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Organizzavano i viaggi della speranza Libia-Italia: tre arresti a Palermo

L'organizzazione criminale è responsabile della tragedia del 9 febbraio scorso quando, al largo delle coste libiche, morirono 300 migranti: per salire sui loro barconi ci volevano 2.400 dollari.

Incassavano circa 2.400 dollari per ogni migrante che trasportavano dalle coste della Libia fino in Sicilia e poi, una volta in Italia, si occupavano di trasferirli al Nord e in Europa: la polizia, in collaborazione con la capitaneria di porto, è però riuscita ad intercettare l’organizzazione criminale composta da tre persone, originarie del Mali, responsabili tra l’altro della tragedia del 9 febbraio scorso quando, a 70 miglia a nord della Libia, quattro gommoni si sono ribaltati in mare, causando la morte di 300 migranti.

Ai tre fermati dalle squadre mobili di Agrigento e Palermo si aggiungono altri dieci indagati, tutti nascosti in suolo libico e probabilmente i vertici massimi dell’organizzazione: a loro il procuratore aggiunto di Palermo Maurizio Scalia, coadiuvato dai sostituti Claudio Camilleri, Geri Ferrara e Alessia Sinatra, è arrivato grazie all’analisi di un telefono satellitare ritrovato su un gommone e ai racconti di 85 superstiti del naufragio di febbraio.

E sono stati proprio i superstiti a ricostruire i terribili passaggi della traversata verso l’Italia: rinchiusi per due settimane in una casa di campagna sorvegliata da uomini armati in attesa di essere imbarcata, in alcuni casi minacciati e costretti con la forza a salire su imbarcazioni precarie.

Nessuno sale sui gommoni se non abbiamo i nostri dinari” si vantavano i loro traghettatori che, raccontano sempre i migranti sopravvissuti alla tragedia, durante il viaggio davano coperte di plastica per ripararsi e consentivano a turno di entrare nell’unica cabina della barca.

Testimonianze drammatiche di un viaggio della speranza che si è trasformato in tragedia, di persone disperate che sono andate incontro alla morte versando nelle tasche del gruppo criminale i risparmi di una vita.

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