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Variante di valico: emblema dell’affannato procedere renziano

Giancalo Elia Valori analizza le scelte del Governo Renzi criticandone l'attenzione all'immagine e i rapporti con l'Unione Europea.

Giancalo Elia Valori analizza le scelte del Governo Renzi criticandone l’attenzione all’immagine e i rapporti con l’Unione Europea.

La variante di valico della A1, inaugurata dal premier Renzi il 23 dicembre, tra le code defgli automobilisti e i lavori ancora in corso, è una metafora dell’affannato procedere attuale dell’esecutivo.

Peraltro occorrerebbe aggiungere che quello che si è fatto finora deriva dall’opera attenta di chi scrive, ovvero Giancarlo Elia Valori, che, insieme all’allora ministro Antonio Di Pietro, sbloccò definitivamente i lavori. Senza pericoli amministrativi e senza tempi morti.

Ma, a parte la questione autostradale, altri problemi sono all’orizzonte di questo governo.

La questione del rapporto tra l’Italia e l’Unione europea è il primo dei grandi dilemmi di fronte ai quali la gestione di Matteo Renzi si rivela inadeguata.

Mi riferisco al tema degli aiuti di Stato alle banche in difficoltà: il governo doveva  e sapeva che l’autonoma decisione degli istituti finanziari di andare in aiuto delle aziende di credito in difficoltà non è classificabile in termini di diritto comunitario come “aiuto di Stato”; mentre diviene illecita, per l’Ue, quando si attivano i versamenti obbligatori. E questo vale per la banca Tercais di Teramo, ma vale anche per gli altri istituti di credito in difficoltà.

Molti sostengono che la decisione è stata presa per avere diritto agli sconti fiscali IRES che valgono solo per i contributi obbligatori delle banche.

Sottovalutazione dei poteri dell’Unione europea, troppa attenzione a quella maledetta cosa che si chiama “immagine” unita alla “comunicazione”, incapacità di utilizzare la stessa UE per un nuovo sviluppo del nostro Paese, velleitarismo geopolitico e una indeterminatezza nelle prospettive dell’Italia… più passa il tempo più sono pericolosi.

Altra procedura di infrazione UE per l’Italia riguarda l’Ilva di Taranto dove il salvataggio dell’acciaieria si mescola alla necessaria tutela ambientale. Qualcuno, nell’esecutivo, fa circolare l’idea che l’Italia, qualora l’UE non comprenda le nostre ragioni, potrebbe ricorrere alla Corte di giustizia del Lussemburgo.

Se poi, come è assolutamente probabile, arrivasse la richiesta di risarcimento danni da parte della Commissione europea, addio sogni, seppur minimali, di crescita del Pil.

E tutto questo perché?

Riequilibrare i rapporti tra UE e Italia è un lavoro complicato. Da gestire con attenzione poiché la tutela del nostro interesse nazionale è un obiettivo che non può prescindere dalla stessa Unione europea che pure talvolta non comprende le nostre necessità.

La tutela dei nostri mercati esteri? Impossibile senza l’UE che pure alberga alcuni dei nostri più abili concorrenti geo-economici.

La gestione dei flussi migratori? Impossibile senza l’Ue, anche se in questa materia sono stati fatti errori da entrambe le parti.

Per non parlare, ma questo non è un programma renziano, di cosa ci accadrebbe se uscissimo dalla moneta unica.

Se Matteo Renzi pensa quindi a uno splendido isolamento nazionale con l’Italia che fa da free rider nel contesto economico internazionale, alberga in sè quella follia toscana così ben descritta da Curzio Malaparte.

Occorrerebbe un progetto diverso che fa meno immagine ma maggiore sostanza.

Lo sviluppo italiano è una sintesi tra Europa e Mediterraneo, tra la “grande pianura europea”, che era l’obiettiuvo del Patto di Varsavia durante la guerra fredda, e il mare Nostrum.

De Gaulle parlava di un’Europa “dall’Atlantico agli Urali” perchè la vecchia CEE era troppo piccola per giocare il grande gioco geopolitico e strategico mondiale, e ancor di più questo è vero dopo la fine della guerra fredda.

Giovanni XXIII, un grandissimo papa che fu anche un raffinatissimo diplomatico e analista strategico, parlava invece di una “Europa dal Mediterraneo agli Urali” perché senza il Mare Nostrum non sono pensabili né l’origine né lo sviluppo europeo, e non mi riferisco solamente alla storia e alla cultura.

Quindi, e qui occorre ristabilire una trattativa seria, l’Europa ha bisogno della Russia, soprattutto nel Mediterraneo, perchè Mosca tiene ferme le retrovie della grande area islamista che sta abbandonando i vecchi stati-nazione e sta costruendo una identità nuova che, a parte il “jihad della spada” non  riusciamo a intravedere, ma che ci potrebbe sommergere.

Non bisogna certo dimenticare Israele, che è ormai un punto di sviluppo tencologico e industriale di livello globale e che arricchisce tutto il Mediterraneo di potenzialità pari a quelle delle garndi aree tecnologiche e dell’innovazione.

Bene, se Matteo Renzi, senza troppo badare alla “comunicazione” riuscisse a immaginare una Italia che, senza inimicarsi inutilmente e masochisticamente l’UE, pensa a una serie di nuovi investimenti e progetti finanziari e industriali coordinati con Israeele e Federazione Russa, ne saremmo davvero felici.

Ma, non essendo questioni di comunicazione temiamo che il nostro Primo Ministro non si interesserà molto a questi temi.

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