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Alzano, sembra impossibile la mediazione tra il sindaco Nowak e Gente in comune

Sembra impossibile la riuscita della mediazione proposta dall’associazione Gente in Comune all’interno della maggioranza ad Alzano Lombardo. I margini di dialogo paiono ridotti al lumicino e nelle scorse settimane l’associazione stessa ha perso i pezzi.

Più che un’ardua impresa pare una vera e propria mission impossible. Sembra impossibile la riuscita della mediazione interna alla maggioranza, proposta dall’associazioneGente in Comune ad Alzano Lombardo qualche ora prima dell’annuncio delle dimissioni da parte del sindaco Annalisa Nowak.

Nella maggioranza di centrosinistra, che nel 2014 era riuscita a conquistare il Comune dopo anni di amministrazione leghista, infatti, i rapporti si sono logorati in misura significativa. Allo stato dei fatti risulta difficile ipotizzare un’improvvisa e duratura risoluzione delle conflittualità emerse nelle scorse settimane all’interno della compagine al governo. Pare che sin da inizio mandato si siano evidenziati due modi diversi di interpretare la funzione di governo, due anime che in un primo momento hanno convissuto e trovato spazio nello stesso progetto.

Due visioni differenti ma non opposte, che inizialmente, non senza fatica, si sarebbero riuscite a conciliare, ma col trascorrere del tempo, avrebbero deteriorato i rapporti nella maggioranza.

Da una parte, tre assessori e dall’altra l’ex vicesindaco Manuel Bonzi, del Partito Democratico, con i consiglieri comunali, in blocco: i primi si sarebbero concentrati maggiormente sull’attuazione dei progetti del programma elettorale, mentre i secondi più orientati alle istanze legate all’amministrare, come le manutenzioni. Una disparità di vedute nell’insieme, non legata a singoli progetti, pertanto sempre più incolmabile.

Tra gli argomenti più discussi c’è stata la variante alla ciclopedonale, che avrebbe creato una frattura: la diffusione della notizia l’avrebbe accelerata, creandone ulteriori. La diversità nel modo di concepire l’azione di governo nel suo complesso è andata via via aggravandosi.

Si registrano pareri contrastanti su un eventuale coinvolgimento del Partito Democratico, alleato che appoggia esternamente la lista, che sarebbe stato coinvolto a più livelli dal sindaco. Dal canto loro, i consiglieri comunali hanno osservato che la presenza di alcuni iscritti a partiti politici non ha mai condizionato le scelte e le posizioni del gruppo consiliare.

Di mese in mese il clima si è surriscaldato, tra attacchi e accuse dei consiglieri della lista “Gente in Comune” sulla mancanza di un autentico dialogo interno e sulla trasparenza, rispedite al mittente dal sindaco, che ha difeso il proprio operato e quello degli assessori.

Il risultato finale è una frattura enorme, profonda e difficile da comporre.

Ne è seguito l’annuncio di dimissioni del sindaco.

Il primo cittadino ha dichiarato che le presenterà il prossimo 15 gennaio, aggiungendo che utilizzerà questo lasso di tempo non solo per chiudere le pratiche amministrative più urgenti, ma anche per ascoltare e raccogliere se ci siano elementi di vera novità nella proposta di mediazione, che ha definito tardiva, formulata dall’associazione “Gente in Comune”.

I margini di dialogo paiono limitati al lumicino, con scarse probabilità di riuscita.

Infatti, il sindaco ha spiegato di non aver più nulla da proporre e di non considerare ipotesi di rimpasto che significherebbero avallare le accuse di opacità che le sono state indirizzate dai consiglieri comunali. Inoltre, ha aggiunto che un eventuale proseguo si dovrebbe collocare nel solco di quanto fatto sinora senza rinnegare nulla e di essere disposta a candidarsi con altre formazioni perchè il progetto possa continuare.

Intanto, nelle scorse settimane, l’associazione “Gente in Comune” ha perso i pezzi. Un paio di settimane fa, infatti, si è dimesso il presidente, Corrado Maffioletti, proprio a causa dell’eccessivo livello di conflittualità nella maggioranza e dell’aver avuto aspettative diverse, volendosi impegnare per la città senza dover agire da mediatore in una situazione di scontro continuo, ammettendo un fallimento. E dopo di lui altri componenti hanno lasciato il direttivo.

Il quadro è complicato, ma una cosa è certa: senza un accordo sarebbe la fine di un’esperienza amministrativa durata poco più di un anno

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