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Atalanta bella a metà: contro un Napoli così i regali li paghi a caro prezzo

Gara a due facce quella dei nerazzurri contro la corazzata di Sarri: gli errori (clamorosi) di Maxi e de Roon costano carissimo, perché se vuoi battere una squadra che ha un centravanti di nome Higuain serve la partita perfetta

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Bella a metà. Non basta, però: se giochi contro una pretendente allo scudetto devi fare la gara perfetta, se vuoi che il risultato sia positivo. Altrimenti non c’è scampo.

L’Atalanta del Christmas Match alla fine concede qualche dono natalizio e deve arrendersi. Ma evidentemente, più che il colore delle maglie (quest’anno si è scelta la tradizione, le classiche nerazzurre con profilo di Città Alta) conta il valore dell’avversario. E la sfida col Napoli ricalca un po’ quella con la Juventus di due anni fa (21 dicembre 2013): segna Tevez al 6’ del primo tempo, pareggia Moralez al 15’, raddoppia Pogba all’inizio del secondo tempo e arrotondano Llorente (30’) e Vidal (34’) per l’1-4 finale. La Juve di Conte era capolista indiscussa con 46 punti (la Roma inseguiva a 41), l’Atalanta di Colantuono restava a 18, quattro più del Sassuolo allora terzultimo.

Però, se la Juve aveva dato l’impressione di vincere quando voleva, questa Atalanta per un’ora gioca da grande, tenendo testa al Napoli. Una gara aggressiva, intensa degli uomini di Reja, una prestazione di squadra da applausi, anche per la splendida reazione dopo lo sciagurato colpo di mano di de Roon che aveva causato il rigore e lo svantaggio, subito rimontato con Gomez.

Poi invece il crollo: Higuain beffa ancora de Roon di testa e in contropiede arriva il terzo gol (potevano essere quattro anche stavolta, se Hamsik non avesse spedito in curva il secondo rigore). E due campionati dopo la storia si ribalta: allora (1 febbraio 2014) l’Atalanta stendeva il Napoli (di Benitez) trascinata dalla doppietta di Denis e dal gol di Moralez: 3-0. Mentre Higuain giocava solo l’ultima mezz’ora, in campo al posto di Zapata (Mertens dall’inizio, Hamsik era in panchina).

Oggi Reja dice: datemi Higuain e vinciamo noi… In effetti sembrerebbe così e, se diamo i numeri, appare netta la differenza. Due anni fa Higuain aveva segnato dieci gol, ma Denis con la doppietta lo tallonava a nove. Ora il Pipita è il capocannoniere indiscusso del campionato con 16 reti contro le tre del Tanque.

Intendiamoci. Non è solo “colpa” di Denis, generoso nei rientri e nel pressing ma per lui un solo tiro in porta a fine partita. Mancano infatti i gol di Moralez, che proprio da Denis aveva avuto una palla d’oro davanti a Reina, a inizio partita. E questo Napoli ha blindato la difesa, oggi la seconda del campionato dopo quella dell’Inter: solo Gomez riesce a batterla nella sfida di Bergamo e infatti è anche il miglior bomber nerazzurro, con cinque reti.

Peccato, ma ci saranno altre occasioni, per rivedere un’Atalanta vincente. Magari già alla ripresa del campionato in casa di Colantuono, a Udine, o qualche giorno dopo (10 gennaio) a Bergamo contro il Genoa, per chiudere l’andata in bellezza.

Intanto, pur nella sconfitta arrivano segnali utili per il futuro: per esempio da quel centrocampo che lo stesso Sarri applaude, con de Roon ovunque fino allo sciagurato fallo di mano, Grassi che gioca come un veterano ma con ben altra intensità e un Cigarini ritrovato. “Deve continuare a giocare così”, lo sprona Reja.

I nei sono l’ennesimo espulso (decimo stagionale) e perciò non vedremo Paletta a Udine, l’ennesimo gol sbagliato da Moralez: se succede contro le grandi poi paghi tutto. Non delude invece (per fortuna) Davide Bassi, all’esordio da titolare proprio contro il suo ex allenatore a Empoli.

Sarri punta il dito contro il terreno del Comunale ed è la prima volta, ci pare, che un allenatore se la prende col campo malconcio che, a suo dire, avrebbe facilitato i nerazzurri.

Così non è stato, ma il fortino tornerà presto, anche per l’Atalanta.

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