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A due mesi dagli attentati, ecco come si vive ora a Parigi foto

Il viaggio a Parigi era già stato prenotato da tempo, mesi prima di quel maledetto attentato. Io e la mia fidanzata abbiamo passato giorni e giorni a chiederci se ci conveniva rischiare, se avremmo dovuto cambiare meta. Alla fine però ha valso lo spirito d’avventura e il rischio, e perciò abbiamo confermato il volo e l’albergo.

Ho avuto la fortuna di passare il capodanno in una città magnifica, quella Parigi che tanta ispirazione ha dato agli artisti del passato. Una città che mi è rimasta nel cuore, per la sua bellezza, per la sua complessità, per la sua stravaganza. Sarà difficile scordarsi le mille fotografie scattate con la mente (oltre alle centinaia scattate con la macchina fotografica). Ma sarà anche difficile scordarsi di come Parigi sia cambiata nel giro di pochi mesi, dal quel maledetto 13 novembre.

Da quell’attacco al cuore dell’occidente che ha portato morte e distruzione, e che ha cambiato per sempre la vita dei cittadini.

Parigi mi è apparsa con tutto il suo splendore appena sceso dall’aereo. I controlli in aeroporto sono ferrei, si sà, e sono aumentati a dismisura dopo gli attentati, anche se non hanno raggiunto il livello di quelli per andare in Russia (ho fatto un viaggio in Russia anni fa e posso dire che quelli sono dei veri e propri controlli, nulla passa sotto gli occhi delle telecamere e dei body scanner, nulla).
Non essendo mai stati a Parigi, abbiamo deciso di fare una full immersion nell’arte e nella cultura cittadina: quattro giorni intensi passati a fare code per entrare ai musei, nei monumenti e negli edifici storici. Proprio il primo giorno, mentre ero in coda per entrare al Museo del Louvre, la mia curiosità ha prevalso sulla noia mortale delle file interminabili. Avevamo davanti una famiglia parigina, e la voglia di sapere come vivessero la situazione attuale ha conquistato la mia mente.

Così, con il mio inglese alquanto scarso, ho chiesto al padre e alla figlia come è stato vivere quei momenti e come sta procedendo la vita dopo quella notte. La risposta mi ha semplicemente spiazzato: Jacques (così si chiamava il padre) mi rispose che “sono stati momenti complicati, i giorni successivi all’accaduto non sapevamo bene cosa fare, la paura aveva conquistato la situazione. Poi pero’ abbiamo deciso di reagire, di non pensare più alla paura e di cercare di vivere la nostra vita normalmente, come se non fosse successo niente”.

La figlia, che stava accompagnando una sua amica evidentemente non parigina al Louvre, ha continuato sulla stessa riga: “È impossibile dimenticare, è un’evento che ti segna dentro e che non va più via. Il tempo ha però aiutato a tornare alla vita quotidiana. La gente ora non ha più paura, prende la metropolitana e va al lavoro senza pensare a quello che potrebbe accadere”.

Pensando a queste parole, la vacanza ha cambiato faccia. La multietnicità di una metropoli come Parigi sicuramente aiuta alla transizione da quell’evento. Mi sono trovato di fronte persone dalle più disparate etnie, e dopo averci fatto l’abitudine, ho perso quella paura per lo sconosciuto, quella tecnica quasi automatica di collegare la persona ignota al potenziale terrorista. Le istituzioni non hanno ovviamente voluto rischiare. Camminando in giro per la città ti potevi tranquillamente trovare ronde di 3-4 militari armati con dei mitragliatori. La sicurezza e la polizia erano dovunque, soprattutto la nottata dell’ultimo dell’anno. Ascoltando un consiglio di un parigino che avevo accanto durante il volo dell’andata, abbiamo optato per passare il capodanno nel quartiere di Montmartre, sotto la Basilica del Sacro Cuore.

Il casino degli Champs Élysée non fa per noi, e infatti l’ambiente più intimi del quartiere antico di Parigi è stata la scelta adatta. Anche qui però le camionette della polizia e dei militari spiccavano a vista d’occhio. Il divieto per i botti e i fuochi d’artificio ha reso la situazione molto più tranquilla, rendendo la serata piacevole anche per gli animali presenti. Gli attentati hanno decisamente cambiato anche la vita quotidiana dei cittadini, in moltissimi aspetti.

I controlli di sicurezza sono aumentati a dismisura. Anche per entrare al supermercato, o in farmacia. Addetti alla sicurezza controllano ora tutti gli zaini, borse, cappotti che entrano nei negozi.

La vacanza è scivolata via senza alcun problema, passata tra le vie di una città di cui mi sono innamorato follemente. Merito sicuramente del clima di attenzione e controllo presente tra le persone, quel clima di preoccupazione che resterà ancora per molto tempo negli occhi della gente. I parigini però hanno dato prova di grande coraggio, e a due mesi dagli attentati hanno voltato pagina, sperando di non ricascare in quell’incubo chiamato terrorismo.

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