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Atalanta, si ritorna sulle montagne russe, ora serve il mercato foto

A Udine vecchi errori, come a Bologna e a Verona col Chievo. In attesa di nuovi attaccanti, Denis non può bastare e non dà più garanzie

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A Udine niente di nuovo sul fronte atalantino. Aspettando la rivincita a fine campionato con Colantuono che sarà per la prima volta avversario a Bergamo.

Come a Bologna e a Verona contro il Chievo, la ripresa del campionato ci offre un’Atalanta poco reattiva nei momenti determinanti e lontana parente della squadra che tante volte ci ha saputo entusiasmare quest’anno. Soprattutto in casa.

Fuori, ci sono due eccezioni: quella di Empoli e di Roma. Vero che i nerazzurri hanno anche approfittato di momenti favorevoli, la squadra di Giampaolo più di tre mesi fa aveva appena vinto a Udine ma era ben lontana dal rendimento attuale, mentre la Roma sciagurata era molto…indifesa. Ma le occasioni bisogna anche saperle cogliere e in quelle due trasferte l’Atalanta aveva guadagnato il massimo, se non col minimo sforzo, però era stata “concreta”, come piace spesso sottolineare a Edy Reja. Come purtroppo, nonostante una gran partita, non era stata a San Siro contro il Milan.

Sembra di essere tornati indietro di tre settimane, all’ultima trasferta, quella col Chievo: allora un’Atalanta bruttina e inconcludente, punita a un quarto d’ora dalla fine. Mentre a Bologna c’era stata l’illusione di avere in mano la partita, o quasi, nel primo tempo. E il secondo era stato regalato agli avversari.

Stavolta la partita sembrava già segnata dopo 45’ e si è anche rischiato il 3-0, per cui la reazione nel secondo tempo è stata quantomeno doverosa: D’Alessandro, sostituto di Moralez, ha fatto gol ed è una delle poche note positive di giornata. E a questo punto non è detto che verrà ceduto.

E’ un campionato strano. Perché il tifoso si arrabbia sì, ma nemmeno tanto: vinceremo domenica contro il Genoa, questa è la reazione più comune e tutto sommato (toccando ferro) anche logica guardando la stagione dell’Atalanta. Un po’ da montagne russe, con picchi positivi dopo Empoli e Sampdoria, poi Roma e Palermo, fino alla serie negativa delle ultime tre sconfitte consecutive.

Non è solo colpa di Denis, ma sicuramente tre gol (in 12 partite) sono il minimo storico personale, per uno che anche nel suo rendimento peggiore, cioè l’anno scorso, aveva segnato alla fine 8 reti. Si salva il Papu Gomez (per ora a 5 reti), che anche a Udine ha provato a svegliare un attacco  anemico: fuori casa peggio dell’Atalanta ha fatto solo il Frosinone, 5 reti. Poi ci sono una serie di squadre da fondo classifica: Palermo, Genoa, il Verona ultimo, la Lazio e appunto l’Atalanta a 6 reti. I numeri dei nerazzurri sono uguali per vittorie, pareggi e sconfitte a quelli dei romani e della stessa Udinese di Colantuono, che ha raggiunto i bergamaschi al nono posto.

Siamo a metà classifica e sarebbero bastati quattro pareggi in più fuori casa per vedere l’Atalanta alla pari del Sassuolo, che è considerato la rivelazione del campionato. E manca sempre la continuità delle prestazioni, ma forse questo dipende anche dalla giovane età di alcuni. Teniamo conto che nelle ultime partite è calato il rendimento degli uomini chiave di quel centrocampo che era diventato il punto di forza della squadra: de Roon in particolare, già protagonista negativo con il Napoli. E ancora per due volte si subisce di testa, sul primo gol e sull’assist per il secondo. A Udine mancava Paletta e certo anche le squalifiche non hanno aiutato a trovare una coppia centrale difensiva stabile.

La partenza di Moralez non può bastare a destabilizzare un meccanismo collaudato e anche spesso piacevole a vedersi. Però Maxi ha fatto anche le fortune di questa squadra: la società trovi un attaccante, si chiami Larsson (improbabile) o Matos o Josè Mauri. O Paloschi, il bergamasco che non ha mai indossato la maglia nerazzurra. E comunque ascolti Reja, che ha chiesto due colpi: non roviniamo il bel giocattolo.

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