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Uomo della pace e Papa nella guerra, un film fa luce sulla figura di Pio XII

Il film-documentario «Pio XII uomo della pace e Papa nella guerra» - prodotto da Rai Cultura, va in onda martedì 12 gennaio 20126 alle 22 sul canale «Rai Storia» - fa conoscere la personalità di Pacelli, che guida la Chiesa in anni terribili; riunisce le immagini d’epoca provenienti dalle Teche Rai e l’audio dell’archivio sonoro della Radio Vaticana.

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«Al povero Pio XII è stato buttato addosso di tutto. Era il grande difensore degli ebrei: ne nascose molti nei conventi di Roma e nella resi­denza estiva di Castel Gandolfo. Nella sua stanza e sul suo letto nacquero 42 bambini figli di ebrei, di perseguitati politici, di oppositori. Non voglio dire che Pio XII non abbia commesso errori – anche io ne commetto molti — ma la sua figura va letta nel contesto dell’epoca. Era meglio che non parlasse per­ché non uccidessero più ebrei? O che parlasse? Mi viene l’orticaria quan­do vedo che tutti se la prendono con la Chiesa e con Pio XII e dimenticano le grandi potenze, che conoscevano perfettamente la rete ferroviaria dei nazisti per portare gli ebrei ai campi di concentramento: avevano le foto ma non bom­bardarono mai quei binari. Perché?».

Come i predecessori – Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI – Papa Francesco difende a spada tratta Pio XII. Eugenio Pacelli fu eletto al pontificato il 2 marzo 1939 e il 1° settembre le truppe hitleriane abbattono le sbarre di frontiera della Polonia e invadono una Nazione inerme e indifesa.
Al giornalista spagnolo Enrique Cymerman, che il 13 giugno 2014 lo intervista per il quotidiano «La Vanguardia», Bergoglio stronca di netto: «L’antisemitismo è solitamente si anni­da nelle correnti di de­stra».

Il film-documentario «Pio XII uomo della pace e Papa nella guerra» – prodotto da Rai Cultura, va in onda martedì 12 gennaio 20126 alle 22 sul canale «Rai Storia» – fa conoscere la personalità di Pacelli, che guida la Chiesa in anni terribili; riunisce le immagini d’epoca provenienti dalle Teche Rai e l’audio dell’archivio sonoro della Radio Vaticana.

La salvezza degli ebrei nei conventi di clausura e nei monasteri di Roma e dell’Italia, sottoposta all’occupazione nazista, fu un’operazione in larga scala e poté avvenire solo con l’avallo di Papa Pacelli. Ricorda Renato Astrologo, sopravvissuto ai bombardamenti di Roma: «Il 19 luglio del 1943, quando il mio palazzo fu colpito, io rimasi sei ore sotto le macerie. Quando alle sei del pomeriggio vennero i vigili del fuoco e ci tirarono fuori, uscendo alla luce del sole la prima immagine che vidi fu quella del Papa, nella sua veste bianca, una figura ieratica che benediceva la gente disperata».

Pio XII si era precipitato al Quartiere San Lorenzo, accompagnato da mons. Giovanni Battista Montini, sostituto del Segretario di Stato, ed era rientrato in Vaticano con la talare bianca schizzata di sangue. Il documentario mostra Pio XII nel quartiere di San Lorenzo subito dopo l’attacc.

Roma è liberata dai tedeschi nel giugno 1944 dalle truppe americane del generale Mark Wayne Clark mentre il feldmaresciallo Albert Kesselring preferisce ripiegare verso Nord senza combattere. La popolazione impazza di gioia. II 4 giugno Pio XII riceve gli Alleati. La domenica successiva, 11 giugno, i romani in massa invadono piazza San Pietro per ringraziare il Papa, unica autorità rimasta sempre al suo postoi: fu davvero il «defensor civitatis».

Quasi contemporaneamente, all’alba di martedì 6 giugno scatta il «D-Day». L’«Operazione Neptune», con lo sbarco degli Alleati in Normandia, scatena la più grande invasione della storia. Si apre un secondo fronte in Europa dopo quello aperto dai sovietici. Dall’Est e dall’Ovest gli Alleati marciano sulla Germania nazista.

Da quarant’anni su Pio XII è in corso la causa di beatificazione. Il gesuita tedesco Peter Gumpel, storico e relatore della causa, spiega il grandissimo ritardo : «Pio XII non era come lo descrive una stampa sensazionalistica e ideologicamente manipolata. Sin dall’inizio la Chiesa e il Papa prendono le difese degli ebrei: migliaia di persone furono salvate da Pio XII».

Inspiegabilmente il «Pastor angelicus» e il «Defensor civitatis» diventa il «Papa di Hitler, il Papa dell’Olocausto, il Vicario dei silenzi». Il 20 febbraio 1963, al teatro Kurfürstendamm di Berlino, va in scena «Der Stellvertreter. Il Vicario», in cinque atti del drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth, che accusa Pacelli di aver favorito l’Olocausto, di non aver protestato contro il genocidio, innesca una «leggenda nera» che dura da oltre cinquant’anni. E dire che le critiche più feroci a Hochhuth arrivano da esponenti ebraici come il giurista americano Robert Kempner, accusatore dei nazisti al processo di Norimberga, che in una conferenza del settembre 1964 ipotizza che lo scopo di Hochhuth sia «distrarre l’attenzione dai problemi reali, come la cattura dei nazisti clandestini, per portarla su quelli artificiosi».

L’apice della leggenda nera arriva nell’ottobre 2000 quando l’editrice britannica Viking pubblica «Hitler’s pope: The Secret History of Pius XII. Il Papa di Hitler. La storia segreta di Pio XII» scritto da John Cornwll, fratello del più famoso John Le Carré, imperniato sui «silenzi» di Eugenio Pacelli.

Poi tre appuntamenti internazionali ribaltano il giudizio, sempre più favorevole a Pacelli: nel 2009 il convegno allo Yad Vashem di Gerusalemme; nel 2012 il confronto a porte chiuse tra studiosi alla Sorbona di Parigi; nell’ottobre 2014 la conferenza internazionale all’Università Guglielmo Marconi di Roma, coordinata dal professor Matteo Luigi Napolitano.

In sostanza stanno crollano le fandonie sul Papa «filonazista» e viene sempre più riconosciuta la sua azione in favore degli ebrei. Dalla graduale apertura dell’Archivio segreto vaticano e dell’Archivio della Segreteria di Stato nella sezione dei Rapporti con gli Stati si attendono risposte documentate ed esaurienti sul ruolo giocato dal Papa e dalla Segreteria di Stato, nell’ottobre 1943, nella razzia degli ebrei nel ghetto di Roma, e sull’atteggiamento della Santa Sede sulle leggi razziali del 1938.

Il professor Andrea Riccardi ricorda che in Vaticano ci fu un acceso dibattito sull’atteggiamento da tenere nella guerra nel 1939 e dopo l’invasione nazista di Roma nel 1943. In Curia c’era chi auspicava da parte del Papa una presa di posizione pubblica e forte in difesa dei perseguitati.

Riccardi è convinto che con Pio XII il ruolo pubblico della Chiesa e della Chiesa italiana sia enormemente cresciuto. Nel radiomessaggio del Natale 1943 ancora una volta Papa Pacelli esorta a prestare soccorso a chi è nel bisogno, e usa la parola «randagi» per definire i perseguitati. Mons. Roberto Ronca, importante esponente della Curia, nota che dopo questo discorso non ci sono dubbi che i sacerdoti devono prendere sotto protezione tutti, che la Chiesa assume la protezione di tutti anche quando ci sono dei rischi, che l’attività diplomatica serve per coprire un’attività clandestina di aiuto e di soccorso a tutti, che nasceva dal basso e che era sostenuta e supportata dal Pontefice.

Il prof. Matteo Luigi Napolitano osserva che la Santa Sede sia da sempre occupata di diritti e doveri dell’uomo, precorrendo già negli anni Trenta e Quaranta del XX secolo la comunità internazionale e insistendo i diritti dell’uomo partono dai diritti naturali delle persone, diritto di esistere, vivere, avere una dignità indipendentemente da razza, religione, credo. La persona ha rilevanza internazionale, dal punto di vista del trattamento della sua vita, della sua esistenza, della sua dignità.

La Chiesa torinese, come ovunque in Italia, si scontra con il fascismo su tante materie: la tutela dell’Azione Catto­lica, la difesa da uno Stato ideologicamente bacato dalla dittatura fascista, la salvezza degli ebrei e dei perseguitati politici.

Nella fondamentale opera «Clero, guerra e Resistenza nella diocesi di Torino (1940-1945. Nelle relazioni dei parroci del 1945» Giuseppe Tuninetti, storico della Chiesa subalpina, sostiene: «Non c’è comunità parrocchiale della diocesi di Torino che non abbia offerto soccorso agli ebrei. La parola d’ordine, lanciata da Pio XII, era aiutare e salvare gli ebrei. Fossati la fece propria, avvalendosi di tutti gli strumenti possibili a cominciare dal segretario mons. Vincenzo Barale», che sopporta l’arresto e il carcere. Quando i nazifascisti lo liberano, il segretario Barale riprende il soccorso agli ebrei. Dal novembre 2015 Israele lo onora come «Giusto fra le Nazioni».
Pier Giuseppe Accornero

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