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“La quinta del Sarto”, Ferrario Freres rilegge Moroni

Il gruppo artistico Ferrario Freres ancora una volta gioca con le occasioni d'arte e cultura che la città di Bergamo propone. Dopo le variazioni che avevano interessato alcune opera di Palma il Vecchio, ecco tre nuovi lavori artistici che rendono omaggio a Moroni e alla permanenza temporanea del “Sarto” riuniti nel progetto “La Quinta del Sarto”: il ritratto di bambina di Casa Redetti, il ritratto di Isotta Brembati Grumelli e il Battesimo del Cristo.

Fino alla chiusura della mostra del Moroni, fino al 28 febbraio, il ritratto di bambina di Casa Redetti si trova nel salone d’ingresso dell’Accademia Carrara (biglietteria), il Battesimo del Cristo nella prima sala d’ingresso del Museo Bernaggi (biglietteria) mentre il ritratto di Isotta Brembati Grumelli è in attesa di posizionamento a Palazzo Moroni.

Per quando riguarda i ritratti, Ferrario Freres indaga sulle sembianze del ritratto e la stratificazione ai tratti somatici originali di tratti contemporanei mentre per il Battesimo di Cristo, la ricerca si è concentrata esclusivamente sul paesaggio dove si fondono elementi dell’attuale paesaggio bergamasco (nello specifico quello della Valcalepio) con quello della rappresentazione. Il punto di contatto è dato proprio dalla presenza del Sarto che riannoda il filo che collega tre opere presenti in città in diversi luoghi.

Il progetto, un work in progress, ha per titolo “La Quinta del Sarto” perché fa riferimento ad una ideale casa in cui il personaggio di un ipotetico racconto aveva collocato la sua piccola collezione di opere del Moroni. Nella card ideata da Ferrario Freres, e che sarà distribuita in città in tempi e luoghi non ancora definiti, alle spalle del sarto figurano appunto i reinventati Moroni. Il richiamo è alla Quinta del Sordo, la casa in cui Goya dipinse a olio su muro le sue celebri pitture nere (oggi visibili al Museo del Prado a Madrid).

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LA QUINTA DEL SARTO E IL SARTO DI GIOVAN BATTISTA MORONI
“Il lavoro segue il solco di alcuni aspetti sociologici dell’arte presi in considerazione nell’opera “Atelier” (2013), e poi in “Livesandworks” e “ShadowLine” (2013-2014). In queste opere il gioco tra rappresentazione classica nell’arte del ritratto di gruppo e le interazioni fra gli appartenenti all’ambiente artistico attuale della città, fotografati singolarmente e in seguito accostati secondo casualità, viene amplificato raggiungendo esiti che ricordano suggestioni della fotografia surrealista e della nuova oggettività – racconta Ferrario Freres -. In questo nuovo percorso si prende spunto dagli eventi cittadini di fine 2015 e inizio 2016 incentrati sulla presenza a Bergamo del “Tailor” del Moroni; il detour iniziato con il confronto con le opere di Palma il Vecchio si amplia a poco a poco divenendo, a partire dall’aspetto sociologico, più interessato ai meccanismi della rappresentazione della pittura classica”.

I volti contemporanei, quindi, si fondono con le stesure di colore dei dipinti tendendo a perdere la loro connotazione e divenendo essi stessi colore stratificato alla materia pittorica che fa da base a queste immagini.

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“La ricerca sulle pose e il concentrarsi sui dettagli essenziali per questo gioco di sedimentazioni, come le mani, il volto, il collo e le spalle, coinvolge gli autori a partire dalla progettazione e proseguendo, nell’esecuzione, in un gioco di specchi fra autori, artisti, personaggi e interpreti contemporanei – prosegue Ferrario Freres -. Diviene importante in questa fase il rapporto con la digitalizzazione dell’immagine. La tecnica utilizzata permette di apportare le modifiche necessarie all’attuarsi di questa ripresa in carico delle opere della pittura classica fino a ricercare l’influenza del tratto di pennellata, della trasparenza del colore e dei canoni formali che l’artista ha utilizzato nelle opere rivisitate. E’ importante inoltre il dato fondante dell’insieme delle opere di ritrattistica del Moroni. Una modalità asciutta, scarna, tendente al realismo più documentario, che privilegia un certo ambiente e che nello specifico del “Tailor” ne evidenzia il mestiere, secondo la vulgata dei più, e il ristretto ambito sociale: insomma una modalità e un’estetica che precede, e di molto, le modalità seriali dei flussi di produzione degli studi fotografici di Nadar. Da qui ipotizziamo come l’approccio fotografico sia il migliore per affrontare l’opera del Moroni e, nell’attuale contesto, l’happening la forma migliore per sviluppare un progetto di contestualizzazione del “Tailor” nella realtà bergamasca”.

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FERRARIO FRERES
Un’identità collettiva per interpretare e rileggere il mondo nelle sue mille sfaccettaure provocati da un’idea, da un luogo, da un’opera d’arte, a partire dalla fotografia e dai suoi derivati, contaminata con tecniche antiche e moderne.
Dalla metà degli anni ’90 Ferrario Freres legge con occhio acuto e sensibile eventi e suggestioni della realtà cercando di instaurare con l’osservatore una relazione emozionale originaria, una relazione che faccia emergere quanto di più sensibile abita dentro di noi. Un viaggio intimistico per ritrovare se stessi cercando di mantenere la purezza del punto di vista suggerito dall’operazione artistica.

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