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Prof dei dipendenti Expo mai pagati dalla società di formazione foto

Davanti alle loro cattedre hanno visto passare migliaia di dipendenti Expo che senza di loro non avrebbero potuto lavorare. Un impegno faticoso, snervante, soprattutto per la velocità richiesta nello svolgimento delle lezioni. A mesi di distanza, con l'Expo ormai vuota e smontata, non sono ancora stati pagati.

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Davanti alle loro cattedre hanno visto passare migliaia di dipendenti Expo che senza di loro non avrebbero potuto lavorare. Un impegno faticoso, snervante, soprattutto per la velocità richiesta nello svolgimento delle lezioni. A mesi di distanza, con l’Expo ormai vuota e smontata, non sono ancora stati pagati.

Paolo Lo Conti e Mauro Fancellu sono due insegnanti bergamaschi che hanno lavorato alla formazione dei dipendenti dell’esposizione universale. Non per la società ufficiale, ma per un’azienda accreditata a tenere i corsi. Si chiama Percorsi srl, con sedi a Milano, Roma e Napoli.

A Lo Conti spettano 4000 euro, a Fancellu quasi 2000. “Ho lavorato da marzo fino ad agosto per questa società che fa formazione legata ad Expo – spiega Paolo Lo Conti -. In che modo? EXPO ha fatto lavorare un sacco di ragazzi,  per ottenere tale manodopera si è rivolta a un gigante come Manpower, la quale a sua volta sapendo che tali ragazzi dovevano per leggere assolvere a ore formative in materia di misure di sicurezza, diritti e doveri dei lavoratori e haccp (formazione e sicurezza nel settore alimentare), hanno mandato questi ragazzi a far formazione da Xcorsi. Purtroppo Manpower non può rispondere dei mancati pagamenti e la società Percorsi non risponde alle nostre richieste. In tutti questi mesi di lavoro ho pagato, ogni volta che scendevo a Milano, un pedaggio autostradale pari a circa 6,70 al giorno fra andata e ritorno, oltre alla benzina. Insomma, ci ho rimesso un sacco di soldi”.

Stessa identica situazione per Mauro Fancellu: “Hanno reclutato tanti docenti come noi senza poi pagarli – racconta -. Tanti altri sono nelle nostre condizioni. Attraverso i social network abbiamo scoperto che lo stesso trattamento è stato riservato ad altri colleghi. Ho provato decine di volte a chiamare, ma non risponde mai nessuno. Stesso discorso per le mail, a cui hanno risposto solo una volta assicurandomi un bonifico il 31 dicembre”.

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