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Addio a Silvia Infascelli, irrimediabilmente preda di una grande passione

Dario Guerini ricorda la cantante jazz Silvia Infascelli: "E’ andata oltre, troppo oltre, e lascia un vuoto glaciale attorno a chi amava la sua musica, la sua voce, la sua illuminante presenza".

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Persone come Silvia non dovrebbero mai andarsene. Ho letto nei numerosi addolorati saluti postumi che la sua voce rimane per sempre. E’ vero, ma non è la stessa cosa. Mancherà per sempre la sua presenza luminosa, quel sorriso buono che ti conquistava  al primo incontro, quella compostezza  sotto le luci di scena che sapeva esprimere una tale forza vocale ed emotiva che ti entrava nel sangue.

Era molto brava e preparata, irrimediabilmente preda di una grande passione.

Silvia Infascelli è partita dalla periferia di Bergamo per percorrere tutti i sentieri della musica jazz con meticolosa e lucida preparazione e ha saputo regalarci memorabili pagine di sperimentazione vocale. Maestra di tecnica e improvvisazione, ha scritto musiche e testi, ha insegnato a tanti allievi poi decollati con successo, ha collaborato con grandi musicisti, si è esibita in numerose formazioni, anche in orchestre illustri, è stata leader di gruppi  con musicisti di notevole caratura.

Era ammalata da tempo Silvia, ma resisteva e cantava con la stessa forza di sempre, sino a tre settimane fa. Stupiva l’entusiasmo e la freschezza che metteva in ogni suo progetto, anche in quelli più recenti, quando, forse, sentiva già che una malattia la stava consumando.

Quando, lo scorso anno, presentò il suo progetto “PrimaVera”  scrisse:  “Ti racconto un po’ come è nato  PrimaVera… come nel ciclo delle stagioni, ho attinto  alle radici per trovare nuova creatività. E’ un viaggio fra le mie passioni musicali dell’adolescenza (da Peter Hammill, ai Beatles, gli Oregon…)  e l’ispirazione di grandi artiste (Joni Mitchell, Abbey Lincoln, Carole King), ma ci sono anche le mie prime composizioni inedite, e le più recenti, fino all’omaggio a mio padre, con una canzone di cui ho composto la musica, ispirandomi a una sua poesia. PrimaVera  per me racchiude anima, voce, emozione, creatività  di  vent’anni di musica, e il bisogno di chiudere il cerchio, per andare oltre…”

Letta adesso sembra una sorta di amaro testamento. E’ andata oltre, troppo oltre, e lascia un vuoto glaciale attorno a chi amava la sua musica, la sua voce, la sua illuminante presenza.

E allora non ci resta che ascoltare in silenzio i suoi pezzi di jam e riflettere nella nostra mente quella sua presenza fragile ma imponente.

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