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Caso Crespi, l’architetto: “Il progetto trattato come qualsiasi urbanizzazione”

Negli ultimi giorni il progetto è stato stoppato a causa di incomprensioni tra la proprietà e l'amministrazione comunale di Capriate San Gervasio. Dalla “trattativa” si è passati alle lettere ufficiali da parte di Percassi che lamenta oneri pubblici troppo elevati (20 milioni di euro) rispetto all'investimento complessivo di 100 milioni.

L’architetto Mauro Piantelli è il professionista che negli ultimi anni, insieme a Tobia Scarpa, ha lavorato al rilancio del villaggio operaio di Crespi d’Adda, patrimonio dell’Unesco. Negli ultimi giorni il progetto è stato stoppato a causa di incomprensioni tra la proprietà e l’amministrazione comunale di Capriate San Gervasio. Dalla “trattativa” si è passati alle lettere ufficiali da parte di Percassi che lamenta oneri pubblici troppo elevati (20 milioni di euro) rispetto all’investimento complessivo di 100 milioni.

L’architetto Piantelli ripercorre per la pagina Facebook “Archivio storico di Crespi d’Adda” tutte le tappe del progetto e gli ultimi sviluppi:

“Crespi d’Adda. Fabbrica 2.0. Utopia? La notizia della rottura delle trattative (a me pare improprio utilizzare il termine “trattativa” per un progetto, ma in questo caso l’uso è più che adeguato) ha scatenato reazioni differenti. Affinché la critica sia consapevole e si discosti dal puro giudizio personale istintivo, influenzato dalla simpatia o meno delle parti coinvolte, si devono chiarire alcuni fatti che invece sono oggettivi.

1. Dal 2003 al 2013 la Fabbrica è stata depredata e vandalizzata senza che nessuno, sia associazione, autorità, singoli cittadini, facesse nulla per impedirlo. La Fabbrica è stata saccheggiata, non solo del rame, anche di tutte le balaustre in ferro battuto, vetrate artistiche, ornamenti etc. Sotto gli occhi di tutti si è compiuto uno scempio di un patrimonio dell’umanità

2. Prima del cambio di proprietà, agosto 2013, un tratto della strada principale era chiuso al traffico. Un’ordinanza del Sindaco chiudeva il tratto davanti alla ciminiera per pericolo di caduta di parti di laterizio della ciminiera. Il risultato dell’ordinanza era un tratto di strada chiuso al traffico e nessuna azione da parte della vecchia proprietà, che non aveva alcuna intenzione d’intervenire.

3. Dal 2013, con il passaggio di proprietà, la Fabbrica è sorvegliata. Un principio d’incendio nell’edificio della ex tessitura, che nel novembre 2013 ha distrutto 400 m2, è stato domato grazie a questa sorveglianza. La ciminiera è stata restaurata e la strada, finalmente, riaperta.

4. Nell’attuale PGT si demanda, per quanto riguarda l’intervento sulla Fabbrica, ad un piano particolareggiato del 2004 (scaduto nel 2014, dopo la nuova acquisizione). In tale piano è prevista la possibilità di continuare ad insediare un’attività industriale tessile, senza alcun bisogno di un nuovo piano urbanistico.

5. Il gruppo Percassi acquista nel 2013 l’ex complesso industriale con la volontà di renderlo sede della propria holding. Riunirà a Crespi tutte le attività terziarie del proprio gruppo. E’ un investimento importante, non solo per quanto concerne l’acquisizione, ma per quanto riguarda gli interventi di restauro del patrimonio esistente. Nel piano urbanistico proposto una parte della Fabbrica si aprirà al pubblico; verrà realizzata una parte museale con spazi per eventi-esposizioni-mostre. Per la prima volta in 150 anni si potrà rivalutare il rapporto tra la Fabbrica ed il fiume, vera genesi del luogo.

6. Nonostante dal 1995 la Fabbrica, parte del villaggio, sia patrimonio dell’umanità, il vincolo monumentale della Soprintendenza, per parte degli edifici che la compongono, arriva solo nell’ottobre del 2014. Fino ad allora si sarebbe potuta insediare una nuova fabbrica tessile (vedi piano attuativo del 2004), senza alcun obbligo di restauro e nessuna approvazione da parte della Sovrintendenza.

7. La contrapposizione tra il privato e l’amministrazione comunale, in questi anni, non è mai di tipo programmatico ma solo economico. Se è evidente che il grado d’intervento su edifici con vincolo monumentale e facenti parte di un luogo patrimonio UNESCO sia di RESTAURO CONSERVATIVO, l’amministrazione comunale insiste per interpretarli quali ristrutturazione. La differenza è enorme dal punto di vista tecnico e concettuale : “L’elemento differenziatore tra interventi di ristrutturazione edilizia e di risanamento conservativo è da ritenere costituito dal fatto che nella ristrutturazione il risultato può portare ad un edificio anche in tutto diverso dal precedente, nel caso di restauro e risanamento conservativo, il risultato va inteso e valutato nel complesso, e non nelle singole parti, per cui l’edificio deve restare il medesimo soprattutto come forma, sia pur con modifiche non rilevanti architettonicamente.” La ragione per cui l’amministrazione insiste per prevedere la ristrutturazione (che significherebbe avere edifici anche in tutto diversi dal precedente) non ha alcuna motivazione scientifica-culturale se non l’ottenimento del pagamento degli oneri di urbanizzazione, ovviamente non dovuti in caso di restauro conservativo. Per 4 edifici del complesso della Fabbrica il progetto di restauro è già stato approvato dalla Soprintendenza. Anche per questi progetti l’amministrazione “minaccia” di interpretarli quali ristrutturazione (il parere del tecnico comunale prevale su quello della Soprintendenza!).

8. Il villaggio di Crespi è di fatto un’opera di urbanizzazione della Fabbrica. A cosa sarebbero dovuti oggi gli oneri di urbanizzazione per un restauro conservativo di una Fabbrica che ha realizzato, nel corso di un secolo, le scuole, l’asilo, la chiesa, il cimitero, le fognature, l’illuminazione pubblica, etc.? E’ per tale ragione che la legge non prevede il pagamento degli oneri in caso di restauro conservativo.

9. Mentre il governo discute un disegno di legge per favorire la riconversione delle aree industriali dismesse (è prevista anche l’istituzione di un fondo per questi progetti), l’amministrazione locale gestisce il progetto come se fosse una qualsiasi nuova urbanizzazione di area non edificata. Certi consulenti dell’amministrazione comunale vedono il progetto d’intervento sulla Fabbrica equiparato alla proposta d’ampliamento del vicino parco divertimenti, l’espansione della “Peppa Pig” (non è un’esagerazione caricaturale, purtroppo è un fatto reale). Cioè c’è un livello sovralocale (governo, soprintendenza, associazione Unesco, parco dell’Adda nord) che guarda con entusiasmo questo progetto, ed un livello locale che “mercanteggia” avidamente su piani che nulla hanno a che fare con la salvaguardia e valorizzazione di un luogo che appartiene a tutti, è patrimonio dell’umanità, non della giunta attuale.

10. Questo “assalto alla diligenza” ha portato l’investitore ad indirizzare verso altri luoghi la propria sede operativa, con tempi e costi certi, perché ogni operazione ha un equilibrio finanziario oltre il quale il quale il progetto diviene irrealizzabile. E’ sicuramente un danno per tutti; tutti gli attori intervenuti in questa triste vicenda dovranno render conto del proprio operato alla propria coscienza ed alla comunità. Forse qualcuno verrà ricordato per esser stato artefice della “declassazione” del sito.
Questi sono alcuni passaggi, sintetizzati, di un processo di trasformazione che ha arrancato per un paio d’anni fino al definitivo abbandono. Anche se le responsabilità personali ci sono, ciò che risulta più evidente è la drammatica distanza tra gli intenti che vengono sbandierati nelle pubbliche occasioni e “il fare” quotidiano. Purtroppo questo è il paese in cui viviamo e sembra veramente difficile poterlo cambiare, perché nulla è più resistente al cambiamento di chi non ha alcuna passione ed entusiasmo”.

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