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Istituti Ospedalieri Bergamaschi al fianco di Avsi nelle adozioni a distanza

Dal 2010 gli IOB sostengono il progetto di adozione a distanza dell’organizzazione non governativa permettendo a 16 bambini africani di andare a scuola, ricevere visite mediche e un’alimentazione adeguata: in una parola di sperare in un futuro migliore.

Per il sesto anno consecutivo gli Istituti Ospedalieri Bergamaschi sono al fianco di AVSI, organizzazione non governativa nata nel 1972 e impegnata con oltre 100 progetti di cooperazione allo sviluppo in 30 paesi del mondo.

Grazie al prezioso contributo dell’amministrazione degli IOB e dei dipendenti, 16 bambini africani (14 della Nigeria, 1 del Kenya e 1 dell’Uganda) in questi anni hanno potuto andare a scuola, avere penne, libri e quaderni con i quali studiare e diventare grandi, mangiare in modo adeguato alle loro necessità di crescita, studio e divertimento, essere assistiti da un punto di vista medico, ricevere le vaccinazioni.

“Per gli IOB, da sempre attenti alle esigenze dei più fragili, siano i nostri pazienti o come in questo caso bambini africani, questo progetto di adozione a distanza è motivo di grande orgoglio e gioia – sottolinea il dottor Francesco Galli, amministratore delegato degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi – Sapere che, anche grazie a noi, questi bambini possono sperare in una vita migliore è il più bel regalo che possiamo desiderare e di questo dobbiamo ringraziare AVSI, organizzazione con esperienza più che trentennale che da sempre si distingue per la sua grande serietà e per l’impegno e dedizione dei suoi collaboratori e volontari”.

“Attraverso il progetto portato avanti dagli IOB, sosteniamo circa 1.400 bambini, principalmente nella città di Lagos ma anche in altre realtà di degrado e povertà nel nord della Nigeria come la zona di Jalingo – spiega Alba Gianferrari coordinatrice del Sostegno a distanza di Fondazione AVSI in Nigeria – I bambini e i ragazzi in una società violenta come quella nigeriana sono esposti a ogni tipo di pericolo e di violenza. La questione educativa non è ancora molto sentita dalla popolazione e dalle istituzioni e normalmente la possibilità educativa riguarda solo il ceto medio-alto. Il resto della popolazione è molto povera e per molti genitori la scuola non è percepita come un valore ma un luogo dove parcheggiare i figli durante la loro assenza. Grazie alla presenza ultra ventennale di AVSI in Nigeria molti genitori hanno trovato speranza nuova nel futuro dei lori figli, scoperto il valore dell’educazione e il valore della persona”.

Gli ambiti di intervento della Onlus non riguardano solo l’educazione dei piccoli ma anche la loro assistenza medica e alimentazione. I bambini inseriti nel progetto hanno un’età che parte dai 6 mesi e arriva fino a 14 anni. I bambini più piccoli sono seguiti principalmente sotto l’aspetto medico e nutrizionale dal “St. Kizito Nutrition Center” (centro nutrizionale), i più grandicelli, invece, anche sotto l’aspetto educativo e scolastico, grazie alla collaborazione con alcune scuole in Lagos, materna ed elementare di St. Peter&Paul in Lekki, materna ed elementare di St. John in Ikorodu e scuola materna ed elementare delle Domenican Sister in Mafoluko, scuola elementare Livistone in Ikate.

“In alcune scuole riusciamo a fornire i pasti, le cure mediche, nelle altre riusciamo anche a pagare parte delle rette, la cancelleria o i libri di testo ed ogni altro bisogno che incontriamo. Tutto questo è reso possibile dalla generosità delle tante persone che in questi anni hanno creduto nel progetto e ci hanno aiutato a regalare la speranza di una vita migliore a tanti bambini e, in parte, anche alle loro famiglie” continua la coordinatrice del progetto.

IOB

“Seguendo il metodo AVSI, l’approccio al bambino è personalizzato. Infatti AVSI oltre a sottolineare la centralità della persona si propone di aiutare e non sostituirsi alla libertà della persona stessa – continua Matteo Severgnini, cooperante AVSI in Uganda – In questo modo aiutando direttamente il bambino nei suoi bisogni primari, cibo, vestiti, educazione, vaccinazioni, aiutiamo indirettamente anche la famiglia di provenienza. In modo indiretto perché iniziamo a condividere la vita e i bisogni con queste famiglie, cercando insieme a loro, il modo migliore per aiutarli. In alcuni casi abbiamo risposto a bisogni concreti come aiutare le famiglie a aprire piccole attività commerciali (nella nostra realtà vuol dire comprare per esempio una tanica di olio di palma per permettere la rivendita) o a pagare gli affitti delle loro case, anche se esulavano dai singoli progetti. Di fronte a realtà drammatiche di povertà e difficoltà come quelle che vediamo e viviamo in Uganda, ma anche in altri Paesi africani e non, non è possibile girare la testa. È un dovere morale intervenire” conclude.

 

E infatti AVSI è impegnata anche su molti altri fronti e zone del mondo, sempre al fianco dei più deboli. Come dimostra, tra gli altri, la Campagna Tende che, dal Sud Sudan fino alle nostre città, passando per la Siria e i campi profughi in Iraq, Libano e Giordania, quest’anno propone di sostenere il cammino di chi è stato costretto a lasciare la propria casa. Almeno per un tratto. Per informazioni: www.avsi.org.

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