febbraio 2016 e si svilupperà sino alla primavera per poi concludersi nei mesi di settembre ottobre. Incontri, giornate di studio, tavole rotonde, visite guidate saranno le modalità d’approccio al tema. I risultati dell’iniziativa, che auspichiamo possano essere costantemente supportati dalla stampa locale, saranno poi raccolti e pubblicati negli Atti dell’Ateneo”.

In alcuni casi si tratta di edifici che appartengono ai privati. Come vi muoverete?

“Consapevoli che al centro dell’interesse conoscitivo sono spazi ed edifici di proprietà privata, abbiamo già avviato una collaborazione per condividere i risultati del lavoro comune”.

Come pensate di coinvolgere giovani professionisti delle diverse discipline su questo tema?  

“All’iniziativa si affiancherà un premio di studio che intitoleremo “RestauraBergamo”, riservato ad un progetto originale, che abbia come tema principale il recupero e il restauro di un manufatto, di una porzione di territorio, di un’opera artistica, architettonica, urbanistica ecc, ecc. Il premio è rivolto prevalentemente ai giovani, ma anche a tutti coloro che sappiano formulare un’ipotesi interessante per la valorizzazione dei beni, rispetto ai temi sopraindicati. Il bando del Premio di studio sarà pubblicato nel mese di gennaio 2016 e conterrà tutte le indicazioni per la presentazione, entro il mese di marzo 2016, di una proposta che dovrà essere sviluppata come progetto definitivo entro la fine del 2016. Una apposita Commissione giudicatrice selezionerà a marzo la proposta che riterrà più valida e meritevole del premio che verrà erogato in due tranches. Il progetto selezionato e vincitore del premio, completato entro la fine dell’anno 2016, sarà presentato al pubblico e alle autorità all’inizio del 2017”.

Scarica qui il bando: restauraBergamo

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