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Profughi a Cenate Sotto, sindaco e parroci scrivono ai cittadini: accogliamoli

Un sindaco, due parroci, una lettera. E l'accoglienza. Succede a Cenate Sotto, piccolo, affascinante e benestante paese della Valcavallina dove troveranno casa 5 giovani richiedenti asilo dopo la prima accoglienza avvenuta a Casazza.

Un sindaco, due parroci, una lettera. E l’accoglienza.

Succede a Cenate Sotto, piccolo, piacevole e benestante paese della Valcavallina dove troveranno casa 5 giovani richiedenti asilo dopo la prima accoglienza avvenuta a Casazza.

Spiega il sindaco Giosuè Berbenni, eletto primo cittadino da pochi mesi: “E’ stato don Enrico d’Ambrosio, il parroco di San Martino a decidere di dare concretezza a quello in cui da sempre crede e cioè la carità. Come l’ha concretizzata in questo caso? Ha messo a disposizione di un gruppo di profughi un appartamento nella casa parrocchiale. E subito il parroco di San Rocco, don Andrea Mangili, ha condiviso questa illuminata azione”.

E lui, il sindaco, che c’entra? “Io ho deciso di aggiungere valore civile a questa scelta, di non farla restare solo in ambito cristiano, di carità”.

Così Giosuè Berbenni ha sottoscritto una lettera, insieme ai due parroci, per informare i cittadini dell’arrivo, per renderli anche protagonisti di questa accoglienza: “Cari cittadini e parrocchiani, non è consuetudine che sindaco e parroci sottoscrivano una lettera congiunta. L’occasione ci è data dall’aver colto come un’opportunità, per la nostra comunità civile e religiosa, l’adesione al progetto di accoglienza diffusa dei giovani richiedenti asilo – scrivono – Non graveranno né sulla cassa della parrocchia, né su quella del Comune. Sono stati invitati a non attivare alcuna forma di raccolta di elemosina perché assolutamente non necessaria. Il loro impiego non toglierà lavoro ad altri  e sarà a titolo gratuito. E’ il modo, da parte dei giovani, di riconoscere e restituire l’accoglienza ricevuta dalla nostra comunità. La parrocchia ha messo a disposizione il secondo piano della casa parrocchiale. Le esigenze essenziali (assistenza sanitaria, alloggio, alimenti e 2,5 euro al giorno come pocket-money) sono garantite dallo Stato, per conto della Caritas diocesana che garantirà il funzionamento della casa”.

Un’unità di intenti che ha un obiettivo chiaro:  “Aggiungere valore civile a questa accoglienza che a volte è contrastata – sottolinea Giosuè Berbenni leader di una realtà in cui la Lega raccoglie parecchi consensi – Ho voluto condividere questa illuminata azione sia come dovere di formazione dei cittadini sia per sottolinearne quei valori che stanno dentro la Costituzione e le carte dei diritti umani”.

La peculiarità del gesto, una apparentemente semplice lettera condivisa, sta proprio nel fatto che, a differenza di altri sindaci o parroci che anche in realtà vicine si stanno mobilitando per accogliere e integrare, a Cenate Sotto lo si fa ad alta voce: “Ecco, io vorrei far capire che la politica è anche preparare per il futuro, sensibilizzare, creare un mondo migliore, pur nel nostro piccolo”, conclude il sindaco che il 18 riceverà in municipio, insieme ai parroci naturalmente, i 5 profughi.

Commenti

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  1. Scritto da il polemico

    e se i cittadini fossero contrari,i sindaci e i parroci che faranno?