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Questa Foppa inizia a piacere: giocando così i piani alti non sono irraggiungibili fotogallery

Contro la capolista Novara le rossoblù sono tornate quelle che un mese fa avevano schiacciato Scandicci, Firenze e Busto Arsizio. Con questo spirito e questa voglia il ritorno nell'alta classifica non è un miraggio

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Nella pallavolo non esiste il pareggio. Ma se esistesse Foppapedretti-Novara, giocata domenica, avrebbe avuto questo degno epilogo.

Purtroppo a prevalere al tie-break sono state le ospiti, dopo una battaglia entusiasmante che ha riconsegnato ai tifosi rossoblù la vera Foppapedretti, quella partita per puntare allo scudetto, quella che gioca, regala spettacolo e non si arrende mai. Quella che, se avesse sempre giocato così, avrebbe sei-sette punti in più in saccoccia e lotterebbe gomito a gomito con le altre grandi del campionato. Ma che invece si ritrova ancora nel fango del centroclassifica, a rischio eliminazione dalla coppa Italia. Certo le prospettive, alla luce della prestazione fornita, sono molto più rosee e inducono all’ottimismo: il peggio sembra alle spalle.

Il punto di consolazione è un bottino magro ma la prestazione c’è stata e perdere così contro l’Igor non è un disonore.

Novara che, nota di cronaca di lunedì sera, ha festeggiato il successo esonerando il tecnico Pedullà, sostituendolo con l’ex rossoblù Fenoglio. Decisioni in stile-Zamparini che credevamo confinate nel mondo del calcio.

Ma torniamo in casa Foppa.

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OK LA RICEZIONE

A Montichiari erano parsi evidenti i progressi nel proporre la ricezione a due, che sarà una costante viste le caratteristiche delle schiacciatrici in organico, ma contro un’avversaria che non ha nel servizio il suo punto di forza.

Logico quindi che il test-Novara rappresentasse un banco di prova ben più significativo.

Il tandem Cardullo-Gennari ha retto benissimo, con percentuali molto buone che hanno consentito a Lo Bianco di giostrare al meglio l’artiglieria pesante di cui dispone e che deve essere il punto di forza di questa squadra. In particolare Plak ha sfoderato una prestazione super, anche dalla linea dei nove metri: è evidente come questa ragazza si sia ritrovata dopo un avvio di stagione difficile.

Cosa sia scattato nella testa del martellone olandese non è dato saperlo: sicuramente sente la fiducia dell’ambiente e delle compagne e questo oltre a caricarla si trasforma in tranquillità in campo. Averla in tandem con Barun (sempre tra le migliori, la croata) è garanzia di punti, tanti, e di panico nel muro-difesa avversario.

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FRIGO PREZIOSA

Al centro si è distinta Laura Frigo, più ancora di una grintosa ma a tratti confusa Aelbrecht. Ci si attendeva, dopo alcune buone prove a partita in corso, il suo ingresso nello starting six iniziale ma Lavarini ha scelto diversamente, preferendole ancora Paggi. Salvo poi ricredersi dopo due set: dentro Frigo che ha chiuso con 8 punti (57% e 3 muri) e quel turno al servizio che aveva illuso tutti nel tie-break, quando da 11-14 si era ribaltato tutto 15-14, prima di sbagliare proprio la battuta del 15-15.

Detto di ricezione e attacco, di un servizio incisivo, va rimarcata anche la crescita di squadra nel muro-difesa, molto più ordinato rispetto al passato: certi palloni che prima cadevano inesorabilmente a terra, ora vengono raccolti con buona continuità.

COSA E’ MANCATO

Rileggendo le statistiche finali la Foppa prevale quasi ovunque, numeri condizionati evidentemente da un terzo set perfetto: rossoblù avanti nei punti fatti (108 vs 105), nella ricezione (62-33% vs 53-21%), a muro (13-10), parità in attacco sul 36%.

Novara però ha avuto quattro fattori chiave dalla sua parte che hanno riequilibrato le fredde cifre.

Il primo sicuramente la maggior qualità della panchina: le piemontesi hanno iniziato il match con Cruz-Bosetti in posto quattro chiudendolo con Rousseaux-Malesevic. Pedullà può variare le soluzioni e ruotare le proprie pedine a match in corso, apportare i dovuti correttivi, dare respiro a chi è in difficoltà, fattori che Lavarini non può muovere allo stesso modo non disponendo di un cambio, ad esempio, per far rifiatare Gennari.

Proprio Malesevic è risultata determinante nel finale di quarto e nel tie-break per il lavoro in seconda linea e alcuni colpi maniout in attacco (60%).Il secondo aspetto è stata la maggior freddezza nel chiudere il set nei momenti decisivi (dal 24-24 al 24-26 nel quarto e da 15-14 a 15-17 nel quinto).

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Novara poi ha avuto dalla sua anche un pizzico di fortuna, come l’ace di Signorile sporcato dal nastro sul 9-10 del tie-break o qualche “difesa flipper” in più per citarne qualcuno e un arbitraggio complessivamente favorevole nelle situazioni dubbie, anche se non decisivo nel determinare il risultato finale.

Tutti questi fattori messi insieme hanno portato la bilancia a pendere in direzione ospite ma, ricordando il trittico Vicenza-Club Italia-Piacenza decimato, è un lusso disquisire di questi aspetti.

Significa che la squadra ha fatto un grandissimo passo avanti.

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