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Vertenza Università, Rsu: promesse non mantenute; il rettore: posizione stupefacente

Duro comunicato delle Rsu dell'Università di Bergamo e altrettanto dura presa di posizione del rettore Remo Morzenti Pellegrini.

Duro comunicato delle Rsu dell’Università di Bergamo e altrettanto dura presa di posizione del rettore Remo Morzenti Pellegrini.
“II rettore Morzenti – scrive il sindacato – dice di essere venuto incontro ad alcune richieste del personale approvando in Consiglio di Amministrazione uno stanziamento di 105.000 euro. Si tratta di poco più della metà dei soldi da lui promessi negli incontri che hanno fatto seguito allo sciopero del 10 novembre. Lo stesso Consiglio di Amministrazione rimanda lo stanziamento di fondi stabili a ‘non appena verranno meno i vincoli normativi'”.
Proseguono le Rsu: “Non comprendiamo la scelta del rettore di tornare indietro sulla parola data al tavolo di contrattazione negli incontri di novembre e di dicembre”.
Le Rsu dichiarano pertanto che “la vertenza è tutt’altro che conclusa. Lo stato di agitazione non è ritirato. Il rettore si era impegnato a sostenere e fare approvare in Consiglio di Amministrazione l’integrazione del fondo per 160.000 euro, di cui la metà su risorse stabili. Le Rsu avevano valutato positivamente la proposta che avrebbe permesso di fare i famosi scatti economici che il personale attende da 5 anni. A fronte di questo impegno il Rettore ci aveva chiesto di sospendere lo stato di agitazione”.

Dal canto suo il rettore commenta e replica: “Prendo atto, ma ammetto di essere esterrefatto”.

E spiega: “Cominciamo col dire che per l’amministrazione non c’è alcuna vertenza in corso”.
E poi “il Consiglio di amministrazione, non il rettore, è venuto incontro ad alcune delle richieste emerse nelle sedute di contrattazione, ma ha deliberato, in coerenza con le norme e il parere richiesto al collegio dei revisori dei conti che vigila sulla legittimità degli atti assunti dall’Università”.

Nel dettaglio Morzenti Pellegrini specifica: “Solo per il senso di responsabilità dell’amministrazione nei confronti del personale, in accordo coi revisori dei conti, è stato possibile prevedere un aumento, seppur variabile, per un importo di 105 mila euro, un incremento, tendo a sottolineare del 50% del fondo del 2014”.
E non c’è stata contrattazione, prosegue il rettore, perché “il sindacato si è limitato a ribadire una richiesta che è contraria alle norme vigenti: ha pervicacemente richiesto un finanziamento stabile del fondo”.
“Stupefacente che la parte sindacale assuma ora una posizione di rottura con chi decide responsabilmente di erogare risorse aggiuntive peraltro in un momento di difficoltà, riconoscendo l’indiscutibile apporto del personale all’ateneo”.
Insomma, conclude il rettore,”in altre realtà si protesta per i licenziamenti, qui si annuncia una rottura mentre l’amministrazione decide di dare soldi in più. Peraltro mistificando i fati. Per quanto riguarda me e il Cda la questione si è chiusa con la riunione del 22 dicembre scorso”

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