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Caso Crespi, il sindaco: “Per evitare aborto urbanistico servono opere per il territorio” fotogallery

Stavolta è il sindaco Valeria Radaelli a dire la sua dopo le notizie e i commenti apparsi negli ultimi giorni sulla rete e i social network.

Continua il tira e molla tra l’amministrazione comunale di Capriate San Gervasio e l’imprenditore Antonio Percassi in merito al progetto di riqualificazione del villaggio operaio patrimonio dell’Unesco. Stavolta è il sindaco Valeria Radaelli a dire la sua dopo le notizie e i commenti apparsi negli ultimi giorni sulla rete e i social network.

crespi d'adda

L’intervento del primo cittadino arriva dopo un lungo intervento dell’architetto Mauro Piantelli, che insieme a Tobia Scarpa ha seguito il progetto su commissione del gruppo Percassi. Il professionista sostiene che la riqualificazione di un patrimonio importante e abbandonato sia stata trattata come una qualsiasi urbanizzazione. Il sindaco è convinto che, in ogni caso, con un intervento così importante debba essere accompagnato dalle opere che Percassi si è impegnato a realizzare con la firma dell’accordo di programma.

Ecco l’intervento del sindaco:

Il 23 dicembre 2015 durante il Consiglio Comunale ho dato la notizia del recesso da parte dell’operatore privato proprietario della Fabbrica di Crespi d’Adda dal protocollo d’intesa sottoscritto con l’Amministrazione il 26 gennaio 2015.
In quella sede non ho ulteriormente commentato la notizia perché ho proposto di affrontare l’argomento nelle Commissioni Urbanistica e per Crespi, già in precedenza coinvolte sull’argomento.
Oggi voglio dare alcune informazioni ai miei Concittadini, in qualità di Sindaco, per sgombrare il campo dalle molte cose dette sull’argomento
Ho sempre creduto che un nuovo proprietario della Fabbrica fosse una benedizione per il nostro sito Unesco, purché illuminato e consapevole che questo luogo è inserito in un parco naturalistico tutelato, con una viabilità pensata in un tempo in cui non c’erano automobili.
La società Odissea srl ha acquistato la proprietà, oggetto di una procedura fallimentare, consapevole dello stato di abbandono del sito e della necessità di intervenire, compreso il consolidamento della ciminiera a causa della quale l’Amministrazione Comunale aveva emesso un’ordinanza di chiusura della strada sin dal 2011: il precedente legale rappresentante della società proprietaria dell’immobile è stato a suo tempo condannato penalmente per non essere intervenuto sulla manutenzione della stessa, creando pericolo all’incolumità pubblica.
Nel Piano di Governo del territorio e nel Piano Particolareggiato di Crespi, ovvero gli strumenti urbanistici del nostro Comune, si dice chiaramente che, se la Fabbrica non dovesse tornare ad operare come uno stabilimento tessile, occorre ricorrere alla stesura di un Piano Integrato d’Intervento per valutare la sostenibilità del cambio di destinazione d’uso sul territorio.
Sono accusata di voler fare “cassa” perché il Comune non ha soldi: innanzitutto nel 2013 l’Amministrazione Comunale ha dichiarato alla nuova società proprietaria di rinunciare agli standards qualitativi, UNICA VOCE ECONOMICA AD APPANNAGGIO DELLA SCELTA POLITICA, perché la riapertura della Fabbrica era ritenuta di per sé un valore meritevole di riconoscimento.
Ho proposto già due anni fa di ricorrere alla Corte dei Conti per verificare il costo degli oneri dovuti, evitando contenziosi tra le parti e ricorrendo ad un giudice imparziale: proposta che , però, non è stata accolta dall’operatore privato!
Crespi d’Adda non è un quadro da restaurare, ma una realtà urbanistica che pulsa e vive tutti i giorni e necessita di infrastrutture e servizi adeguati.
Gli oneri urbanistici, ricordo, non sono denaro contante che entra nelle casse comunali ma devono essere trasformati in opere necessarie sì al Comune, ma soprattutto all’insediamento delle nuove attività della Fabbrica : per esempio, la rotatoria di via Vittorio Veneto risulta, a mio avviso, indispensabile che venga realizzata affinché i dipendenti e i fruitori della Fabbrica possano accedere al sito agevolmente.
Nelle varie note lette in questi giorni, non ho trovato nessun riferimento al nodo dei parcheggi, problema già esistente nel Villaggio operaio, tanto che il sito è una Zona a Traffico Limitato tutte le domeniche da marzo a novembre.
Nel corso delle “trattative” con l’operatore privato, il tanto decantato museo di cui si era occupato anche il Ministro Franceschini nella sua recente visita, proponendo un Comitato Scientifico ministeriale, si è ridotto da 3000 mq a soli 300 mq.! Informazione che chi sceglie di scrivere sulle pagine di un’associazione culturale dovrebbe meglio dettagliare.
A questa associazione che ha abbracciato in modo acritico la posizione dell’operatore privato nei confronti del Comune, ricordo che negli scorsi mesi è stata presentata una petizione firmata dagli abitanti del Villaggio nella quale si chiedeva all’Amministrazione di porre attenzione a questa operazione affinché non portasse disagi e stravolgimenti soprattutto viabilistici al Sito. Attenzione che sempre abbiamo avuto e avremo.
Nel Protocollo d’Intesa sottoscritto il 26/01/2015 sono indicati rimborsi economici per 14 milioni di euro, cifra accettata dall’operatore alla firma dell’atto: tale atto non è stato mai contestato dal Comune, anzi per me resta meritevole.
L’incidenza del carico urbanistico della trasformazione di un complesso così grande equivale alla realizzazione di almeno 1000 appartamenti! Per evitare che si crei un aborto urbanistico occorrono le cifre indicate nel Protocollo d’Intesa trasformate in opere sul territorio che viene completamente trasformato: se questo costo non è sostenibile dall’operatore privato, allora, giocoforza ,deve essere sostenuto dalla parte pubblica, dal Comune, che, oltre alle tasse già in essere, dovrebbe addossarlo agli abitanti di Capriate San Gervasio per la somma di 1.750 euro procapite, bambini e neonati compresi?
Forse gli Enti sovracomunali che tanto hanno benedetto l’intervento privato sulla Fabbrica possono farsi carico di questi costi… non basta dire a parole che un’opera è bella, ma per gli amministratori pubblici è doveroso renderla sostenibile per i propri cittadini. Ricordo anche che per un intervento così importante, l’Amministrazione ha più volte richiesto all’operatore l’attivazione di un tavolo di coordinamento da attuarsi attraverso un accordo di programma che coinvolgesse anche con impegni concreti Regione e Provincia, proposta sempre rifiutata dal privato.
Personalmente mantengo la disponibilità a dialogare , nel rispetto delle norme e delle regole vigenti e mi impegno a incontrare a breve i miei Concittadini per meglio spiegare quanto succede.

Commenti

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  1. Scritto da MAURIZIO

    Uno Stato normale (ad es. nel nord Europa) redige anzitutto un progetto di urbanizzazione, condiviso con i cittadini, della zona dove sorge l’opera storica che dovrà essere ristrutturata. Lo finanzia totalmente e lo realizza in tempi normali, rubando poco e secondo leggi e norme degne di essere lette. Alla fine, chiama il privato e gli offre la ristrutturazione in cambio di un utile concordato che, nel caso di una gestione, non crei indebito monopolio. Voi, invece, non avendo soldi sani, siete obbligati a vendere un sito industriale storico a un privato per poi iniziare a ricattarlo sulle opere di urbanizzazione utilizzando anche le vostre proverbiali norme da reparto psichiatrico. Dovreste farle voi preventivamente le rotondine ed i parcheggini!, ma siete falliti. Ammettetelo e smettetela con gli strumenti finanziari e con le definizioni inglesi che non conoscete. Solo la verità vi renderà liberi e credibili.

    1. Scritto da Il Conte

      E i soldi dove li trovano gli amministratori per finanziare i progetti poi da vendere sul mercato? Dai cittadini?
      E smettiamola con questi interventi qualunquisti e critici verso gli amministratori in carica che fanno quello che ritengono più utile fare.
      I bla bla bla dei qualunquisti lasciano il tempo che trovano se non si impegnano loro ad amministrare in prima persona la cosa pubblica.
      A straparlare alla tastiera è facile: amministrare è un’altra cosa.
      Percassi non è un mecenate, è un imprenditore che investe per guadagnare, non per passare alla storia. Ed una rotonda in più non gli rovina l’affare.

      1. Scritto da MAURIZIO

        Lei fa tanto l’espertone, ma dimostra solo di non capire ciò che viene scritto. Fa polemica solo per il gusto di sparlare e blatera sul qualunquismo.

  2. Scritto da MAURIZIO

    Per evitare la distruzione della nostra storia attraverso la valorizzazione del territorio, caro sindaco, servirebbero : 1. uno stato che non sia fallito (2200 miliardi di euro di debito) 2. un’amministrazione pubblica non criminale o, quando va bene, incapace 3. leggi scritte in italiano 4. l’eliminazione dell’uso criminale della ipocrita, monopolistica, stramaledetta finanza di progetto 5. la separazione netta tra ciò che è privato e ciò che è pubblico 6. un livello sufficiente di onestà, di professionalità e di intelligenza dei funzionari pubblici 7. politici locali onesti e appartenenti all’era digitale. Conclusione : in Italia è praticamente impossibile valorizzare il territorio. Ecco perché continuerete a creare monopoli vendendo i beni storici e i servizi pubblici ai signorotti di turno, per poi iniziare a ricattarli con le vostre stramaledette tangenti legalizzate (gli oneri). In Danimarca i cultori del project financing all’italiana come voi verrebbero arrestati.

  3. Scritto da techetatachet

    A riprova che bisogna sempre sentire le due campane…. l’architetto di parte si lamentava dei 20 milioni di oneri facendo presupporre che non ne volessero pagare nemmeno uno mentre nel protocollo d’intesa ben 14 milioni erano gia’ previsti ed accettati. Ora la differenza, su un investimento di 100 milioni, non mi sembra molta specie se comune ed enti sono disposti a dialogare. Ecco perche’ il recesso del privato mi risulta abbastanza pretestuoso….

    1. Isaia Invernizzi
      Scritto da Isaia Invernizzi

      Noi abbiamo chiesto un commento più di una settimana fa, prima di pubblicare la prima notizia sul caso, ma l’amministrazione ha deciso di intervenire solo adesso.

      1. Scritto da techetatachet

        mi scuso se il mio commento e’ stato mal interpretato ma non volevo assolutamente fare un appunto a bgnews che come sempre si dimostra super-partes ed ha dato ampio spazio anche alla risposta del comune. Semmai potevano svegliarsi per tempo a mandarvi le loro deduzioni.
        Mi piacerebbe sapere dall’architetto come sia possibile che per una differenza del 6% (sul totale investimento) e con ampia disponibilita’ al dialogo possano aver deciso tout-court lo stop all’investimento… personalmente credo piu’ a cause contingenti (es. mancata ripresa del mercato immobiliare, liquidita’, etc.) che non ad una colpa dell’amministrazione comunale. Ma e’ un parere del tutto personale..