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La ripresa economica? Deaglio: occorre far crescere la domanda interna

L'economista Mario Deaglio: "La ripresa economica è possibile. Far crescere domanda interna del 2,5% per creare ogni anno migliaia di posti lavoro".

Una piccola ma significativa differenza scorre tra i termini ‘rimbalzo’ e ‘rialzo’: se il primo indica un ritorno alla situazione iniziale dopo un momento di flessione, il secondo è piuttosto il sintomo di una nuova tendenza. Convertire il rimbalzo in atto in un vero e proprio rialzo è la sfida che l’Italia di oggi è chiamata ad affrontare. Mario Deaglio, economista e docente di Politica economica all’Università di Torino, riassume così l’attuale condizione del Bel Paese all’interno del XX° rapporto sull’economia globale e l’Italia dal titolo “La ripresa, e se toccasse a noi?” in collaborazione con Centro Einaudi e il gruppo UBI Banca.

Deaglio: “Ripresa economica possibile. Far crescere domanda interna del 2,5% per creare ogni anno migliaia di posti lavoro”.

Una piccola ma significativa differenza scorre tra i termini ‘rimbalzo’ e ‘rialzo’: se il primo indica un ritorno alla situazione iniziale dopo un momento di flessione, il secondo è piuttosto il sintomo di una nuova tendenza. Convertire il rimbalzo in atto in un vero e proprio rialzo è la sfida che l’Italia di oggi è chiamata ad affrontare. Mario Deaglio, economista e docente di Politica economica all’Università di Torino, riassume così l’attuale condizione del Bel Paese all’interno del XX° rapporto sull’economia globale e l’Italia dal titolo “La ripresa, e se toccasse a noi?” in collaborazione con Centro Einaudi e il gruppo UBI Banca.

Da vent’anni a questa parte il Rapporto indaga lo stato dell’economia italiana sullo sfondo di una congiuntura mondiale in turbinoso e continuo mutamento. Si va dall’economia lombarda che meglio ha retto l’urto della crisi (- 9,4% rispetto alla performance italiana – 23,9%, con una chiusura in positivo dei bilanci aziendali nel 2015 e previsioni ancor più floride per il 2016) all’intramontabile crisi del Mezzogiorno, che ha perso più del doppio dei posti di lavoro (575 mila unità) di quanto successo nel Centro Nord (235 mila).

mario deaglio

Un divario ai massimi storici e in continua crescita: su 290 mila famiglie cadute in povertà, si legge nel rapporto, almeno 200 mila abitano nel Sud Italia. Recuperare l’efficienza di spesa dei fondi europei, convertire parte della spesa pubblica corrente in spesa per investimenti, rendere più attraente l’investimento nel meridione incentivando l’assorbimento del capitale umano e migliorare l’efficienza dei servizi, a partire dalla raccolta dei rifiuti, sono i passi da muovere nell’ottica di un miglioramento generale.

“Ma, soprattutto – spiega Deaglio – il Sud deve voler crescere e svilupparsi abbandonando l’idea che la spinta giunga dall’esterno”.

Al netto delle difficoltà persistenti e di alcune sanguinose “ferite strutturali”, il check-up del ‘malato’ Italia che viene presentato non è affatto da codice rosso. Quella della ripresa, secondo Deaglio, è una prospettiva tutt’altro che irrealizzabile: “Negli ultimi vent’anni l’economia italiana ha fortemente ridotto la sua presenza in settori chiave come l’elettronica, la chimica e il settore farmaceutico. La Borsa ha visto ridursi il suo peso specifico in Europa e nel mondo e l’Italia ha barcollato sull’orlo di una devastante crisi finanziaria”.

Il profilo del Paese è dunque mutato, ma non solo in senso negativo: “L’industria sta esplorando diverse forme di associazione con industrie straniere – continua Deaglio – e registra successi nel settore dell’auto, nel tessile di qualità, nelle nicchie dell’elettronica e della meccanica di precisione. La filiera alimentare, anche grazie ad Expo, si è rivelata ampia ed integrata, con specificità  e competitività a livello globale; stesso dicasi per il turismo e i servizi, che dopo aver perso terreno mostrano incoraggianti segnali di rilancio”.

mario deaglio

Segnali che si avvertono sia nel campo dell’economia privata che della finanza pubblica: “L’Italia ha introdotto, e continua ad introdurre, riforme che hanno reso sostenibile il sistema pensionistico e con esso la finanza pubblica in generale, avviando l’apparato pubblico sul tortuoso sentiero dell’efficienza. Quest’ultima, aiutata anche dall’abbondante liquidità dei mercati finanziari mondiali, è così uscita da una pericolosa situazione d’emergenza. Da questo settore, per quanto lieve, può derivare una piccola spinta propulsiva, soprattutto in termini di riduzione del carico fiscale. Date queste premesse “Un aumento della domanda interna del 2-2,5% per dieci anni porterebbe il rapporto debito pubblico/Pil a meno del 120%, creando 150-200.000 occupati l’anno”.

Uno scenario certamente futuribile, ma quanto probabile?

“Innanzitutto è necessario che non si verifichino disastri geopolitici, a livello di economia globale o di assetto climatico. La risposta, poi, dipenderà largamente da noi: da un insieme di decisioni che vanno dalla politica economica alla politica familiare delle spese e dei risparmi, dalle scelte esistenziali dei giovani tra lo studio ed il non studio, tra il restare in Italia o emigrare. Tutti dovremmo nutrire un ragionevole, contenuto e sommesso ottimismo. Se si tratterà di ripresa vera e propria, e non di un semplice rimbalzo, lo vedremo nei prossimi trimestri in base all’umore del Paese, dalla sua volontà di guardare lontano, di recuperare l’entusiasmo e l’iniziativa che un tempo lo caratterizzavano”.

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