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Donne morte prima del parto, il ginecologo: rischio bassissimo, consiglio i corsi per future mamme

Al di là delle indagini e delle commissioni di inchiesta, che stabiliranno le cause e le eventuali responsabilità, è davvero ancora possibile oggi per una donna morire di parto? Lo abbiamo chiesto a Claudio Crescini, ginecologo all’Azienda Ospedaliera di Treviglio.

La due donne in gravidanza morte a Torino e Brescia chiudono una serie di cinque decessi di puerpere in pochi giorni. Al di là delle indagini e delle commissioni di inchiesta, che stabiliranno le cause e le eventuali responsabilità, è davvero ancora possibile oggi per una donna morire di parto? Lo abbiamo chiesto a Claudio Crescini, ginecologo all’Azienda Ospedaliera di Treviglio.

“Bisogna ricordare che nei secoli passati la morte per gravidanza e parto era frequentissima, nella Roma antica moriva una donna su dieci ed ancora oggi nel mondo muoiono ogni anno, per cause correlate alla gravidanza 300.000 donne. Il dato non fa notizia perchè il 99% di queste morti è tutto concentrato nei Paesi più poveri soprattutto in Africa ed Asia”.

E nei Paesi Occidentali?
“Nei Paesi ricchi si è assistito negli ultimo 50 anni ad una riduzione talmente grande che oggi un caso di morte materna sembra impossibile e fa notizia. Solamente 10-20 anni fa in Italia i casi di morte materna che erano molti più di oggi, non venivano riportati, se non eccezionalmente, dai media e quindi il problema non era all’attenzione del pubblico. Oggi, vuoi l’eccezionalità dell’evento morte materna, vuoi la maggior diffusione delle notizie e la particolare attenzione del pubblico e dei media ai temi legati alla sanità, portano all’attenzione generale ogni singolo episodio come mai accaduto in passato. Questa attenzione ovviamente rende più visibile un problema che prima non era conosciuto perchè sottaciuto anche se più vasto di oggi”.

Quanti casi di morte di donne in gravidanza ci sono in Italia?
I dati relativi al numero di morti materne in Italia è peraltro non ben conosciuto tanto è vero che è stato attivato dal Ministero della Salute un progetto di sorveglianza per conoscere realmente la dimensione del problema. L’unico Paese al mondo che da 50 anni tiene monitorato con precisione
ed attenzione il dato relativo alle morti causate dalla gravidanza è il Regno Unito che pubblica periodicamente un report denominato “why mother died”.

Perché in Italia non è possibile sapere quante sono le morti nelle fasi del parto?
“Il motivo è dovuto al fatto che mentre è facilmente determinabile il numero di morti durante il periodo del ricovero in ospedale per il travaglio ed il parto, molto più complesso è riconoscere come mortalità legata alla gravidanza la morti che avviene a distanza di tempo dal parto, per esempio per embolia polmonare o per suicidio
dovuto a depressione postpartum”.

Ma ci sarà una stima.
“Sì, stando ai rilievi Istat la mortalità materna in Italia sarebbe stata negli anni 1998-2007 pari al 3 per 100.000 nati , dato smentito da una indagine fatta in regione Lombardia che ha rilevato per il triennio 1996-1998 un dato del 13 per 100.000. Infine lo studio fatto in 7 regioni italiane nel 2008 ha rilevato un dato di mortalità materna di circa 12 per 100.000. Ci sono morti materne che possono essere correlate ad interventi, omissioni e trattamenti non corretti ,per esempio un errato o intempestivo trattamento della preeclampsia o della emorragia post postpartum o del distacco di placenta ecc. Altre invece causate da malattie preesistenti (neoplasie maligne) o aggravate dalla gravidanza (emorragia cerebrale da rottura di aneurisma), morti durante la gravidanza per altre cause (incidenti stradali, suicidi ecc)”.

Quali garanzie offre la Sanità alle donne in gravidanza?
“Poiché oggi le garanzia offerte dal sistema sanitario italiano alle gravide, non a caso riconosciuto come uno dei migliori al mondo da statistiche di istituzioni internazionali, sono il massimo attualmente
possibile ed il numero di morti materne dirette causate da interventi non corretti o intempestivi si è ridotta quasi a zero, i casi che ancora accadono sono più correlati a patologie molto rare e
particolari come l’embolia da liquido amniotico. Ciò non toglie che sicuramente alcune morti materne possano essere correlate ad un difetto del sistema di sorveglianza della gravidanza e di assistenza al parto ed al puerperio”.

In questi ultimi casi, com’è possibile intervenire?
“Proprio per ridurre ancora di più il fattore errore umano o deficit assistenziale sono state intraprese a livello nazionale una serie di azioni come la concentrazione delle nascite in ospedali con alto volume di attività, interventi di formazione del personale di assistenza con corsi teoricopratici per affrontare le situazioni ostetriche più critiche ed altro ancora. Naturalmente si deve ben comprendere che un efficace sistema d’assistenza alla nascita che garantisca il massimo della sicurezza richiede investimenti sia nella formazione del personale che nella sua numerosità, nella adeguatezza delle strutture e soprattutto nella rete di assistenza in gravidanza per la prevenzione e la diagnosi precoce di situazioni potenzialmente a rischio di complicanze”.

Le donne in dolce attesa non devono quindi allarmarsi?
“Bisogna riconoscere che ancor prima degli eventi drammatici riportati dai media l’Asl di Bergamo ha attivato sia una rete consultoriale capillare per il monitoraggio della gravidanza sia un portale che consente a tutte le donne gravide o desiderose di esserlo di conoscere tutti i servizi disponibili nella nostra provincia per l’assistenza alla gravidanza ed al parto. Anche i sei punti nascita della nostra provincia hanno dati di performance in ambito ostetrico paragonabili ed in alcuni casi superiori ai Paese del nord Europa (gli Stati Uniti non fanno testo in quanto nel settore materno infantile hanno dati non soddisfacenti)”.

Che cosa deve fare una donna quando nei mesi della gravidanza ha febbre o accusa dolori come nel caso delle due partorienti di Torino e di Brescia?
“Durante la gravidanza possono insorgere svariati disturbi, alcuni, la stragrande maggioranza, assolutamente fisiologici altri, rari, sintomi di qualcosa che non va. Non è sempre facile distinguerli soprattutto se si è alla prima gravidanza. In effetti, se guardiamo l’enorme numero di accessi al
pronto soccorso ostetrico a fronte dei rari casi in cui questo è realmente appropriato abbiamo l’idea di come vi sia un grande stato d’ansia durante la gravidanza, una scarsa conoscenza dei disturbi
fisiologici ad essa correlati e comunque la preferenza per la struttura ospedaliera che garantisce una visita completa con ecografia senza prenotazione, a qualsiasi ora del giorno e della notte festività
comprese e gratuita per tutte le gravide che si presentano al pronto soccorso. É evidente che un servizio di questo tipo che solo l’Italia e pochi altri garantiscono, inesistente nella maggioranza dei Paesi
USA e Gran Bretagna compresi, richiede personale aggiuntivo e quindi un costo in più”.

È meglio affidarsi ad un ospedale oppure è consigliabile ricorrere al proprio medico o ginecologo che ha seguito tutta la gravidanza?
“É importante che la gravida si faccia seguire da personale specializzato, ostetrica o ginecologo, che coinvolga il medico di famiglia e soprattutto che frequenti i corsi di accompagnamento alla nascita che rappresentano un momento fondamentale per conoscere cosa accade in gravidanza, al momento del parto e dopo con il bambino. Seguire un corso di accompagnamento alla nascita è una delle migliori
garanzie per un buon esito della gravidanza”.

I casi di Torino e Brescia dimostrano che in Italia le donne gravide corrono molti rischi?
“No, gli Stati in cui le donne corrono un rischio maggiore di mortalità per cause connesse alla gestazione sono Ciad (1 su 15), Somalia (1 su 16), Niger e Sierra Leone (1 su 23), Liberia (1 su 24) e Guinea Bissau (1 su 25): significativamente, tutti questi Paesi fanno parte dell’Africa Subsahariana. Con circa 80.000 decessi annui, l’India è il paese al mondo nel quale la mortalità materna miete il più alto numero assoluto di vittime: mediamente, in India una donna muore per cause legate alla gravidanza
o al parto ogni 5 minuti”.

Nel caso di Brescia, la paziente poi deceduta ha scritto in un messaggio al marito quando era in ospedale di sentirsi trascurata. È una sensazione che può percepire la donna incinta in alcune situazioni?
“Il problema del sentirsi trascurata o non abbastanza seguita quando si è ricoverati in una struttura assistenziale è molto legato alla sensibilità ed alle aspettative dei singoli individui. Ci sono persone che richiedono molte più attenzioni altre meno indipendentemente dal problema per il quale sono ricoverate. Purtroppo le nostre strutture sanitarie da sempre hanno una carenza notevole di personale di assistenza diretta a cui purtroppo in questi ultimi anni si è aggiunto un abnorme incremento del lavoro burocratico amministrativo messo impropriamente in carico al personale sanitario e quindi il tempo disponibile per l’assistenza ai singoli degenti si è notevolmente
ridotto”.

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