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“Preparazione e tirocini, così a un anno dalla laurea a Bergamo i giovani trovano lavoro”

Marco Lazzari, prorettore all'Orientamento e Placement dell'Università degli Studi di Bergamo spiega i dati relativi agli sbocchi occupazionali dei laureati dell'ateneo: “Ci troviamo in un distretto privilegiato e probabilmente i nostri studenti sono più appetibili, per conoscenze e competenze, di altri”.

La ricerca Eurostat sui laureati e gli sbocchi occupazionali nell’Unione Europa ha restituito all’Italia uno scenario cupo: vicinissimo al poco invidiabile primato della Grecia, il nostro Paese è il secondo peggiore dell’Unione Europa per percentuale di occupati a tre anni dal conseguimento della laurea, appena il 52,9% contro una media dell’80,5%.

A Bergamo i dati sono più incoraggianti con complessivamente il 55,1% dei laureati che, a un anno di distanza, risulta occupato: il 47,8% nel caso di lauree triennali, il 71,9% nel caso di magistrali.

“Non possiamo nasconderci, stiamo vivendo ancora un periodo di crisi e con la crisi potremmo spiegare il dato italiano – commenta Marco Lazzari, prorettore all’Orientamento e Placement dell’Università degli Studi di Bergamo – Storicamente, poi, il mondo del lavoro tende da sempre a sottovalutare il livello della preparazione universitaria, assumendo chi ha altro tipo di formazione: ma è anche vero il contrario, ovvero che l’Università italiana non sempre ‘sforna’ il prodotto che le aziende vorrebbero”.

Ciò che manca, quindi, sarebbe quel ponte tra le parti che si sta provando a creare con i percorsi di alternanza scuola lavoro o con percorsi professionalizzanti: “Un po’ l’idea che è stata abbandonata nel corso dell’ultima riforma – spiega Lazzari – con percorsi a Y che dopo un anno comune prevedevano una biforcazione: un’università che forse sarebbe piaciuta di più al mondo del lavoro”.

Da un lato l’Italia, dall’altro la Bergamo “distretto privilegiato – continua il prorettore – dove il mercato del lavoro ha sì risentito della crisi ma è stato in grado di reggere e l’università negli ultimi anni ha fatto segnare numeri in controtendenza rispetto a quelli nazionali: alla crescita costante degli iscritti corrisponde anche una crescita nel numero dei laureati”.

Poi un piccolo vanto: “Non vogliamo fare quelli che sono più bravi degli altri ma probabilmente i nostri studenti sono anche più appetibili degli altri per il mondo del lavoro, a livello di conoscenze e competenze. Lavoriamo molto nei corsi di laurea con pratiche di alternanza scuola-lavoro, crediamo nel valore formativo del tirocinio per il quale investiamo tantissime risorse economiche. Sono soddisfatto dei dati e ancora più orgoglioso che la maggior parte degli studenti sia occupato nell’ambito per il quale ha studiato”.

Prorettore ad Orientamento e Placement da appena due mesi, Marco Lazzari ha già le idee chiare su come migliorare i risultati dell’Università di Bergamo dal punto di vista degli sbocchi occupazionali: “Vogliamo sfruttare tutte le occasioni che ci offre la legislazione nazionale e regionale: proprio in questi giorni stiamo avviando un progetto sperimentale all’interno del dipartimento di Scienze Umane e Sociali per aiutare tutti i laureati, e non solo quelli dell’ultima sessione, a trovare la propria strada, a riflettere sulla vocazione e sulle competenze. Un percorso di sostegno che faccia incontrare ancora di più, e meglio, la domanda e l’offerta”.

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