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Il Comune di Orio diffida il ministero sulla tassa di imbarco: “Ci deve 3 milioni” foto

Il balzello viene pagato da ogni passeggero nel momento in cui acquista un biglietto, versato dal gestore aeroportuale al ministero che poi destina al territorio (o meglio, dovrebbe destinare) come un qualsiasi trasferimento.

Circa tre milioni di euro. Sono i soldi che il ministero degli Interni deve al Comune di Orio al Serio dal 2003, cioè dall’istituzione della tassa di imbarco, ufficialmente chiamata “addizionale comunale sui diritti d’imbarco”.

Il balzello viene pagato da ogni passeggero nel momento in cui acquista un biglietto, versato dal gestore aeroportuale al ministero che poi destina al territorio (o meglio, dovrebbe destinare) come un qualsiasi trasferimento.

Ad eccezione dei primi due anni, quando da Roma sono stati rispettati tutti i criteri di erogazione stabiliti dalla legge, dal 2006 sono iniziati tagli non giustificati. L’ultima sforbiciata è stata comunicata il 7 gennaio (clicca qui): Orio passa da 171 mila euro del 2014 a 90 mila.

Il sindaco Alessandro Colletta più che arrabbiato è sconfortato: “Ci hanno comunicato l’importo, come sempre siamo cornuti e mazziti – spiega -. Noi abbiamo messo a bilancio 171 mila euro e ora dobbiamo trovarne 80. Ma il peggio è che abbiamo 3 milioni di euro di arretrati. Abbiamo inviato una diffida al ministero degli Interni che scarica la colpa su quello dei trasporti. Noi intanto abbiamo meno soldi di quanti ci spetterebbero. Si tratta di tasse versate dai passeggeri, incassate da Roma a nome del Comune. Come amministrazione mi sento impotente, perché ci scontriamo in continuazione con muri di gomma. Non so che dire, ci prenderanno per sfinimento”.

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