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Tutina da bebé con la scritta “Je suis Bossetti”: raccolta fondi per la sua famiglia

Il giornalista bergamasco Gigi Riva racconta su L'espresso.it che su Facebook è partita una raccolta fondi per sostenere la famiglia di Massimo Giuseppe Bossetti, il carpentiere di Mapello in carcere da quasi un anno e mezzo con la pesante accusa di aver barbaramente ucciso la tredicenne di Brembate Sopra Yara Gambirasio.

Il giornalista bergamasco Gigi Riva racconta su L’espresso.it che su Facebook è partita una raccolta fondi per sostenere la famiglia di Massimo Giuseppe Bossetti, il carpentiere di Mapello in carcere da quasi un anno e mezzo con la pesante accusa di aver barbaramente ucciso la tredicenne di Brembate Sopra Yara Gambirasio. Nello stupidario di questi tempi tristi dobbiamo sorbirci pure lo scempio semantico di “Je suis Bossetti”. Cioè l’imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio come Stéphane Charbonnier in arte Charb, il direttore di Charlie-Hebdo ammazzato alla sua scrivania dai fondamentalisti islamici o come Valeria Soresin, la ragazza veneziana trucidata al Bataclan di Parigi. Tanto per fare due esempi. Nel quarto d’ora di celebrità che deriva dall’eccesso pornografico, tutto diventa uguale. “Je suis Charlie”, “Je suis Paris”, “Je suis Bossetti”. E non va nemmeno chiamata in causa l’offesa alle vittime. Non c’è enormità che possa raggiungere lo scopo. Perché Bossetti continuerà a essere Bossetti e Valeria Soresin continuerà ad essere Valeria Solesin. Ma c’è da riflettere sull’equazione che ha conquistato la mente di qualcuno. Su una gerarchia non già di valori ma semplicemente di opportunità completamente saltata nella piatta fruizione delle informazioni dove tutto è sovrapponibile basta che sia popolare. Una tal Agnesina Beatrice Pozzi pubblica su Facebook l’iniziativa “Je suis Bossetti” appunto, un’asta per raccogliere fondi a favore della famiglia caduta in povertà, in cui vengono elencati vari oggetti acquistabili, dalla tutina bebé con scritta “Je suis Bossetti” (ovvio), offerta minima 40 euro, al grembiule da cucina per tacer del resto.  E accanto un ammonimento a “non strumentalizzare” a quei “bigotti e teste di cazzo che vengono a spiare” (testuale). Certo un’ asta pubblica con quel nome reboante è stata concepita per restare carbonara! La giustificazione pseudo-nobile dell’aiuto non fa altro che aggiungere amarezza. Di solito la beneficienza non si grida e non ha bisogno di artifizi spettacolari.

Marita Comi e Massimo Bossetti
Massimo Bossetti è un imputato innocente fino a prova contraria. Ma pur sempre imputato con gravi indizi di colpevolezza (su tutti il suo dna sul corpo della vittima). Dovrebbe essere chiara la differenza coi morti ammazzati dal terrorismo a chi si occupa di diritto, come ad esempio il suo avvocato Claudio Salvagni che invece aderisce alla pagina Facebook dove compare l’asta e non si sente in dovere di prendere nessuna distanza. Ora “Je suis Bossetti”. A quando un concerto in suo onore?

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