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Federico Buffa sbarca al Creberg Teatro: “Ma non chiamatemi attore”

Il giornalista di Sky Sport porta anche a Bergamo, sabato 19 dicembre, lo spettacolo teatrale sulle Olimpiadi tedesche del 1936: "Le vittorie di Owens, la corsa di Sohn Kee Chung, il salto agli ostacoli di Ondina Valle hanno dei messaggi che oggi sono ancora di un'attualità spaventosa"

Federico Buffa racconta. Racconta e tu non puoi far altro che perderti nelle sue parole, spegnendo la realtà e immergendoti completamente in quel mondo parallelo costruito dalla sua voce e dalla storia che ti sta narrando.

Sarà così anche per i bergamaschi che sabato 19 dicembre sceglieranno di non perdersi l’attesissima rappresentazione che il giornalista di Sky Sport porterà sul palco del Teatro Creberg, “Le Olimpiadi del 1936”.

Una via di mezzo tra lo spettacolo teatrale e il monologo con dovizia di particolari prettamente giornalistici in perfetto “stile Buffa”, che tanto successo ha riscosso nelle prime uscite del tour che sta portando l’ex voce Nba nelle principali città d’Italia.

Giornalista, esperto, romanziere. E ora anche attore. Buffa si sposta dalle telecamere e veste gli inediti panni del mostro da palcoscenico, e, stando alle prime recensioni del suo show, anche questo ruolo gli riesce molto bene. “Per ora cerco solamente di essere presentabile per il prestigioso palco del teatro, niente di più – spiega a Bergamonews il giornalista -. Come attore mi sento assai scarso”.

Eppure le sue prime serate a teatro non sono andate così male.

“E’ vero, e trovo davvero bellissimo ammirare tanta gente che segue questo spettacolo. Quando si accendono le luci sulla platea, è lusinghiero vedere così tanti giovani. In realtà non è uno spettacolo tradizionale: io cambio spesso registro e sono accompagnato da un’artista che canta in quattro lingue (Cecilia Gragnani, ndr) e ad eccellenti musicisti”.

Com’è nata l’idea di Federico Buffa attore?

“E’ stata un’idea di Emilio Russo, un amico direttore artistico del teatro Menotti di Milano. Nel 2014 mi ha chiesto se mi sentivo pronto per salire sul palcoscenico, io gli ho risposto di no ma non me la sono sentita di rifiutare la sua proposta. Sapete, quello di fare teatro è un sogno che avevo sin da bambino”.

Come si sente sul palcoscenico?

“Cerco di prendermi la luce, di trovare il giusto tono della voce, di avere le postura corretta. Non è facile. Ma ormai per me è una sfida”.

Se lo immaginava così com’è, il teatro?

“No, devo dire che è molto meglio di quello che potevo pensare quando fantasticavo”.

Una bella avventura o un semplice esperimento: come considera questo tour?

“Vorrei fosse qualcosa di più di un’avventura o di un esperimento. Ho ricevuto diverse proposte e ho qualche idea, ma vedremo più avanti. Intanto il regista mi ha detto che questo spettacolo avrà vita anche nel 2016. E ne sono orgoglioso”.

Parliamo dello spettacolo che porterà al Teatro Creberg: perché ha scelto proprio le Olimpiadi del 1936?

“In realtà l’idea è stata sempre di Emilio Russo, e io l’ho trovata davvero splendida. Già, perché quelle non sono state delle semplici Olimpiadi, ma tut’altro. A Berlino, infatti, nel 1936 sono nate le Olimpiadi intese come grande spettacolo, con strutture all’avanguardia. Tutto era a uso strumentale, subordinato al regime. Era una delle grandi prove di forza che voleva sfoggiare il nazismo di Hitler. Basti pensare che, oltre alla medaglia, al vincitore veniva data anche una quercia, simbolo di Odino, per un sorta di paganesimo legato al regime. A proposito: ho ricevuto più di una foto dai familiari di atleti medagliati nel 1936 che mi hanno voluto mandare la quercia ancora viva”.

Ci sarà Jesse Owens?

“Ovviamente. Ma non sarà il solo: limitarsi a parlare del vincitore di quattro medaglie d’oro che tutti conoscono non avrebbe avutio senso, anche perché ormai tutti sanno la sua storia. Ci sarà Sohn Kee Chung, coreano di nascita, costretto a difendere i colori del Giappone che all’epoca occupava la Corea. Secondo me è la figura più forte di quelle Olimpiadi. Odia i suoi oppressori e cerca di riscattare la propria gente vincendo. E poi ci sarà Ondina Valle, primo oro italiano ai Giochi, trionfatrice sugli 80 metri a ostacoli”.

Quelle Olimpiadi portano ancora oggi un messaggio, secondo lei?

“Assolutamente sì, a 80 anni di distanza quelle Olimpiadi hanno ancora un messaggio di spaventosa attualità. Per lo sport, per la società, per il mondo intero. Io, nel mio piccolo, spero di riuscire a portare anche solo una piccola parte di quello che mi sta dando questo spettacolo”.

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